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Libri: “Portieri & Mondiali” – USA 1994

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Per la rubrica “Libri” abbiamo raggiunto e intervistato Massimiliano Lucchetti, autore del libro “Portieri & Mondiali” Storie di numeri uno dal 1930 ad oggi”, edito da Urbone Publishing.

 

Buona Lettura e Buon Natale

 


 

USA 1994

La quindicesima edizione dei Campionati del Mondo ebbe luogo negli Stati Uniti d’America. La patria di discipline quali il baseball, basket e hockey si conquistò l’opportunità di annoverare anche il “soccer” come sport di massa.

I favori del pronostico contemplavano l’Italia di Sacchi (non convincente però nelle qualificazioni), i soliti tedeschi e brasiliani e la talentuosa Colombia.

Tante le eliminazioni eccellenti al termine delle qualificazioni: i francesi come quattro anni prima, la Danimarca, sorprendentemente campione d’Europa nel 1992, i “maestri” inglesi e il Portogallo. Queste assenze non permisero di vedere all’opera portieri del calibro di Peter Schmeichel, formidabile numero uno danese; David Seaman e Chris Woods che si contendevano la maglia che era stata di Peter Shilton; Bernard Lama sostituito di Bruno Martini nella porta dei “galletti” dopo l’Europeo del 1992 e Vitor Baia custode della porta lusitana.

Il regolamento era pressoché identico a quello del Mondiale italico con la novità dell’introduzione dei tre punti in caso di vittoria. Fu il primo Mondiale nel quale i portieri non poterono raccogliere la palla con le mani in caso di retropassaggio coi piedi di un compagno.

La grande novità fu finalmente un Trofeo ad hoc per gli estremi difensori, tale riconoscimento prese il nome di Premio Jašcin ovviamente dedicato all’unico portiere pallone d’oro della storia, che però non venne mai inserito nell’All Star team Mondiale.

Il girone A mise di fronte la Romania, la Svizzera, gli Stati Uniti e la Colombia. A sorpresa la prima vittime illustre fu proprio la quotata Colombia. I Cafetoros avevano dominato il loro girone di qualificazione, nonostante l’assenza di René Higuita[1]; la difesa della porta venne così affidata a Oscar Cordoba che ben si comportò fino al Mondiale dove insieme ai suoi compagni disputò tre partite sotto tono. Il “dramma sportivo” colombiano si associò ad uno ben più reale di cui fu vittima il capitano Andrés Escobar, autore di uno sfortunato autogoal; rientrato in patria il calciatore nella notte tra l’1 e il 2 luglio venne ucciso con sei colpi di pistola; alcuni testimoni affermarono che il killer prima di freddarlo gli disse:” Grazie per il goal”. Su questo omicidio si stagliarono le ombre dei narcos colombiani che allora la facevano da padrone in patria. Le altre tre compagini di questo girone passarono il turno.

Nel gruppo B, il Brasile la fece da padrone qualificandosi insieme alla Svezia; a restare fuori furono Russia e Camerun. I Leoni Indomabili dopo le bellissime prestazioni di Spagna ’82 e Italia ’90, non riuscirono a ripetersi subendo una pesante umiliazione dai russi (6-1 il risultato finale nell’unico incontro giocato da Jacques Songo’o). Contro Brasile e Svezia, l’aquila volante fu il trentanovenne Joseph-Antoine Bell[2], che proprio al termine della seconda gara, si scagliò contro i propri dirigenti accusati di corruzione, rifiutandosi di scendere in campo per il terzo incontro. Neppure la presenza in panchina di Thomas N’Kono, quale terzo portiere riuscì a compattare la squadra africana.

La Russia, nazione costituita nel 1992 dopo lo smembramento dell’U.R.S.S., non poteva essere competitiva ed in effetti con due sconfitte e una vittoria salutò prematuramente la sua prima partecipazione al Mondiale. Nelle prime due partite giocò Dmitrij Charin (di cui la prima da capitano) ma l’ex enfant prodige non strabiliò e nell’ultima gara venne sostituito da Stanislav Čerčesov. Destino volle che fossero gli unici portieri che possano vantarsi di aver giocato per tre nazionali differenti: Unione Sovietica, Comunità degli Stati Indipendenti e Russia.

Nel gruppo C a lasciarci le penne, come da pronostico, furono Corea del Sud e Bolivia a vantaggio di Spagna e Germania che passarono agevolmente. La Verde che tornava alla Coppa dopo 44 anni, non andò oltre il pareggio con la Corea. Il suo guardiano era Carlos Trucco, che nella prima partita contro i tedeschi non fece una gran figura scivolando sul goal di Jürgen Klinsmann; nel secondo tempo a causa del gran caldo, scese in campo con una fascia in testa che più che un portiere lo fece sembrare il protagonista del film Karate Kid.

Non andò meglio al goalkeeper, nonché capitano coreano Choi In-young che da più di 10 anni rappresentava il meglio nel ruolo per la propria nazionale. Dopo averlo visto all’opera durante il Mondiale molti si chiesero quale fosse il livello degli altri portieri coreani.

Nel gruppo D, la Nigeria e la Bulgaria furono ammesse come prima e seconda, l’Argentina riuscì a qualificarsi come una delle migliori terze mentre la Grecia chiuse a zero punti. Anche in questo caso dobbiamo raccontare di un fatto increscioso: dopo la partita Argentina – Nigeria del 25 giugno, Diego Armando Maradona, che era tornato a furor di popolo a vestire la maglia della Selección, venne trovato positivo a un controllo anti doping. La sua epica storia con la maglia bianco azzurra si chiuse in quel frangente e nel peggiore dei modi.

Tornando al Mondiale, anche i portieri greci si dimostrarono inadatti per quel palcoscenico. Furono alternati tutti e tre ma con scarsi risultati. Nella prima gara giocò Antōnīs Mīnou che era il titolare designato, nella seconda il disastroso Īlias Atmatsidīs, e nell’ultima Chrīstos Karkamanīs.

Gli azzurri erano inseriti nel gruppo E con Messico, Irlanda e Norvegia. Il girone si dimostrò equilibratissimo visto che tutte le squadre chiusero a 4 punti; a passare furono Messico, l’Irlanda e, come terza, l’Italia; ultima solo per differenza reti finì la Norvegia. Erik Thorstvedt estremo del Tottenham disputò una buona Coppa, prendendo un solo goal (contro l’Italia ad opera di Dino Baggio) ma ciò non bastò per passare agli ottavi.

L’ultimo gruppo era l’F, dove a contendersi il passaggio furono l’Olanda, il Marocco, il Belgio e l’esordiente Arabia Saudita. L’unica eliminata fu il Marocco e anche in questa occasione la complicità del numero uno, ahimè, fu determinante. Khalil Azmi disputò un pessimo girone, nella prima partita fu sostituito per infortunio a tre minuti dalla fine da Zakaria Alaoui, che disputerà anche l’ultimo incontro contro l’Arabia Saudita, senza infamia e senza lode.

Gli ottavi del Mondiale americano erano dunque al nastro di partenza! Germania–Belgio fu un incontro molto spettacolare e a prevalere per tre reti a due furono i teutonici. I belgi capitolarono nonostante avessero tra i pali il grande Michel Preud’homme; qualche addetto ai lavori aveva ironizzato sulla sua età visti i 35 anni compiuti ma egli smentì tutti diventando il primo vincitore del premio Jašcin, grazie a parate fenomenali compiute soprattutto durante il girone contro Marocco e Olanda.

Spagna – Svizzera si concluse con un secco tre a zero a favore degli iberici, risultato non facile da prevedere visto l’andamento delle compagini nei gironi. Marco Pascolo, l’arquero svizzero, era un onesto mestierante che fece una discreta Coppa, grazie anche all’apporto del preparatore dei portieri Mike Kelly, già allenatore degli estremi difensori inglesi dal 1984 al 1990.

Un risultato sorprendente fu quello tra Romania e Argentina, dove la squadra capitanata dal numero 10 Gheorghe Hagi sconfisse l’Albiceleste, irriconoscibile dopo lo shock del caso Maradona. Luis Islas nonostante il numero 12 sulle spalle si era finalmente guadagnato i galloni da titolare a scapito dell’eroe delle “Notti Magiche” Sergio Goycochea. Islas non impressionò, nonostante, in giovane età, si parlasse di lui come l’erede dei grandi Fillol e Carrizo.

La Svezia riuscì ad accedere ai quarti avendo la meglio su una tenace Arabia Saudita. Gli arabi avevano riposto la loro fiducia nel 21enne Mohamed Al-Deayea, che dopo qualche incertezza iniziale, si dimostrò uno dei guardiani più affidabili dell’intera Coppa, chiudendo nella top 5 del ruolo.

Gli olandesi sembravano tornati quelli degli anni ’70 e con due goal nel primo tempo si sbarazzarono dell’Irlanda. Pat Bonner a distanza di quattro anni si confermò il goalkeeper dei gaelici; dopo un buon girone però, contro i tulipani rimase assai sorpreso in occasione della rete di Jonk.

Il Brasile ebbe la meglio soltanto per una rete a zero sugli orgogliosi Stati Uniti. Tony Meola si confermò primo attore come a Italia ’90. Come abbiamo descritto nel capitolo precedente, Tony era più un personaggio che un grande portiere, però ancora oggi a distanza di 20 anni, l’iconico Meola capitano degli USA, vittoriosi al Mondiale dopo 44 anni, è una immagine leggendaria.

I Bulgari grazie a Borislav Mihajlov, a cui erano ricresciuti magicamente (!) i capelli, batterono ai calci di rigore il Messico di un altro portiere iconico Jorge Campos. Mihajlov parò due rigori, Campos uno soltanto. Jorge e le sue divise arcobaleno, disegnate da lui stesso, resteranno comunque per sempre nella memoria di tutti gli appassionati di calcio e soprattutto di numeri uno.

L’ultimo ottavo vedeva di fronte la nazionale italiana contro la Nigeria. “Le aquile verdi” vennero estromesse solo grazie alle magie del pallone d’oro 1993 Roberto Baggio. Peter Rufai che riuscì a battere la concorrenza di Wilfred Agbonavbare[3] (come già in occasione della Coppa d’Africa vinta qualche mese prima), alternò – da capitano – prestazioni monstre ad altre non all’altezza.

I quarti di finale videro dunque il Brasile come unica nazionale extra europea a contendersi il titolo. Proprio i verdeoro ebbero la meglio sull’Olanda al termine di una gara entusiasmante. Finì 3-2 con il goal decisivo di Branco all’81’. Ed de Goeij numero uno degli Orange che assomigliava più al Pippo Disneyano che a un portiere, batté dapprima la concorrenza di Menzo e poi quella del giovane 23 enne Van Der Sar (secondo in quella rassegna). Per lui fu l’unica competizione giocata da titolare in nazionale.

L’Italia dopo le prove opache fornite nel girone e contro la Nigeria, finalmente giocò una gara convincente e con le reti dei “due” Baggio schiantò la Spagna. La porta delle Furie Rosse era difesa dal loro leader nonché capitano Andoni Zubizarreta; nella prima partita fu sostituito degnamente da Santiago Canizares (la cui storia ai Mondiali non fu mai particolarmente fortunata) che aveva già salvato la Roja nella decisiva partita di qualificazione contro la Danimarca quando Zubi fu espulso ad inizio gara. Per Andoni il terzo Mundial, primo da capitano, si chiuse senza grossi miracoli e con un errore nella seconda partita sul goal tedesco di Klinsmann. Il terzo custode era Julen Lopetegui[4] (attuale allenatore del Siviglia).

La Svezia venne portata in semifinale da Thomas Ravelli che neutralizzò due tiri dal dischetto alla Romania. I Carpatici dopo aver fatto giocare con alterne fortune nelle prime due gare Bogdan Stelea, dalla terza si affidarono a Florin Prunea che era stato l’eroe nella sfida decisiva nelle qualificazioni contro il Galles a Cardiff il 17-11-1993. Però anche Prunea, come tanti altri portieri, non riuscì a essere decisivo in questi incontri.

Il quarto più incredibile andò in scena allo Giants Stadium il 10 luglio quando la Bulgaria guidata da Mihajlov e Hristo Stoičkov, futuro pallone d’oro, sconfisse due a uno i Campioni del Mondo uscenti. Bodo Illgner, che anche in questo caso la stampa teutonica avrebbe voluto in panchina a beneficio di Andreas Köpke o del giovane fenomeno Oliver Kahn, riuscì a mantenere il posto, ma non fu decisivo come a Italia ’90 dando ragione ai suoi detrattori soprattutto durante la fase inziale del torneo.

Le semifinali videro scontrarsi: Brasile – Svezia e Italia – Bulgaria.

Il Brasile con una rete del solito Romario all’80 minuto riuscì a superare l’ottimo Ravelli. L’Italia grazie alla doppietta del Divin Codino mandò all’aria i sogni di gloria bulgari.

Gli Svedesi, riuscirono poi a conquistare un insperato terzo posto, surclassando la Bulgaria per quattro reti a zero. Mihajlov (sostituito da Plamen Nikolov nella ripresa) prese tutti e 4 i goal, disputando la sua peggior partita nella Coppa. Thomas Ravelli invece a 34 anni risultò il secondo miglior portiere del Mondiale, una bella rivincita per chi veniva considerato quattro anni prima, destinato all’oblio.

La finale come nel 1970 vedeva di fronte Italia e Brasile. Il 17 luglio 1994 al Rose Bowl di Los Angeles davanti a 94.154 spettatori, ebbe luogo l’ultimo atto del Mondiale. La partita fu bloccata, equilibrata e poco spettacolare e infatti si decise, per la prima volta nella storia, dagli undici metri. Gli errori di Franco Baresi, Roberto Baggio e la parata di Taffarel su Massaro consentirono ai carioca di alzare il trofeo per la quarta volta.

Gianluca Pagliuca numero uno azzurro parò il rigore a Marcio Santos, ma non bastò. Dopo un primo girone molto sfortunato con il goal subito all’esordio contro l’Irlanda dove non fu esente da colpe e l’espulsione (primo portiere nella storia di un Mondiale) con la Norvegia, si rifece contro Spagna e Bulgaria; anche nella partita contro il Brasile palesò alcune incertezze, tra cui l’iconico bacio al palo che lo salvò su un innocuo tiro di Mauro Silva colpevolmente sfuggito. Contro Norvegia, Messico e Nigeria giocò Luca Marchegiani facendo il suo dovere. Il terzo portiere era Luca Bucci, che vinse il duello con Angelo Peruzzi[5].

Tornando ai campioni, Cláudio Taffarel riconquistò il posto a scapito di Zetti[6] che lo aveva sopravanzato durante la Copa America del 1993; durante il Mondiale si confermò estremo affidabile e sicuro, ad eccezione della gara contro l’Olanda. Il terzo portiere era Gilmar Rinadi così battezzato dai genitori in onore del grande goleiro brasiliano.

Il Mondiale americano resterà come uno dei più iconici della storia anche se gli angeli volanti verranno ricordati più per le divise piene di colori sgargianti che per le prestazioni alquanto scadenti. Michel Preud’homme, Thomas Ravelli e Mohamed Al-Deayea furono quelli che si distinsero maggiormente.

 

Il cammino degli azzurri:

Irlanda – Italia 1-0; Italia – Norvegia 1-0; Italia – Messico 1-1; Nigeria – Italia 1-2; Italia – Spagna2-1; Italia – Bulgaria 2-1; Italia – Brasile 2-3 ai rigori (0-0).

Le finali:

Svezia – Bulgaria 4-0

Italia – Brasile 2-3 ai rigori (0-0)

All Star Team:

Portiere: Michel Preud’homme; Difensori: Jorginho, Márcio Santos, Paolo Maldini; Centrocampisti: Dunga, Krasimir Balăkov, Gheorghe Hagi, Tomas Brolin; Attaccanti: Romário, Roberto Baggio, Hristo Stoičkov.

Premio Yashin:

Michel Preud’homme

 

I portieri del Mondiale 1994

Gruppo A:

Colombia: 1 Óscar Córdoba, 12 Faryd Mondragón, 22 José María Pazo

Romania: 1 Florin Prunea, 12 Bogdan Stelea, 22 Ștefan Preda

Stati Uniti: 1 Tony Meola, 12 Jürgen Sommer, 18 Brad Friedel

Svizzera: 1 Marco Pascolo, 12 Stephan Lehmann, 22 Martin Brunner

Gruppo B:

Brasile: 1 Cláudio Taffarel, 12 Zetti, 22 Gilmar Rinaldi

Camerun: 1 Joseph-Antoine Bell, 21 Thomas N’Kono, 22 Jacques Songo’o

Russia: 1 Stanislav Čerčesov, 16 Dmitrij Charin

Svezia: 1 Thomas Ravelli, 12 Lars Eriksson, 22 Magnus Hedman

Gruppo C:

Bolivia: 1 Carlos Trucco, 12 Darío Rojas, 19 Marcelo Torrico

Corea del Sud: 1 Choi In-young, 21 Park Chul-woo, 22 Lee Woon-jae

Germania: 1 Bodo Illgner, 12 Andreas Köpke, 22 Oliver Kahn

Spagna: 1 Andoni Zubizarreta, 12 Santiago Cañizares, 22 Julen Lopetegui

Gruppo D:

Argentina: 1 Sergio Goycochea, 12 Luis Islas, 22 Norberto Scoponi

Bulgaria: 1 Borislav Mihajlov, 12 Plamen Nikolov

Grecia: 1 Antōnīs Mīnou, 15 Chrīstos Karkamanīs, 20 Īlias Atmatsidīs

Nigeria: 1 Peter Rufai, 16 Alloysius Agu, 22 Wilfred Agbonavbare

Gruppo E:

Irlanda: 1 Pat Bonner, 22 Alan Kelly

Italia: 1 Gianluca Pagliuca, 12 Luca Marchegiani, 22 Luca Bucci

Messico: 1 Jorge Campos, 13 Félix Fernández, 22 Adrián Chávez

Norvegia: 1 Erik Thorstvedt, 12 Frode Grodås, 13 Ola By Rise

Gruppo F:

Arabia Saudita: 1 Mohamed Al-Deayea, 21 Hussein Al-Sadiq, 22 Ibrahim Al-Helwah

Belgio: 1 Michel Preud’homme, 12 Filip De Wilde, 22 Dany Verlinden

Marocco: 1 Khalil Azmi, 12 Said Dghay, 22 Zakaria Alaoui

Olanda: 1 Ed de Goeij, 13 Edwin van der Sar, 22 Theo Snelders

 

[1] nel 1993 fu tratto in arresto perché fece da mediatore in un sequestro senza avvisare la polizia, rimanendo in carcere per sette mesi.

[2] Fu nominato dall’IFFHS, portiere africano del secolo, davanti a Thomas N’Kono e Sadok Attouga.

[3] Venne citato nella canzone di Elio e le Storie Tese:” Nessuno allo Stadio”. «Se Agbonavbaré difenderà la propria porta nei mondiali di calcio americani, forse la Nigeria vincerà questi famosi campionati di calcio mondiali americani.»

[4] Primo giocatore nella storia del Club Deportivo Logroñés a essere convocato in nazionale.

[5] Nel mio libro: “I portieri di Provincia degli anni ‘90” spiego il motivo dell’esclusione di Peruzzi dal Mondiale americano.

[6] Di chiare origini italiane, i suoi avi paterni, della famiglia Quagliato, erano immigrati in Brasile dalla città di Cavarzere.

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