La Penna degli Altri

Stojkovic: “Nel 1988, contro il Milan, avevamo il controllo della partita”

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(TUTTOMERCATOWEB.COM di Gaetano Mocciaro – Foto MEXICANJOURNALIST)

Intervista esclusiva di Tutto Mercato Web a Stojkovic. Ecco un estratto.

[…] Uno dei più grandi calciatori di tutti i tempi della Jugoslavia che fu è senza dubbio Dragan Stojkovic. Pixie rappresentava l’estro, la fantasia, la giocata geniale e anche il gol. In Italia lo abbiamo ammirato ai Mondiali di Italia ’90 trascinando la sua nazionale a undici metri dalle semifinali.

[…] Parliamo di Stella Rossa-Milan: quando queste due squadre si incontrano è inevitabile pensare alla partita del 1988

[…] “Quando parli di Stella Rossa-Milan parli della storia del calcio. In Serbia ancora oggi tutti ne parlano: la si può vedere in TV, si leggono ancora storie sui giornali. Sono partite leggendarie, credo sia una di quelle pochissime che hanno fatto davvero la storia. Quel Milan era straordinario, con i tre olandesi, posso dire che sia stata la squadra più forte contro la quale io abbia giocato in Europa. L’intensità, il pressing degli uomini di Sacchi fu pazzesco per l’epoca”.

[…] Una delle più clamorose sliding doors del calcio

[…] “Non si vedeva nulla. Nel primo tempo si poteva giocare tranquillamente, ma quel che ricordo all’uscita degli spogliatoi per la ripresa fu assurdo: una nebbia fortissima, non si vedeva nulla. Segna dopo cinque minuti Savicevic. Pensate che era senza allenamento alle spalle, perché era appena arrivato in permesso dal militare. Quel gol noi lo riusciamo ancora a vedere, i tifosi dubito. Passano i minuti e la nebbia si fa sempre più fitta, fino a che al 65′ l’arbitro dice: ‘Non si può andare avanti’. Una beffa. Il il nostro era un dominio completo sulla partita, il Milan in ginocchio e c’era qualcuno che aveva perso la testa, tanto che si era ritrovato in dieci per l’espulsione di Virdis”.

[…] Si rigioca il giorno seguente

[…] “Ci fu un’ingenuità clamorosa dello Stella Rossa, che ha accettato di giocare il giorno seguente. Il delegato della partita ci dice: ‘Il recupero dipende da voi, potete giocare domani o tra una settimana’. Il nostro allenatore, che era Branislav Stankovic, un vecchio zio, mi dice: ‘Ma sì, andiamo a giocare domani’. Noi contestiamo la scelta, cerchiamo di farlo tornare sui propri passi: ‘Ma mister, siamo morti come facciamo? Loro hanno i sostituti!”. Non ne volle sapere: “Giochiamo, giochiamo”.

[…] Quello che avete affrontato era il Milan dei primi anni di Silvio Berlusconi. Che prendeva i migliori giocatori al mondo. Lei è mai stato vicino ai rossoneri?

[…] “Sì, ma nel 1989 avevo firmato un pre-contratto col Marsiglia. Pensi, dopo due ore che avevo trovato l’accordo mi chiama Adriano Galliani. Mi chiede, fra l’italiano e l’inglese: ‘Tu, contract Marseille?’. Io nego l’evidenza. Bernard Tapie, presidente dell’OM, aveva già sparso la voce in giro, dicendo di aver comprato il Maradona dell’Est. Non potevo dire di no ai francesi, del resto Tapie era arrivato a casa mia col suo aereo privato offrendomi un contratto da giocatore top. Più tardi, nel 1991, il Milan mi invita a giocare un torneo amichevole a Madrid: faccio tre giorni di allenamento a Milanello ma la Federcalcio non dà il permesso perché non sono un tesserato del Milan”.

[…] Rimpianti?

[…] “È così la vita. Però il Milan mi ha lasciato bei ricordi. E due orologi. Me li regalò Silvio Berlusconi, per me e mia moglie, durante la mia stagione al Verona, in prestito dal Marsiglia. Fu il suo saluto, pensava evidentemente che l’anno dopo sarei andato al Milan. Purtroppo ebbi problemi col ginocchio, la cartilagine e non se ne fece più nulla. Presero poi Savicevic”.

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