La Penna degli Altri

I 49 anni di Rui Costa, il campione che amava Firenze

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(90MIN.COM di Matteo Maldini – Foto WIKIPEDIA)

[…] Ci sono […] addii che non entrano nella leggenda, se non per frazioni di mondo, ma che al contempo pesano come un macigno della storia di un club: quel che successe il 13 luglio 2001 allo stadio Artemio Franchi rientra di diritto in questo genere di eventi, lasciando un marchio sulla Firenze del calcio e su quella Fiorentina, squadra da sogno fino a pochi anni prima finita sull’orlo di una decadenza inesorabile.

[…] Il punto di vista del portoghese, dunque, era quello del figlio prediletto che lasciava casa per spiccare il volo, quasi come se il cambiamento vero fosse Firenze-Milano e non Lisbona-Firenze del ’94. Il punto di vista di Firenze era differente: la città si era senz’altro presa a cuore quel ragazzo, anche al di là della sua eleganza sul campo e dei suoi assist, ma in quel momento il Franchi stava salutando la personificazione di un’idea di Fiorentina, si stava rendendo conto che i sogni di gloria stavano scivolando dalle mani e che, per riassaporare qualcosa di così bello, sarebbe servita una lunga attesa. In quella giornata i tifosi viola non vedevano solo un portoghese con la sciarpa, che correva con gli occhi gonfi e salutava, vedevano invece correre in campo la Fiorentina di Cecchi Gori, vedevano Batistuta, Toldo, Edmundo, il Trap e Malesani, le sette sorelle, e infatti non riuscivano a trattenere la commozione.

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