La Penna degli Altri

Fischiavamo, eccome, ma Jair non si toccava

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CORRIERE DELLA SERA 7 (Pierluigi Battista) – Ai miei tempi, quando si diceva «negro», i calciatori “negri” non venivano derisi e insultati dalle curve […] Si poteva detestare l’Inter con tutto il cuore, negli Anni 60, ma a nessuno sarebbe venuto in mente di sbeffeggiare il grande Jair, facendo il gesto della scimmia (ma che vergogna). […] C’era un calciatore, Juary, che esultava quando gli capitava di fare un gol danzando con allegria attorno alla bandierina del calcio d’angolo: non partiva nemmeno un fischio dalle curve avversarie. Si fischiavano i calciatori avversari, certo. Ma si fischiavano tutti, di ogni colore di pelle, e ci si accaniva contro quelli che si consideravano antipatici, o semplicemente più forti e che dunque mettevano paura, e dunque per esorcizzare la paura si fischiavano proprio quelli più forti. Ma a mia memoria il grande Nené, che tanto posto ha avuto nel mio cuore bianconero (nel senso juventino, e non nel senso di cui qui si scrive), non fu mai preso in giro dai tifosi che non urlavano «negro» per offendere, per sancire una indimostrata superiorità, per conformismo razzista o quant’altro. Il grande Junior, del granata Torino e della nazionale brasiliana contro cui l’Italia dei Mondiali dell’82 ingaggiò una memorabile battaglia, veniva rispettato fuori e dentro i campi da gioco, e se partiva qualche fischio non c’era alcuna differenza con i fischi che partivano all’indirizzo dei compagni di squadra bianchi di pelle: ci si prendeva in giro, montava una sana rivalità sportiva, ma il buu razzista non era contemplato, sempre che la mia memoria nostalgica non mi inganni. E la stessa cosa con Cerezo, grande calciatore dalla corsa dinoccolata e dalla classe sopraffina: sono certo che nessuno, da tutte le curve di tutti gli stadi in cui Cerezo ha giocato, ha fischiato quel giocatore per il colore della sua pelle […]

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