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Ilario Castagner: l’artefice del Perugia dei miracoli che riportò il Milan in A

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Ilario Castagner, l’artefice del Perugia dei miracoli che riportò il Milan in A

La recente scomparsa (il 18 febbraio 2023) di Ilario Castagner, mi ha indotto a un’ulteriore riflessione su come un tempo certe figure del mondo calcio le sentivi quasi partecipi della vita, verosimilmente perché non erano così lontane dalla gente comune. Ex calciatore, allenatore e telecronista, Ilario Castagner viene soprattutto ricordato per essere stato l’allenatore del Perugia che nella stagione 1978-1979 arrivò secondo in Serie A, alle spalle del Milan della stella, senza mai perdere una partita. Per l’eccezionalità del risultato, ottenuto peraltro da una squadra che fino a pochi anni prima militava in Serie B, quella compagine fu ribattezzata “il Perugia dei miracoli”. Sorriso aperto, sincero, Castagner è riconosciuto come persona seria, rispettosa, capace di ragionare a schiena dritta, a costo di rimetterci. Nato a Vittorio Veneto, in provincia di Treviso, rimane legato al capoluogo umbro, dove si stabilì con la famiglia, per gran parte della sua vita. Giocò nella squadra della città dal 1961 al 1964 e poi la allenò dal 1974 al 1980 e di nuovo dal 1993 al 1995 e dal 1998 al 1999; guidò anche la Lazio, il Milan (che riportò in Serie A dopo la seconda retrocessione), l’Inter (sfiorando l’impresa in coppa Uefa: batte il Real 2-0 a San Siro in semifinale, ma perde 3-0 al Bernabeu nella partita in cui Bergomi è colpito da una biglia alla testa), l’Ascoli (vincendo una Mitropa Cup), il Pescara e il Pisa. La sua carriera fu una sorta di saliscendi perpetuo che lo porterà a tenere testa a presidenti come Farina, Rozzi e Gaucci. Nel 1979-80, stagione successiva a quella del “miracolo”, i suoi, tra cui Paolo Rossi, vengono coinvolti nello scandalo delle scommesse. Quando si accorda con la Lazio, il club viene retrocesso in B, ma Castagner non si abbatte, sicuro di risalire. La promozione però sfuma, e non glielo perdonano. L’anno seguente verrà esonerato a metà stagione. Il “soccorso” arriva dall’amico Silvano Ramaccioni, deus ex machina di quel Perugia passato al Milan in serie B alla corte del fumantino Giussy Farina, presidente scaltro dai baffi imperiali che nel decennio precedente aveva legato il suo nome al Lanerossi Vicenza. All’ex tecnico del Grifo il compito di riportare immediatamente i rossoneri nella massima serie, che puntualmente assolve al termine di un campionato straripante, con un San Siro sempre gremito. Qualcuno pensa che la stagione 1982-83 sia stata il germoglio dei futuri invincibili di Arrigo Sacchi e poi di Fabio Capello, senza ovviamente tralasciare il triennio gestito da Nils Liedholm, fondamentale per restituire dignità all’ambiente.

Il post Mundial, il primo album Panini e lo “svezzamento” compiuto

Per il qui scrivente la stagione post Mundial consolida la passione, a tratti maniacale, per il pallone, senza pensare alle gioie e ai dolori, o allo sconvolgimento che avrebbe portato con sé negli anni a causa di una cartilagine irrimediabilmente compromessa. Fino ad allora il calcio era fatto quasi esclusivamente delle infinite partite che si giocavano al pomeriggio negli spazi irregolari della parrocchia o delle scuole, con due giubbotti a fare da pali e una traversa immaginaria. Ma da Spagna ’82 in poi fu tutta un’altra storia. Lo svezzamento si era compiuto.

Alle elementari i compagni di classe erano in prevalenza juventini, e capite da voi che per un bambino di 8 anni di fede rossonera era un po’ difficile contrapporre argomenti a chi deteneva lo scudetto e aveva fornito l’ossatura per la vittoria della Nazionale. Eppure ribattevo fiero colpo su colpo, facendo notare che lo stopper della spedizione azzurra (oggi fa più fine chiamarli centrali, capirai…) era il rossonero Fulvio Collovati e che tra i 22 c’era anche Franco Baresi, colui che avrebbe recepito il testimone dal compianto Gaetano Scirea. E quando il lunedì mattina i coscritti zebrati ti sciorinavano perfidamente l’ultima prodezza di Michel Platini, tu reagivi d’orgoglio citando la perla di Vinicio Verza o la serpentina di Oscar Damiani. Tu chiamale, se vuoi, consolazioni.

Fu anche la stagione del primo album di figurine dei calciatori Panini. In copertina è l’azzurro il colore predominante. Il ct Bearzot con la coppa del mondo tra le mani prende giustamente lo spazio maggiore ma dietro di lui ci sono i suoi ragazzi (quasi tutti), protagonisti di quella cavalcata strepitosa. Risale invece al dicembre del 1983 il primo numero acquistato di Forza Milan!, quello con in copertina la slitta trainata in cielo da una renna con a bordo la squadra. Davanti c’era Castagner, sullo sfondo il Duomo di Milano.

Il ritorno in A e il nuovo esonero

Abbandonate le frivole reminiscenze di gioventù, riprendo il filo dalla A riconquistata. La stagione 1983-84 comincia con una “leggerezza” del presidente Farina, che non esercita il diritto di riscatto sugli ex interisti Serena, Pasinato e Canuti che tanto bene avevano fatto nella stagione precedente, soprattutto i primi due per i quali i tifosi chiedevano a gran voce la riconferma. L’obiettivo, alla fine centrato, è un campionato di assestamento (decisamente migliore è invece il cammino in Coppa Italia dove il Milan viene eliminato dalla Roma, finalista di Coppa dei Campioni, dopo due accesi incontri – 1-1 all’Olimpico e 1-2 a San Siro dopo i supplementari – che poi si aggiudicherà il trofeo), ma i contrasti con Farina costano a Castagner – “reo” di essersi accordato con l’Inter per la stagione a venire – un nuovo esonero quando mancano solo sei turni alla fine del campionato. Gli subentra il vice Italo Galbiati, andatosene, guarda il destino, a pochi giorni di distanza (l’8 marzo). Stimato dai giocatori, per Capello diventò un fratello, l’uomo in più che diverrà un pezzo di Milan per 18 lunghi anni. In pochi giorni i rossoneri hanno perso due figure di riferimento di quel decennio in cui vennero gettate le basi per dominare il mondo. Uomini che capivano di calcio, accomunati dall’umiltà. Qualità diventata merce sempre più rara.

GLIEROIDELCALCIO.COM (Matteo Vincenzi)

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