Storie di Calcio

Codesal e quella finale di Italia ’90

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(GLIEROIDELCALCIO.COM di Andrea Gioia)

E’ stato il primo Campionato del Mondo davvero globale. E’ stato uno dei tornei più belli della storia. E’ stato uno dei più grandi rimpianti per la nostra Nazionale. E’ stato, anche, il Mondiale con la finale più brutta.

Stiamo parlando di Italia ’90.

Roma, 8 Luglio 1990. Uno scintillante Stadio Olimpico ospita un epilogo non proprio atteso tra l’Argentina di Maradona e la Germania Ovest di Lothar Matthaus.

Le ferite ed i rimpianti italiani non si sono ancora rimarginati. Ci vorrà molto tempo, almeno altri 16 anni.

L’Italia di Azeglio Vicini, che proprio nella capitale aveva trovato la sua  “zona magica”, si rifugia nel futuristico Stadio San Nicola per conquistare un tristissimo (quanto poco veritiero) terzo posto.

In quella calda estate di inizio decennio, c’è un personaggio poco conosciuto che diventerà il protagonista di una notte tanto speciale (almeno per i tedeschi) quanto discussa (soprattutto per gli argentini).

Edgardo Enrique Codesal Mendez è un messicano di 39 anni nato in Uruguay; capelli nerissimi e tirati sempre a lucido. E’ un arbitro di calcio e quella sera ha il compito di condurre una partita tra due squadre che si contendono la Coppa del Mondo per la seconda volta consecutiva.

Maradona è alla guida di una Albiceleste abbastanza forte dal punto di vista tecnico, arrivata alla finale più per astuzia e fortuna che per comprovate o indiscusse superiorità di gioco.

I tedeschi, dal canto loro, possono contare su una serie di giocatori forti e atleticamente possenti; a guidare la “ciurma” è certamente il capitano Matthaus, aiutato da vecchi campioni e astri nascenti che si affermeranno anche in Serie A.

La tensione è palpabile, sul campo e sugli spalti.

L’inno argentino viene poco sportivamente fischiato provocando l’ira di un Pibe abbastanza nervoso. Codesal scruta ma non interviene.

Non succede niente per 64 minuti. Un minuto dopo, però, inizia un’altra partita.

Il messicano espelle Monzon per un fallaccio su Klinsmann. Maradona esprime tutto il suo dissenso ed il suo nervosismo acceso.

Il numero 10 non immagina che 20 minuti dopo perderà la sua seconda finale di un Mondiale per un rigore discusso e discutibile.

Minuto 85, palla alla Germania. Voeller si avvicina alla porta dell’ “inaspettatamente fenomeno” Goycochea.

Non è in posizione pericolosa ma Nestor Sensini lo atterra. Dubbio, molto.

Il nostro protagonista di oggi, l’ordinato Codesal, assegna un rigore che scatena una vibrante protesta argentina.

Viene spintonato ma rimane fermo sulla sua decisione.

Lui e Maradona si scontreranno verbalmente.

Quel rigore, trasformato dall’interista Brehme, consegnerà il terzo mondiale alla Germania Ovest.

Rimmarrà l’immagine di un campione amareggiato, di un mondiale speciale e di un arbitro rimasto, suo malgrado, nella storia.

 

In una intervista al canale uruguaiano 1010, l’ex arbitro ha rilasciato delle dichiarazioni molto decise riguardo a quella partita di 30 anni fa. Ecco le più significative:

“Avrei dovuto espellere Maradona prima della finale di Italia ’90, agli inni nazionali, per quell’insulto a tutto lo stadio.”

“Gli ho visto fare in campo cose stratosferiche, nella partita con la Russia entrò nonostante avesse una caviglia gonfia come un pallone ma fu il migliore in campo e decise la partita. Nella semifinale dell’86 col Belgio da quarto uomo lo vidi trascinare la squadra, non solo con le giocate: era un leader, e le sue giocate erano incredibili. Come calciatore, massima ammirazione. Ma come persona, è una delle peggiori che abbia mai incontrato in vita mia: una persona sgradevole.”

 

Foto WIKIPEDIA

 

 

 

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