La Penna degli Altri

Angelo Peruzzi, le mani sull’ultima Champions bianconera

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TUTTOSPORT.COM – Angelo Peruzzi nasce a Blera il 16 febbraio del 1970. Dopo essersi messo in mostra tra i pali della squadra del suo paese, è la Roma a notarne le doti e a portarlo nel proprio vivaio. Il primo appuntamento con il grande calcio arriva il 13 dicembre 1987. Il destino vuole che quel giorno, dagli spalti di San Siro un petardo colpisca in pieno Tancredi, portiere titolare dei giallorossi. Nils Liedholm si gira verso la panchina e indica quel ragazzino di appena 17 anni: tocca a lui difendere la porta per il resto della gara. Nonostante in campo si sia mosso bene, Angelo tornerà a giocare solo nella stagione successiva. Nell’annata 1989-90, Peruzzi è chiuso dall’arrivo nella Capitale di Cervone e la società decide di mandarlo a giocare a Verona. L’Hellas retrocede ma lui riesce comunque a ritagliarsi uno spazio importante. Torna in giallorosso ma la sua carriera è scossa dal doping. Dopo esser stato trovato positivo alla fentermina viene allontanato dai campi per 12 mesi.

L’ARRIVO A TORINO – La Juventus crede nei mezzi del ragazzo e, per 4,5 miliardi, lo porta a Torino. Al “Cinghialotto” (come veniva chiamato per la sua muscolatura) serve il giusto tempo di adattamento, dopo il quale diventerà il portiere titolare. Durante la prima annata gioca dai quarti della Coppa Italia fino alla finale. Nella semifinale di ritorno para un rigore a Franco Baresi, ma in finale non riesce a evitare la sconfitta dei bianconeri nel doppio confronto col Parma. Angelo è diventato grande e, nell’anno successivo, diventa stabilmente il titolare della squadra contribuendo al successo in Coppa UEFA. Comincia ad affinare la propria tecnica e si impone come un portiere dai grandi riflessi, dal piazzamento sempre corretto e con una marcia in più quando si tratta di effettuare le uscite basse. Passano altre due stagioni e, finalmente, nel 1994-95 arrivano non solo i primi successi con la Vecchia Signora, ma anche la prima chiamata in Nazionale. Il 25 marzo, grazie all’infortunio di Pagliuca, debutta da titolare contro l’Estonia in una gara valida per le qualificazioni a Euro ’96. A maggio si laurea campione d’Italia, mentre a giugno completa il double conquistando anche la Coppa Italia. L’annata 1995-96 è forse la più importante per Angelo. A gennaio, nonostante l’espulsione rimediata al 40′ del primo tempo, vince la Supercoppa Italiana ma gli straordinari è chiamato a farli la sera del 22 maggio 1996.

UNA NOTTE MAGICA – Ironia della sorte, la finale di Champions League si gioca all’Olimpico di Roma, la gara vede di fronte Juventus e Ajax. I bianconeri passano in vantaggio con Ravanelli ma, poco prima del primo tempo, è proprio un intervento goffo di Peruzzi, sul tiro di Frank de Boer, a spianare la strada per il pari firmato Jari Litmanen. Il punteggio non cambia e si va ai calci di rigore. Curioso il fatto che la sfida sia tra Peruzzi e van der Sar, l’olandese che sarà poi il sostituto di Angelo alla Juventus quando si trasferirà all’Inter nel ’99. Il primo a calciare è un altro futuro juventino, Edgar Davids, il cui tiro viene neutralizzato da Peruzzi, poi arrivano in sequenza le reti di Ferrara, Litmanen, Pessotto, Scholten, Padovano. Il quarto rigore lo calcia Silooy, Angelo si tuffa a sinistra e intuisce ancora, è poi Jugovic a mettere il sigillo sulla coppa. La Juve è campione e Angelo Peruzzi è sul tetto d’Europa. L’annata fantastica si completa con la Supercoppa Europea e con la Coppa Intercontinentale. Nei due anni successivi vince altrettanti scudetti e con le sue parate porta la Juve ad altre due finali di Champions (perse con Dortmund e Real). La sua avventura in bianconero si chiude dopo 301 gare disputate e con una bacheca ricca di trofei. Gioca poi un anno all’Inter prima di trasferirsi alla Lazio, dove chiuderà la carriera vincendo un’altra Coppa Italia e prendendo parte, nel 2006, alla spedizione vincente in Germania della Nazionale italiana allenata dallo stesso tecnico di quella indimenticabile notte dell’Olimpico: Marcello Lippi. Ma questa è un’altra storia.

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