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Il ritorno di “Calcio 2000” e la lezione di Marino Bartoletti

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Il ritorno di «Calcio 2000» e la lezione di Marino Bartoletti

Approfondire, raccontare, ricordare: i capisaldi di “Calcio 2000”, il mensile fondato nell’estate del 1997 da Marino Bartoletti. Fascicoli robusti e poderosi, da leggere e consultare avidamente appena fuori dall’edicola.

Non una semplice alternativa all’informazione mordi e fuggi dei tre quotidiani sportivi – che, alla fine degli anni Novanta, avevano ancora la forza di orientare il dibattito tra i lettori – né un’imitazione bella e buona del popolarissimo «Guerin Sportivo», di cui Bartoletti era stato direttore per due volte, dal 1987 al 1990 e nel biennio 1993-94.

A partire dal suo nome di battesimo, infatti, «Calcio 2000» aveva scelto come punto di osservazione il futuro del pallone, oltretutto in una fase storica densa di trasformazioni: la quotazione in borsa dei club, la vertiginosa espansione del mercato dei diritti televisivi, il superamento dei vincoli per il tesseramento dei giocatori comunitari. In altre parole, i primi passi di quel calcio-business che intreccerà finanza e spettacolo, affari multimilionari e passione popolare.

Una nuova era del football seguita con curiosità e interesse da «Calcio 2000», che dedicò un’intera sezione (Calcio 2000 Team) a quanto accadeva dentro e soprattutto fuori dai campi: il fenomeno delle pay-tv, la nascita dei primi portali web dedicati al calciomercato, le rotte sconosciute del tifo (con tanto di tabella esplicativa su gemellaggi e rivalità tra le curve delle squadre di Serie A).

Naturalmente, non poteva mancare la stretta attualità: oltre alle «pagine utili», con tutti i risultati, le statistiche e le pagelle dei campionati professionistici italiani e dei principali tornei europei, il mensile propose una serie di interessanti inchieste sul mondo arbitrale – strettamente collegate al dibattito sullo status dei direttori di gara, ancora considerati alla stregua di dilettanti – e sugli scandali che turbavano in quegli anni il nostro movimento, a cominciare dalla poco edificante vicenda dei passaporti falsi che esplose nell’inverno del 2001.

Da una parte i fatti di cronaca – seguiti principalmente da Carlo Caliceti e Paola Gottardi – e i sondaggi tra tifosi e addetti ai lavori, dall’altra una raffinata e meritoria opera di divulgazione storica, che diventerà negli anni della direzione Bartoletti la vera cifra distintiva della rivista. Numero dopo numero, «Calcio 2000» viaggia a ritroso nel tempo, omaggiando i più grandi campioni di tutti i tempi, gli scudetti dimenticati, le squadre centenarie di tutto il pianeta, gli allenatori più importanti del calcio europeo e mondiale. Fino alle corpose retrospettive sulla storia degli Europei – curate da Francesco Caremani – e delle grandi competizioni per club, raccontate ai lettori da Carlo F. Chiesa, che firmò anche un prezioso ciclo di articoli di storia della tattica.

E poi, le frequenti incursioni in territori poco frequentati dalla stampa specializzata: il calcio argentino e brasiliano – analizzato con schede tecniche molto dettagliate, fatto per nulla banale in un’epoca nella quale le miniere della rete non erano state ancora esplorate – i resoconti sulla Coppa d’Africa, persino un focus mensile sul calcio a 5. Il vero cuore di «Calcio 2000», però, era il dialogo costante tra il direttore e i lettori, che proseguiva anche nella bella rubrica Il pallone racconta, dedicata a personaggi ed episodi spesso dimenticati o poco noti.

Fin dall’inizio della sua nuova avventura editoriale, Bartoletti difese con generosità l’essenza più autentica del calcio come fenomeno collettivo, anche a costo di scivolare nella retorica. Un esempio su tutti: la copertina del numero in edicola nell’aprile 2000, in cui i volti dei principali attori del campionato italiano (Gabriel Omar Batistuta, Alessandro Del Piero, Filippo Inzaghi, Alessandro Nesta, Alvaro Recoba, Andriy Shevchenko, Giuseppe Signori, Francesco Totti e Christian Vieri) sono racchiusi in figurine orizzontali abbinate a un cuore, perché «il calcio è amore» (e ci mancherebbe altro).

Un estemporaneo peccato di ingenuità che, in definitiva, tradisce anche la vera natura di una rivista pensata per ridurre le distanze tra le generazioni, attraverso una scrittura di qualità ma non per questo infarcita di tecnicismi. «Calcio 2000» conservò intatta la sua identità fino all’estate del 2004, quando il fondatore venne accompagnato alla porta e sostituito da Filippo Grassia. Perduto il suo valore aggiunto, il giornale lasciò per strada prestigio e autorevolezza, trasformandosi nel 2016 in un bimestrale che, per forza di cose, era sempre più sganciato dall’attualità.

La crisi dell’editoria tradizionale – sommata al crollo delle vendite di quotidiani e periodici – è il colpo di grazia per «Calcio 2000», che si congeda dalle edicole nell’estate del 2020. Il resto è storia recente: il passaggio della testata al gruppo Visibilia nella primavera del 2023 e, alla fine di agosto, il primo capitolo del nuovo corso sotto la direzione di Fabrizio Ponciroli.

La ricetta è quella delle origini: tanti approfondimenti sul calcio che fu, qualche sortita nel presente. E il desiderio di ritrovare (almeno in parte) la magia delle origini. Non sarà facile, ma le premesse sono comunque incoraggianti. Auguri.

GLIEROIDELCALCIO.COM (Carmine Marino)

 

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