La Penna degli Altri

Amarcord Zannoni, il Milan incantato dal riminese: “Berlusconi mi regalò una Fiat Uno”

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ALTARIMINI.IT – La sliding door principale della sua carriera calcistica fu un’amichevole con il Milan, quella che poteva essere la squadra del suo futuro, la squadra che avrebbe aperto un ciclo a suon di vittorie in Italia, in Europa e nel mondo. Davide Zannoni, classe 1962 di Verucchio, ha avuto una fruttuosa carriera da calciatore professionista, ma rimane il rammarico per il grave incidente capitatogli dopo pochi minuti dell’amichevole tra il Parma, e il Milan: 5 agosto 1986, al Tardini, Zannoni si infortunò al crociato in un fortuito contrasto con Tassotti. Il suo allenatore era Arrigo Sacchi: “L’ho avuto per quattro anni come allenatore, i miei compagni mi dissero poi che nello spogliatoio, a fine partita, era in lacrime per il dispiacere. Io invece fui portato d’urgenza in Francia, a Lione, per operarmi”, ricorda l’ex centrocampista. Il momento più difficile della sua carriera: “Sono stato praticamente un anno fermo, rientrai per le ultime partite. Rompersi il crociato, una volta, significava smettere di giocare. Ho fatto tre mesi e mezzo di gesso, una lenta riabilitazione. E non tornai mai come prima”.

LA RIVINCITA SULLA SORTE AVVERSA. Il Milan si era già interessato a lui, il suo profilo piaceva infatti all’allenatore Liedholm, un altro profeta del calcio a zona, come Sacchi e come Zeman, il successore dell'”Arrigo Nazionale”, promesso sposo del Milan, sulla panchina del Parma nella stagione 1987-88. “A proposito di Milan, Berlusconi quando seppe dell’infortunio mi regalò una Fiat Uno. Giocammo contro i rossoneri in Coppa Italia, feci un gol su punizione e pareggiamo 2-2, ai rigori vincemmo noi e io segnai uno dei tiri dagli undici metri. Berlusconi venne nello spogliatoio a farmi i complimenti di persona”. Nella rinascita di Zannoni, dopo l’infortunio, ci fu la “mano” di Zeman: “Nel giro di un mese tornai in forma, facevamo tre allenamenti al giorno”. Al termine della stagione una seconda sliding door per il centrocampista riminese: “Il ds Sogliano lasciò il Parma, mi considerava il più forte centrocampista e mi voleva al Genoa, allenato da Scoglio”. Si riparivano le porte della Serie A, ma Zannoni scelse di rimanere in B, giocando a Udine. “Semplicemente mi offrirono il doppio del Genoa: avevo 28 anni, un infortunio pesante. Ma con il senno di poi cambierei”. A Udine infatti non ci fu particolare feeling con l’allenatore Nedo Sonetti. L’Udinese fu promossa in Serie A e Zannoni proseguì la sua carriera in cadetteria, con le maglie di Ancona, Taranto, Reggiana e Ravenna, fino all’addio al calcio, a 32 anni, al termine della stagione 1993-94. “Non ho mai giocato in serie A e con le mie qualità potevo farla benissimo”, spiega l’ex centrocampista, che operava nel ruolo di mezzala o di interno, “ma a Taranto, con Nicoletti, ho giocato anche da trequartista, perché ero bravo a inserirmi, tiravo bene con entrambi i piedi e di testa”.

SACCHI E ZEMAN, DUE PROFETI DEL CALCIO. Tornando alla sua militanza a Parma, Zannoni ebbe come allenatori che hanno lasciato un marchio indelebile nella storia del calcio italiano. Sacchi, il primo tecnico del Milan degli “invincibili” di Berlusconi; Zeman, il profeta del 4-3-3 offensivo. “Un aspetto importante di Sacchi, che combaciava con la mia filosofia, era la sua ricerca del perfezionismo. Lui negli allenamenti era molto pressante, soprattutto dal punto di vista mentale”. A differenza però di qualche compagno che sentiva la tensione, Davide arrivava alla gara della domenica con la mente sgombra: “Sì, per me era come prendere il cappuccino al bar, tensione zero, padronanza fantastica. Non era facile fare quello che chiedeva Sacchi, giocare con lui era come giocare una partita a scacchi”. Con Zeman c’era grande attenzione alla preparazione fisica: “Sì, molto peggio di Sacchi sotto quell’aspetto, però Zeman era più lassista, nel senso che lasciava i giocatori più liberi in campo, pur nel rispetto della sua filosofia di gioco offensivo”.

ZANNONI, UN CALCIATORE NATO A RIMINI. Zannoni è stato allenato da Sacchi anche nel Rimini, stagione 1982-83 e stagione 1984-85. La prima fu quella dell’esordio tra i professionisti, dopo aver fatto tutta la trafila nelle giovanili: “Ricordo ancora il vecchio campo dei ferrovieri, veramente un altro sporto. A mia moglie dico sempre che mi piacerebbe giocare ora per vedere la differenza, con le scarpe e i palloni leggeri, sarebbe più facile per me fare gol”, scherza Davide, che però sottolinea: “Gli anni ’80 sono stati i più belli da videre, sia nell’ambito sportivo che nella vita quotidiana”. Trentasei presenze nella prima annata da calciatore professionista, il cambio di allenatore e l’esperienza a Cagliari, il ritorno vincente a Rimini: 33 presenze e 17 reti, il titolo di cannoniere del campionato di C1, e tanti ricordi memorabili. “Roberto Baggio, il giocatore più forte che abbia mai visto, a 16 anni giocò contro di noi, in un Vicenza Rimini”. Le due squadre erano in lotta per la promozione. Baggio segnò, poi ebbe un grave infortunio. A salire al proscenio fu proprio il centrocampista verucchiese: “Rondon scartò il nostro portiere e calciò a porta sguarnita, feci un salvataggio sulla linea in scivolata. Poi segnai due gol”.

DAL PALLONE ALLA BICICLETTA. Una lunga carriera, costellata di gol, di promozioni e di campionati vinti. Ma a 32 anni lo stop, a causa dei problemi fisici: otto tra operazioni e interventi al ginocchio, i problemi alla cartilagine che lo costrinsero ad appendere le scarpe al chiodo. Durante la riabilitazione, la scoperta della bicicletta. “Nel 1997, dopo mesi di allenamento tra bici, palestra e piscina, partecipai alla granfondo del Meeting di Rimini, 105 km. La mia prima gara: la vinsi”. La passione per la bicicletta ha “surrogato” quella per il calcio, anche se quest’inverno l’appassionato ciclista amatore ha dovuto fermarsi: “Ho avuto qualche problemino all’anca e alla schiena, ma adesso sto recuperando, con la bella stagione voglio rimettermi in sella”. Mai fermarsi, la lezione che ci regala Davide, e soprattutto mai arrendersi quando la vita ci fischia contro qualche fuorigioco ingiusto.

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