Storie di Calcio

9 marzo 1975 – Nasce Juan Sebastian Veron: la “Brujita”

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GLIEROIDELCALCIO.COM (Eleonora D’Alessandri) – Il calcio, ed evidentemente anche il “dono”, Juan Sebastian Veron ce l’ha sempre avuto nel sangue, grazie al padre Juan Ramòn, per tutti “la Bruja”, in italiano “la strega”.

Bisogna tornare al 1968 anno in cui Estudiantes de La Plata e Palmeiras si contendono la Coppa Libertadores. Il numero 11 Juan Ramon Veron, segna sia all’andata che al ritorno, risultando decisivo per la vittoria della prima Libertadores della storia del club. Non contento Ramon decide anche la Coppa Intercontinentale, aprendo le marcature contro lo United di George Best. Dopo la vittoria dell’andata, l’Old Trafford si tinge di biancorosso. Nelle due stagioni successive Juan Ramon vince altre due Libertadores da protagonista, diventando, così, leggenda.

Cinque anni più tardi, il 9 marzo 1975, La Bruja diventa papà: a La Plata nasce Juan Sebastian.

Nel 1993, Juan abbandona gli studi per seguire le orme del padre entrando a far parte dell’Estudiantes de La Plata e prendendo il soprannome la “Brujita” (streghetta) in onore del padre. Campione di precocità, l’esordio di Juan Sebastián avviene però nel periodo storico peggiore dell’Estudiantes. Quando il club versa in cattive acque economiche ed è costantemente a rischio retrocessione, che arriva nella sua seconda stagione, quella 1994/95. Nonostante il declino tecnico e societario, una delle poche note liete dell’annata è proprio l’esplosione di quel ragazzino serio e talentuosissimo, che fa girare la testa a molte società.

Infatti, dopo solo tre stagioni, arriva la chiamata del Boca Junior nel quale riesce a mettere in mostra le sue doti e diventando appetibile dai grandi Club europei. È Sven Goran Eriksson ad avere un ruolo importantissimo nella sua vita calcistica, portandolo alla Sampdoria per coprire il ruolo che fu di Seedorf.

Juan Sebastián si ambienta subito, il pubblico di Marassi è tutto per lui e lo incita a modo suo, dedicandogli il celebre ritornello “Go West” dei Pet Shop Boys: “Verooon / Juan Sebaaaastian gol…”.

Così Veron a 21 anni è un giocatore completo e padrone del centrocampo, in quanto con il suo piede destro, può fare davvero quello che vuole. Sventagliate da una parte all’altra del campo dotate di precisione chirurgica e colpi d’esterno che diventano giocate magiche capaci di cambiare una partita. Non ultima, la precisione balistica nei calci di punizione e nei calci d’angolo.

Nel 1998, cambia squadra e si trasferisce a Parma, dove rimarrà solo un anno, ossia il tempo di vincere una Coppa Italia e una Coppa Uefa.

Nel frattempo Eriksson è passato sulla panchina della Lazio e con la cifra di 30 miliardi di lire, si trasferisce a Roma dove troverà una piccola delegazione argentina composta da Sensini, Almeyda e Simeone.

Il suo trasferimento nella capitale coincide con gli anni migliori della Lazio e lui stesso, giocherà la miglior stagione della sua carriera.

Il debutto avverrà la sera del 27 agosto 1999, quando a Montecarlo si gioca la Supercoppa europea e si troverà di fronte il Manchester United che il padre colpì 31 anni prima. Nel primo anno in biancoceleste segna otto reti (record personale) tra cui un’autentica perla su punizione che decide il derby di ritorno. Altra rete da ricordare è quella nel successo casalingo contro il Verona segnando direttamente da calcio d’angolo. Insieme a Nedved, Almeyda, Stankovic, Simeone e Conceicao, forma uno dei reparti di centrocampo più forti di sempre. Vince scudetto, Coppa Italia e Supercoppa, è lui il cervello di quella squadra leggendaria. Un altro anno a Roma prima delle esperienze in Premier con Manchester United e Chelsea, e ancora in Serie A con l’Inter. Con il trasferimento il suo rendimento diventa altalenante, ma riesce comunque a vincere una Premiere League con i Red Devils e una Coppa Italia e un altro scudetto (assegnato dopo calciopoli) con l’Inter.

Nel 2006 torna in Argentina, nell’Estudiantes, dove vivrà una seconda giovinezza, portando i Los Pincharratas a grandi livelli, vincendo due titoli Apertura a livello di squadra e due premi come giocatore dell’anno a livello personale.

Ma il giorno che resterà nella storia è il 16 luglio 2009, quando si giocò la gara di ritorno della Coppa Libertadores. Oltre ad aver giocato una partita perfetta, davanti al padre pieno di orgoglio, alzerà l’ambito trofeo da capitano, facendo così ripetere la storia dopo 41 anni: la Brujita aveva eguagliato la Bruja. Si ritira infine nel 2014, annunciandolo nello stesso giorno in cui cala il sipario su un altro grande giocatore argentino: Javiér Zanetti. Amatissimo da ogni tifoso che ha a cuore l’estetica e la funzionalità del gioco, Juan Sebastián è attualmente il presidente dell’Estudiantes e rimane un simbolo del calcio argentino.

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