AVVENIRE AGORA 7 (Mauro De Cesare) – […] se la Street Art è un fenomeno degli Anni Duemila, la Stadium Art ha radici più lontane […] La Curva (esasperazioni a parte) è uno dei palcoscenici più belli del mondo del calcio, per chi vive e conosce le emozioni che regala questo sport fatto di una palla da ammaestrare, inseguita da ventidue «eroi» in pantaloncini, e che ti fa vibrare quando rotola in fondo alla rete. E i cori sono autentici «poemi pallonari» dedicati al calcio

[…] Ma nei tempi che furono, erano manifestazioni estemporanee, nate sul momento e intonate e curate principalmente da una parte dello stadio, un po’ alla rinfusa. I primi gruppi organizzati nascono in Italia nel dopoguerra. Il 13 novembre 1950 viene fondata l’Associazione Tifosi Giallorossi. Contemporaneamente ecco i Moschettieri Inter sempre nel 1950, i Fedelissimi Torino nel 1951, successivamente nel 1963 i Viola Club Viesseux a Firenze. Poi qualcosa, anzi quasi tutto, cambia. La linea di demarcazione è il Sessantotto, la «rivoluzione» nel Paese si rispecchia anche negli stadi, il «movimento» è di massa. Pochi anni dopo (si parla però di pallone), in particolare a Roma, il 9 gennaio 1977, accade un qualcosa che avrebbe lasciato un segno indelebile nel modo di incitare la propria squadra: nasce il CUCS, Commando Ultrà Curva Sud. Una autentica rivoluzione, è la molla che permette alla «Stadium art» di dare nuovi slanci alla vita del tifoso.

Negli stadi germoglia un nuovo modo di scandire la partita Cominciano a risuonare brani lanciati e resi popolari da grandi artisti e che poi si trasformano nella colonna sonora delle tifoserie. Perfino gli inni nazionali hanno successo e trovano posto nelle curve, per poi contagiare stadi interi. All’Olimpico le partite in cui gioca la Roma si aprivano e si aprono ancora oggi sulle note della Marsigliese… «canteremo fino alla morte, innalzando i nostri color…». Gli ultrà, sono loro gli attori protagonisti.

E opportuno fare una premessa e chiarezza su cosa sia, cosa significhi il mondo ultrà, al quale spetta la primogenitura dei «riti magici». Un passaggio necessario, perché storicamente i gruppi sono stati identificati e condizionati da posizioni politiche (destra o sinistra), da violenze spesso gratuite. Si ritiene erroneamente che la parola ultrà sia l’equivalente dell’inglese hooligan. Quando parliamo di fenomeno hooligan parliamo di vere e proprie bande semiorganizzate di rivoltosi sociali. Queste bande sono tipiche di Paesi che sono stati, o sono, ad alta concentrazione industriale. E fondamentale, quindi, risalire al significato di ultrà, locuzione latina che significa «andare oltre…», «di più…», «oltre i limiti…». Ecco, facendo un po’ di chiarezza sugli attori, sui protagonisti principali della Stadium Art, si può percorrere il viaggio che porta alle varie sfaccettature del fenomeno. I poeti da stadio inventano cori, inventano e realizzano coreografie, si incontrano per dare corpo al loro progetto-identificazione. Migliaia di persone, legate alla squadra simbolo, riescono a oltrepassare la realtà di gruppo per arrivare al concetto di unità-emozione: è la sublimazione di un collettivo che diventa «singolo».

Non ci sono intendimenti rivoltosi né tantomeno anarchici. Tranne rarissimi casi, quasi mai nella «confezione» e nel copione della Stadium Art c’è lo zampino di sponsor o industrie in cerca di interessata pubblicità, a volte (ma sono pochissime) interviene la società. Quasi sempre coreografie e cori sono opera dei capitifosi, l’ideazione e la realizzazione è opera dei «fantasisti» della curva. Insomma, autogestione e autofinanziamento, sponsor pochi, quasi nessuno. Necessario il lampo di genio, per l’idea della coreografia da realizzare. I tifosi si mobilitano: «Per la partitissima facciamo…». E come una magia, si mette in moto la macchina organizzativa […]

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