Storie di Calcio

24 Marzo 1991: ultimo tango col Napoli

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GLIEROIDELCALCIO.COM (Andrea Gioia)

“Diego il grande non vede l’ora di tagliare la corda. Ha le pile scariche e nessuno che gliele ricarichi”

Storia d’amore, passionale, intensa, di quelle difficili da dimenticare.

Una città fatta per idolatrare il suo salvatore argentino, tanghero schivo e generoso, affetto da uno strano talento difficile da comprendere. Perché Diego da Vila Fiorito aveva bisogno di Napoli, così unica, così vicina alla sua Buenos Aires.

Quel rapporto mai sbocciato con la Barcellona di inizio ’80, città complicata ma bellissima, piena di vizi e abituata ad accogliere immensi fuoriclasse. Poi l’azzurro del San Paolo, in un pomeriggio torrido del 1984. L’abbraccio di 80.000 cuori che avevano trovato il loro re, la loro guida sportiva, il loro condottiero.

Ne era passato di tempo dall’esordio, dal primo gol su punizione, dal primo trionfo. Ma il peso del successo iniziava ad essere tanto, troppo stringente, a volte asfissiante.

Il 1990, l’anno mondiale, Maradona lo aveva vissuto convinto di voler partire, magari per accasarsi alla corte del Marsiglia dell’ambizioso Tapie, salvo poi rimanere ancorato a quel sentimento di amore che lo legava visceralmente alla sua gente del sud.

Perché il sud non lo avrebbe mai tradito, perché i napoletani non avrebbero potuto capire la sua partenza.

Sono passati 30 anni da quell’ultimo tango solitario, indossando una fascia ed una casacca differente, di un rosso che stonava con l’azzurro dei trionfi.

Era il 24 Marzo del 1991, il Marassi lo stadio designato. La Sampdoria di Vialli e Mancini contro i campioni in carica. Un passaggio di consegne, l’addio non previsto, l’epilogo meno voluto.

Perché quel giorno nessuno si accorgerà dell’ultima opera d’arte di quell’argentino buono, fragile e generoso. La partita volerà via tra il clamore per i nuovi, previsti, campioni e la resa di un gruppo al termine di un ciclo. Diego segnerà un calcio di rigore che renderà meno amara la sconfitta.

Passerà un’altra settimana prima che le contro analisi mettano la parola fine al rapporto più bello che il calcio abbia mai visto.

Quel rapporto tra un campione assoluto e una città che aveva vissuto gli anni più belli di una storia millenaria.

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