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Benito Fornaciari e la grande commedia del calcio di provincia: Alberto Sordi mattatore de Il presidente del Borgorosso Football Club

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Benito Fornaciari e la grande commedia del calcio di provincia: Alberto Sordi mattatore de Il presidente del Borgorosso Football Club

Un intero paese della Romagna in trepidazione per la sua squadra di calcio: Borgorosso e il Borgorosso Football Club sognano la promozione nel campionato di quarta serie. Per conquistare un posto nell’Interregionale, però, i bianconeri non possono permettersi troppi calcoli: parola dell’anziano presidente Libero Fornaciari (Alberto Sordi), una vita per l’azienda di famiglia e i colori bianconeri. La carica emotiva del suo discorso è tale che Fornaciari ha un malore sull’autobus che sta portando il Borgorosso a Guastalla.

La notizia corre veloce fino alle austere mura del Vaticano: qui lavora l’unico figlio di Fornaciari, Benito – impersonato sempre da Albertone – che ha interrotto da tempo i rapporti con il padre. Gli antichi rancori svaniscono in fretta: Benito e sua madre (Tina Lattanzi) si mettono in viaggio per vederlo un’ultima volta. Seppure ormai agonizzante, Libero Fornaciari Valli ha ancora la forza di seguire l’incontro con l’aiuto di una ricetrasmittente, dalla quale impartisce ordini e indicazioni tattiche ai collaboratori che si trovano allo stadio. Anche quando i suoi familiari lo raggiungono in camera da letto – dove lo assiste Erminia (Margarita Lozano), la donna con cui ha condiviso gli ultimi vent’anni della sua esistenza – il patron pensa soltanto alle sue zebre.

Risultato in parità a pochi minuti alla fine: Fornaciari vuole a ogni costo che Passalacqua prenda il posto di Giorgetti. Un’intuizione vincente e al tempo stesso fatale: il gol dell’1-2 trafigge il cuore ormai stanco del presidente. Un’intera comunità piange «l’industriale illuminato e di successo» che amava il calcio più di ogni altra cosa. Una perdita enorme che porta con sé una domanda: chi ne avrebbe raccolto il testimone? Per nulla affascinato dal football, Benito vorrebbe disfarsi del costosissimo giocattolo, a maggior ragione quando scopre l’enorme voragine di debiti (157 milioni di lire) accumulati da suo padre.

Trattativa apertissima con il sindaco-imprenditore Bulgarelli (Rino Cavalcanti), ma i dirigenti del Borgorosso non sono d’accordo: la domenica successiva, infatti, è in programma la sfida decisiva con il Celerina per la promozione in Serie D. Suo malgrado, dunque, il riluttante Fornaciari è costretto a rinviare il suo rientro a Roma (e le nozze con la storica fidanzata Alicia): cosa potrà mai avere in comune con il calcio di provincia? Poco o nulla: il presidente in pectore non vuole stringere la mano ai suoi calciatori perché sono sudati.

Quando vede passare il portiere del Borgorosso con la maglia nera, poi, gli chiede se quello sia un segno di lutto per la fresca dipartita del padre. Fornaciari trova comunque il modo di entrare in sintonia con i suoi ragazzi, ai quali promette un sostanzioso premio-partita in caso di vittoria. La sua partecipazione alla sfida più attesa dell’anno è fonte di equivoci e battibecchi con il presidente del Celerina – insolentito dalle sue beffarde parole di “consolazione” dopo le due reti segnate dal Borgorosso nel primo tempo – e con gli stessi tifosi di casa, che lo prendono di mira quando lo vedono uscire dal tunnel degli spogliatoi all’inizio della ripresa. Poco male: il trionfo è oramai a un passo.

Ma non sarà troppo presto per complimentarsi con i suoi giocatori? Fatto sta che Benito, un asceta finito quasi per caso in un mondo che vive di brucianti passioni, decide di andar via, convinto che la promozione sia ormai in tasca. E invece, i sogni svaniscono nello spazio di 45′: Celerina batte Borgorosso 3-2. La sconfitta vanifica giocoforza anche i piani di Fornaciari: il sindaco Bulgarelli, infatti, è disposto a spendere non più di 10 milioni per rilevare il controllo della società. Nient’altro che una goccia nel mare di debiti da saldare. Cosa fare, allora, per azzerare le perdite? Con grande stupore, Benito scopre che esiste… il calciomercato. La febbre del pallone contagia tutti, anche i più insospettabili: il filo conduttore de Il presidente del Borgorosso Football Club (1970), sceneggiato da Sergio Amidei, Adriano Zecca e dallo stesso Sordi per la regia di Luigi Filippo d’Amico.

Non la sua unica incursione nel mondo del calcio: quattro anni più tardi, infatti, dirigerà uno scatenato Lando Buzzanca in un’altra, pepatissima commedia, L’arbitro. Si diceva del calciomercato, un po’ fiera dei sogni, un po’ materia da acrobati dei conti. Fornaciari non si fa pregare due volte: con l’aiuto di un disinvolto procuratore, Valentino Zuccotto (Antonio La Raina), il patron del Borgorosso riesce a vendere i suoi uomini migliori, ricavandone 32 milioni. La tifoseria, ovviamente, non gradisce: chi fermerà le dissennate manovre del «sabotatore»? Il malcontento cresce a dismisura quando si diffonde la notizia del ripescaggio in Serie D al posto del Celerina: Borgorosso entra in rivolta contro Benito, costretto a rintanarsi nel palazzo di famiglia pur di scampare alla folla inferocita che ha ormai sfondato la porta d’ingresso.

Poi, con un disperato sussulto d’orgoglio, il protagonista si affaccia dalla finestra di casa sua: altro che smobilitazione, sta per sorgere un Borgorosso «nuovo, potente, invincibile». Ormai pienamente a suo agio nei panni del presidentissimo, Fornaciari scommette su un allenatore italo-peruviano, José Buonservizi (Carlo Taranto), e su un corpulento centravanti, Celestino Guardavaccaro (Franco Accatino), improvvidamente sottratto ai suoi doveri coniugali. Disciplina, duro lavoro nella tenuta di Fornaciari, dieta ferrea e il divieto di incontrare mogli e fidanzate: la vita monacale imposta da Buonservizi e assecondata di buon grado dal patron, che ha nel frattempo ricevuto la visita della madre. Tornare in Vaticano e sposare Alicia (Rosita Torosh)? Niente affatto: Fornaciari ha comunicato le sue dimissioni a monsignor Montanari (Francesco Sormano) per dedicarsi anima e corpo alla sua squadra di calcio. Borgorosso scalpita per l’imminente debutto delle zebre in Serie D: al bar c’è chi sogna un campionato di vertice.

D’altra parte, Benito non ha badato a spese: 112 milioni di lire per pagare gli stipendi all’allenatore e ai giocatori, senza dimenticare il pullman e l’auto di rappresentanza. Le premesse per una stagione esaltante ci sono tutte. Tuttavia, i risultati del campo sono impietosi: una sconfitta dietro l’altra, il Borgorosso vegeta in fondo alla classifica. Tuttavia, Buonservizi non è affatto preoccupato: i suoi giocatori dovranno entrare in forma «poco a poco». La situazione resta però immutata: bilancio sempre in profondo rosso.

Servono perciò soluzioni drastiche, anzi: «Pugno di ferro e iniezioni di fiducia», tuona Fornaciari. Che, senza mezzi termini, decide di portare la squadra in ritiro nel suo podere in campagna e di esautorare Buonservizi. Il passo è ormai compiuto: pur non avendo alcuna dimestichezza con moduli e schemi di gioco, Benito diventa il nuovo allenatore dei bianconeri. I dirigenti del Borgorosso sono sbalorditi: fino a quando i giocatori saranno disposti a seguirlo? La prova della verità è dietro l’angolo: il calendario propone la sfida con il Brighella.

Il copione sembra già scritto dopo il gol dello 0-1, ma i bianconeri riescono inaspettatamente a ribaltare il punteggio, vincendo per 3-1. Un successo estemporaneo? Tutt’altro: il Borgorosso macina risultati e risale pian piano la classifica, collezionando 8 punti in 5 giornate. Non abbastanza, però, per mettere a tacere i detrattori di Fornaciari, che gli rimproverano anche di aver portato i calciatori da una maga alla vigilia del derby con il Sangiovese. I riti propiziatori, in effetti, si rivelano vani: la squadra avversaria passa in vantaggio su rigore assegnato per un plateale fallo di mano di Guardavaccaro, inspiegabilmente schierato in difesa. Pochi minuti dopo, accade l’irreparabile: il presidente protesta vivacemente con l’arbitro per il trattamento riservato al suo centravanti di sfondamento (costato «150.000 lire al chilo», peraltro). In tribuna si scatena la rabbia dei tifosi: un’onda che travolge Fornaciari e il Borgorosso Football Club.

Partita persa a tavolino, un milione di multa e la squalifica del campo: ce n’è abbastanza per sfrattare quel personaggio ormai divenuto motivo di imbarazzo per tutti. Dal canto suo, Benito non ha alcuna intenzione di accettare la proposta di monsignor Montanari e della madre di lasciare il club. Una scelta che diventerà obbligata quando i tifosi bruceranno un manichino nella piazza principale del paese. Nessun dubbio sul nuovo presidente: l’assemblea straordinaria dei soci incorona il sindaco Bulgarelli. Si alza soltanto una voce in aperto dissenso: quella di Erminia, l’operaia della Valli che ha sempre avuto un debole per Benito. Il suo intervento è il preludio a un nuovo coup de théâtre: Fornaciari torna sui suoi passi e si presenta in teatro per annunciare l’ingaggio di Omar Sivori. Già: un bianconero per i «bianconeri del Borgorosso-rosso-rosso», come recita il tema portante del film.

Il pubblico è in estasi: con una mossa a sorpresa, Benito ha riconquistato la piazza, azzerando le velleità di un inferocito Bulgarelli. Resta comunque un minuscolo problema da risolvere: gli ufficiali giudiziari hanno pignorato tutti i beni intestati a Fornaciari, ormai divorato dai debiti e dalle cambiali. Poco importa, però: il Borgorosso affronterà una nuova trasferta su uno spartano carro bestiame, dove prenderà posto anche l’attaccante argentino. Uno spettacolo da non perdere: anche i dirigenti più recalcitranti decidono di unirsi alla carovana. Potere del calcio e di un presidente in bilico tra spregiudicatezza e fantasia. Che, in fondo, sono le doti dei fuoriclasse, dentro e fuori dal campo. 

GLIEROIDELCALCIO.COM (Carmine Marino)

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