Storie di Calcio

5 Dicembre 2000: l’addio al calcio di Enzo Scifo

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GLIEROIDELCALCIO.COM (Andrea Gioia)

Vi annuncio il mio ritiro dal calcio giocato. Soffro di artrosi all’anca sinistra, riesco a giocare soltanto grazie alle infiltrazioni ma i medici mi hanno consigliato di smettere. Rischio troppo, non ne vale la pena”

E’ il 5 Dicembre del 2000 e quello che sta per dare l’addio al calcio è uno tra i più forti giocatori che il Belgio abbia mai prodotto.

Si chiama Vincenzo Scifo, per tutti Enzo, e ha un aspetto troppo mediterraneo per sembrare belga. Le sue origini siciliane sono visibilissime, nascoste in un uno sguardo sincero e in un cognome che di nord Europa ha davvero poco.

Negli anni ’80, quando era ancora alla corte di quella grandissima fucina di talenti chiamata Anderlecht, tutto il calcio europeo inizia ad innamorarsi di quel ragazzino che ricorda molto alcuni tra i numeri 10 più importanti degli ultimi decenni.

Ha le geometrie e la visione di gioco di Gianni Rivera, lo scatto prorompente di Antognoni, la raffinatezza nelle movenze di Michel Platini.

L’asso francese lo incrocia negli Europei del 1984, rimanendo però schiacciato da Le Roi. Entrambi numeri 10, entrambi di origini italiane.

La svolta nella carriera di Vincenzo Scifo avviene nell’estate del 1986, in quel Mondiale messicano giocato a mille all’ora. Il suo Belgio, rivelazione del torneo, arriva fino alla semifinale. Soltanto il monumentale Maradona, con una delle sue partite più memorabili, riuscirà a spezzare il sogno di Enzo e di una finale da 20enne.

Scifo arriverà in Italia in due parentesi distinte; l’Inter lo chiamerà alla sua corte nel 1987 (salvo poi cederlo l’anno dopo al Bordeaux), il Torino di Mondonico lo riprenderà nel 1991. Quella granata sarà forse l’esperienza più importante nella carriera del belga. Grazie ad una squadra fortissima e a un allenatore visionario, quel Toro raggiungerà la finale di Coppa Uefa contro l’Ajax e vincerà una Coppa Italia.

Lascerà la città della Mole nel ’93 per accasarsi al Monaco, chiudendo poi la carriera dove l’aveva iniziata, in quell’Anderlecht che lo aveva coccolato e lanciato nel grande calcio.

Enzino Scifo, nonostante i 4 mondiali giocati (solo altri 13 giocatori ci sono riusciti), sarà ricordato per quel suo carattere gentile e per quella immensa classe mai del tutto esplosa.

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