La Penna degli Altri

Il Museo della Fiorentina festeggia il compleanno di Massimo Orlando

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Il Museo della Fiorentina, nella rubrica Ritratti Viola, festeggia il cinquantesimo compleanno di Massimo Orlando. Il primo vero grande acquisto dell’era Cecchi Gori tra gioie, lacrime e tanti rimpianti. Un talento vero che sarebbe diventato tranquillamente un campione ma la sfortuna ha colpito proprio nel momento migliore.

[…] Un numero 10, si diceva allora, che poteva essere un grande 8, una mezzala moderna insomma, in un momento in cui nel calcio europeo i trequartisti non esistevano più e quindi o diventavi una seconda punta (come fece Baggio) oppure diventavi un centrocampista che rifiniva, ma allo stesso modo correva e rientrava. Orlando aveva un modo anomalo di giocare anche per un talento mancino di centrocampo, perché anziché partire da destra per rientrare e trovare il tiro, amava partire dall’estrema sinistra, sempre rientrando, per cercare palla a terra l’assist, l’imbucata centrale oppure entrare, dotato di grande velocità dentro l’area avversaria. Ma amava anche il tackle, era coraggioso nel contrare l’avversario, spesso falloso oltre il limite, per generosità, andando incontro all’inevitabile intervento arbitrale.

Accanto al suo talento, molti si resero conto anche del suo carattere fragile: si abbatteva per poco, a volte solo per un voto basso di un giornalista, diveniva assente, oppure polemico, o ancora poco propenso a migliorarsi […]

L’amore per la piazza di Firenze:

[…] Nel momento che la squadra crollò dopo la cacciata del Mister, Massimo rimase su alti livelli, sbagliando quasi nessuna partita e diventando una delle poche certezze in un gruppo che invece franava, tra mille problemi, da tutte le parti. Quando la Fiorentina all’ultima giornata retrocesse, tra giocatori che non se ne fecero un problema, lui, innamorato della sua curva e della sua gente, ebbe un crollo emotivo enorme; accettò di andare senza problemi a fare la B, dove per due terzi di campionato fece anche molto bene, ma a quel punto si ritrovò davanti un grande allenatore che purtroppo però faceva fatica a sopportarlo […]

Il passaggio al Milan e il ritorno a Firenze, poi l’infortunio:

[…] Non giocò quasi mai a San Siro, però nell’estate del 1995, tornato a Firenze in una squadra di grandissime speranze, parve a tutti di rivedere un ragazzo nuovo, pieno di voglia di fare e di ripartire: poco importava se in quella squadra c’erano già Rui Costa e Robbiati, perché comunque le qualità di Massimo si sarebbero sposate bene in quel gruppo rimesso a nuovo da Ranieri; segnò un gran gol a Napoli e finalmente, il 29 ottobre, all’ottava giornata col Bari a Firenze, tornò titolare, accanto a Bati, Rui, e Ciccio, per la gioia dei tifosi e di Vittorio Cecchi Gori, da sempre innamorato di lui. Partì benissimo in quella partita, ma la sorte lo stava aspettando: al minuto 25, entrando come faceva sempre in scivolata su un avversario, si tranciò in modo netto i legamenti del ginocchio, andando incontro ad un calvario che durò, fisicamente, anche molto dopo il suo rientro […]

(MUSEODELLAFIORENTINA.IT di  Fabio Incatasciato)

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