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Storie di Calcio

21 dicembre 1976: la conquista della coppa intercontinentale chiude un ciclo del grande Bayern

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Il Bayern Monaco conquista la Coppa Intercontinentale

Come ho già avuto modo di dire in altre circostanze, nella metà  degli anni Settanta il Bayern era succeduto agli olandesi dell’Ajax con un numero eguale di vittorie nella Coppa dei Campioni. Alle tre edizioni vinte dal club di Amsterdam (1971, 1972 e 1973) erano seguite tre vittorie dei bavaresi (1974, 1975 e 1976). A differenza degli olandesi, però, i tedeschi non erano riusciti a portare a casa la Supercoppa Europea.

Fino alla fine del 1976, un’altra differenza a sfavore del Bayern era dovuta al fatto che nella bacheca dell’Ajax figurava la Coppa Intercontinentale  del 1972, mentre quel trofeo mancava alla squadra di Monaco. La conquista di quella prestigiosa coppa nel 1976 , ad opera dei bavaresi, colmava dunque un’importante lacuna nel loro palmarès. Poi, però, per una ventina di anni, il Bayern non avrebbe più vinto trofei internazionali. È questo il motivo per cui l’ottenimento della Coppa Intercontinentale, ai danni del Cruzeiro di Belo Horizonte, può essere considerato un successo che segna la chiusura di un ciclo per il club tedesco, tanto più che pure a livello di Bundesliga in quegli anni il Bayern stava perdendo la supremazia nazionale a causa di una crescente forza del Borussia Mönchengladbach e, in seguito, di altri club (Colonia e Amburgo). Anche a livello di coppa nazionale, per rivedere una vittoria del Bayern,  bisognerà attendere gli anni Ottanta. 

Più precisamente, nella stagione 1976-1977, i bavaresi arrivarono settimi. Nel periodo precedente alla seconda finale di Coppa Intercontinentale, per esempio, il Bayern aveva subito due cocenti sconfitte nel campionato tedesco: Bayern Monaco-Eintracht Francoforte 0-3 e Borussia Mönchengladbach-Bayern Monaco 1-0 e circa un mese prima c’era stata addirittura una disfatta in occasione di una partita contro lo Shalke 04, match in cui la squadra di Monaco subì sette gol senza riuscire a segnarne neppure uno. 

Quanto al Cruzeiro, in quel periodo, era una squadra ai vertici del football, sia a livello nazionale sia a livello continentale. Il club di Belo Horizonte arrivò due volte secondo nella massima serie in Brasile (nel 1974 e nel 1975) e fu due volte finalista in Coppa Libertadores  nel 1976 e 1977. Nel 1977 il Cruzeiro fu sconfitto dal Boca Juniors mentre, come stiamo vedendo, nel 1976 il club brasiliano affrontò il Bayern da vincitore della massima competizione per club del Sudamerica. 

Prima di entrare nel merito dei due incontri di Coppa Intercontinentale 1976, può  essere utile fare un ultimo parallelo tra Ajax e Bayern. Spesso, per usare un eufemismo, le sfide di Coppa Intercontinentale non vedevano brillare i club sudamericani per il loro fair play. Per questo motivo erano frequenti i timori e la resistenze dei club europei, vincitori della Coppa dei Campioni, a raccogliere il guanto della sfida per la Coppa Intercontinentale. Nel 1971 e nel 1973 l’Ajax aveva “abdicato” in favore del Panathīnaïkos e della Juventus, finalisti perdenti nella Coppa dei Campioni che furono anche sconfitti in Coppa Intercontinentale, rispettivamente da Nacional di Montevideo e Indipendiente di Avellaneda.

Nel 1974 anche il Bayern aveva rinunciato alla Coppa Intercontinentale, lasciando all’Atletico Madrid (finalista sconfitto di Coppa dei Campioni) il diritto di giocarsi il titolo contro l’Indipendiente (ma, a differenza di Panathīnaïkos e Juventus, i madrileni conquistarono il prestigioso trofeo intercontinentale). L’anno dopo, in teoria, la sfida tra i club più forti di Europa e Sudamerica avrebbe dovuto tenersi tra Bayern e Indipendiente ma, in realtà, la Coppa Intercontinentale quell’anno non fu disputata. Era la prima volta che questo accadeva nella storia di quel prestigioso trofeo ed è lecito pensare che i tedeschi avessero rinunciato proprio perché non erano stati entusiasti di affrontare un club argentino. Nel 1976, invece, il club bavarese decise di prendere parte alla massima competizione mondiale per club, e il fatto che la posta in palio si sarebbe giocata contro un club brasiliano probabilmente spinse verso una più  facile accettazione di questa sfida.

Il duello tra brasiliani e tedeschi ebbe luogo tra il novembre e il dicembre del 1976 e la prima finale si giocò in terra tedesca.

Come segnalato nel sito “trivela”, il tecnico dei brasiliani arrivò a Monaco di Baviera con qualche giorno di anticipo rispetto alla sua squadra. Ciò era dovuto al fatto che l’allenatore del Cruzeiro aveva voluto vedere personalmente una partita del Bayern nel campionato tedesco, per farsi una idea più precisa dei suoi prossimi avversari. Quel giorno i bavaresi avevano vinto contro il Rot-Weiss Essen per 4 a 1, con doppietta di Gerd Müller, un gol di Franz Beckenbauer e uno di Uli Hoeness. 

Qualche giorno dopo i giocatori del Cruzeiro arrivarono a Monaco. Nella rosa dei brasiliani mancava un perno della difesa, l’uruguayano Pablo Forlán. Un altro svantaggio per i giocatori del club di Belo Horizonte fu probabilmente il clima. Provenienti da una città in cui in inverno le temperature vanno dai 10 ai 25 gradi, e in estate dai 17 ai 28, i brasiliani arrivarono a Monaco  per disputare la finale di andata nell’ultima settimana di novembre. La capitale della Baviera lì accolse con temperature sotto lo zero e un terreno di gioco innevato. A questo proposito, è interessante notare che, sempre secondo il sito “Trivela”, alla vigilia della prima finale, in una dichiarazione alla stampa, Jairzinho aveva rilasciato la seguente dichiarazione: “Sappiamo  che il Bayern è una grande squadra e che è  pure l’ossatura della selezione tedesca Campione del Mondo, ma anche noi abbiamo una squadra esperta e di alta categoria. Sarà una bella partita, ma il freddo ci preoccupa”.

In effetti, a posteriori, le preoccupazioni del fuoriclasse brasiliano si rivelarono fondate, perché il Cruzeiro perse due a zero.

A dire il vero, nel primo tempo il Cruzeiro non solo era riuscito a contenere il Bayern ma aveva avuto anche l’occasione di andare in vantaggio con un tiro di Palhinha che era finito sulla traversa. Poi, nel secondo tempo, i tedeschi avevano aumento la pressione. Dopo una decina di minuti della ripresa si registra l’annullamento di un gol di Gerd Müller. Ma, per il bomber tedesco, l’appuntamento col gol è  rimandato solo di venti  minuti. Infatti al 34′, Müller  è nell’area piccola del Cruzeiro, la palla arriva dalla fascia di destra grazie ad un lancio di Hoeness e l’attaccante  tedesco va in rete. Un paio di minuti dopo il Bayern raddoppia. Beckenbauer attacca sulla sinistra e centra il pallone. Müller gli corre incontro ma fa da velo. Dietro di lui arriva Jupp Kapellmann che supera Raul con un tiro da fuori area forte e angolato.

Nonostante, la rotonda sconfitta, però, la stampa brasiliana confida in un ribaltamento del risultato al ritorno. I cronisti sportivi del paese verde-oro attribuivano il motivo della sconfitta alla difficoltà dei brasiliani a giocare su un terreno innevato e speravano di rifarsi nella finale di ritorno, il 21 dicembre a Belo Horizonte, quando in Brasile si era nel pieno della stagione estiva.

Nel periodo della finale di ritorno in Brasile, il campionato tedesco era fermo per la pausa invernale. In Germania si giocava però il terzo turno della coppa nazionale. Nell’ambito di quel trofeo, tre giorni prima dell’incontro con il Cruzeiro, il Bayern vinse 10 a 1 contro una squadra della terza divisione tedesca, l’Unterboihingen. Quel giorno, Gerd Müller segnò cinque gol. 

Anche a causa di qualche problema aereo, la squadra bavarese arrivò a Rio de Janeiro solo il 20 dicembre e da lì si diresse a Belo Horizonte. L’indomani nello stadio di quella città c’erano più di 110.000 tifosi del Cruzeiro ad attenderla.

A livello di formazioni, la principale novità fu che tra i brasiliani Dirceu Lopes partì titolare e, nonostante qualche problema fisico furono confermate pure le presenze di Jairzinho e Palinha. Problemi fisici, apparentemente, c’erano stati anche per Beckenbauer nelle file tedesche. Ma, alla fine, il Kaiser prese parte all’incontro e addirittura risultò tra i migliori in campo insieme a Sepp Maier, autore di alcune parate decisive, tra cui uno splendido intervento su un insidiosissimo colpo di testa di Jairzinho, un potente tiro dalla distanza ad opera di Eduardo e poi un altro tiro ancora di Jairzinho da distanza ravvicinata.

Il Bayern dunque non risentì né del clima né del fuso orario, seppe difendersi efficacemente e, soprattutto, nel quarto d’ora finale ebbe modo di creare pericoli ai padroni di casa, senza contare che pure nel primo tempo aveva avuto una bella occasione da gol e, più in generale, il portiere Raúl fu chiamato a non pochi importanti interventi. Alla fine, anche la stampa brasiliana rese onore ai tedeschi.

 
Il tabellino della finale di andata.

 
Monaco di di Baviera,  23 novembre 1976, Olympiastadion. Spettatori: 20.000 circa.

Bayern Monaco-Cruzeiro 2-0.

Marcatori: 80′, Müller; 82′, Kapellmann.
Arbitro: Luis Pestarino (Argentina).

Bayern Monaco:  Sepp Maier, Björn Andersson, Udo Horsmann, Hans-Georg Schwarzenbeck, Franz Beckenbauer (C), Bernd Dürnberger, Karl-Heinz Rummenigge, Conny Torstensson, Gerd Müller, Uli Hoeneß, Jupp Kapellmann. Allenatore:
Dettmar Cramer.

Cruzeiro: Raul, Nelinho, Morais, Osiris, Vanderlei, Wilson Piazza (C), Zé Carlos, Palhinha, Eduardo, Jairzinho, Joãozinho. Sostituzioni: Dirceu Lopes.
Allenatore:  Zezé Moreira.


Il tabellino della finale di ritorno. 

Belo Horizonte,  21 dicembre 1976. Estádio    Mineirão. Spettatori: oltre 110.000.

Cruzeiro- Bayern Monaco 0-0.

Arbitro: Patrick Partridge.

Cruzeiro: Raul, Nelinho, Morais, Osiris, Vanderlei, Wilson Piazza (C), Zé Carlos, Palhinha, Dirceu Lopes, Jairzinho, Joãozinho. Sostituzioni: Pablo Forlán. Allenatore:  Zezé Moreira. 

Bayern Monaco:  Sepp Maier, Björn Andersson, Udo Horsmann, Hans-Georg Schwarzenbeck, Franz Beckenbauer (C), Sepp Weiss, Karl-Heinz Rummenigge, Conny Torstensson, Gerd Müller, Uli Hoeneß, Jupp Kapellmann. Sostituzioni: Alfred Arbinger. Allenatore: Dettmar Cramer.

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Classe 1963, genovese e Genoano, laureato alla Facoltà di Lingue e Letterature Straniere di Genova, con il massimo dei voti. Specializzazione in Scienze dell’Informazione e della Comunicazione Sociale e Interculturale. Vive in Svizzera dal 2004, dove lavora come insegnante. Pubblicazioni:“Nella Tana del Nemico”, inserito nella raccolta dal titolo, “Sotto il Segno del Grifone”, pubblicata nel 2004 dalla casa editrice Fratelli Frilli; “I Racconti del Grifo. Quando parlare del Genoa è come parlare di Genova”, edito nel 2017 dalla Nuova Editrice Genovese; “Gli Svizzeri Pionieri del Football Italiano”, Urbone Publishing, 2019; “Rivoluzione Inglese. Paradigma della Modernità”, Mimesis Edizioni, 2020; Seconda edizione de “I Racconti del Grifo. Quando parlare del Genoa è come parlare di Genova”, Urbone Publishing, 2020; "Imbarco Immediato. Didattica dell'italiano. A1", Fanalex Publishing, Ginevra 2021; "Dieci Racconti di una Lucertola del Porto di Genova", Urbone Publishing, 2021 e, infine, "Il Calcio Anni Settanta. Primo Volume 1969-1974", Urbone Publishing , 2022. Prossime uscite editoriali: "Les Suisses Pionniers du Football Italien", Éditions Mimésis France, settembre 2022; "Decollo. Didattica dell'italiano. A2", Fanalex Publishing, Ginevra, autunno 2022. È anche autore di numerosi articoli, di carattere sportivo, storico o culturale, pubblicati su differenti blog, siti, riviste e giornali. Collabora con “Pianetagenoa1893” e “GliEroidelCalcio”.

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