Storie di Calcio

L’ultimo “Diez” argentino … Juan Román Riquelme

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La penna di Francesco Indelicato, all’esordio con GliEroidelCalcio.com, ci racconta una storia di calcio … la storia di Juan Román Riquelme …  l’ultimo “Diez”

Juan Román Riquelme è stato uno dei più grandi giocatori argentini dell’ultimo ventennio. Uno di quei talenti la cui fantasia, classe ed estro andavano oltre quella che può essere la semplice qualità di un calciatore. Un vero artista del pallone, come molti amavano definirlo, in Argentina erano talmente estasiati dalle sue gesta che lo avevano etichettato subito come “nuovo Maradona”: Juan però non amava i paragoni né tantomeno i preconcetti poiché lui era tutt’altro calciatore rispetto al pibe de oro.

Con Juan era lecito parlare di genio, ma anche di sregolatezza, non tanto per lo stile di vita condotto fuori dal campo, ma soprattutto per l’incomprensibile scelta di voler lasciare, prematuramente, l’Europa quando il Mondo stava per elevarlo tra gli “dei” nell’Olimpo del calcio. Accostabile per le movenze a Zinedine Zidane, Riquelme era un abile trequartista con un elevato concentrato di tecnica cristallina, unita ad un’incredibile visione di gioco, che ne facevano di lui uno dei rifinitori del suo ruolo più apprezzati e più forti in circolazione.

Da grande artista del pallone quale era, aveva un vero e proprio pennello al posto del piede destro con il quale era rapido a disegnare assist illuminanti per i suoi compagni. Aveva una visione di gioco fuori dal comune, l’argentino infatti con la sua rapidità era in grado di togliere il tempo agli avversari, che molto spesso rimanevano disorientati davanti al suo modo di tenere il pallone tra i piedi.

Nato a San Fernando, nei sobborghi di Buenos Aires, il 24 giugno 1978, viene da una famiglia numerosa composta da undici fratelli di cui lui ne era il maggiore. Evidentemente un predestinato del calcio poiché curiosamente, il giorno successivo alla sua nascita, l’Argentina vince per la prima volta la Coppa del Mondo.

Juan Román muove i primi passi, da tredicenne, nel settore giovanile dell’Argentinos Juniors. Magro, dal fisico esile e con la testa sempre abbassata per la sua enorme timidezza, era un ragazzino e di poche parole infatti nel suo quartiere lo avevano soprannominato “El mudo” ma in tutto il mondo per la sua classe lo conosceranno semplicemente come Juan Román Riquelme. Con la maglia dell’Argentinos incantò tutti con il suo grande talento tant’è che River Plate e Boca Juniors non tardarono a contendersi il piccolo gioiello che stava illuminando la Primera Division argentina.

Così nel 1995 si trovò a fare una scelta difficile rifiutò il River, si dice anche “spinto” dai genitori perché per loro sarebbe stato considerato un “tradimento” visto che Juan era cresciuto nel “Barrio”, divenendo, a tutti gli effetti, un giocatore del Boca Juniors: inseritosi proprio all’ultimo minuto nello strapparlo ai rivali con un’offerta da 800.000 pesos fatta pervenire ai dirigenti dell’Argentinos Juniors.

Ma la sua incredibile storia con le Xeneizes inizia, sul campo, Il 10 Novembre 1996, quando infatti “El Mudo” fa il suo debutto in assoluto con il Boca Juniors contro la Unión de Santa Fe e a nemmeno due settimane dall’esordio realizzerà la sua prima marcatura in Primera division contro l’Huracán. Riquelme è senza dubbio l’incarnazione del numero 10 per eccellenza che ha fatto innamorare, fin da subito, la folla della Bombonera e per questo il destino gli riserverà un onore speciale: il 25 Ottobre 1997, durante “el classico” tra Boca Juniors e River Plate, Juan entra in campo al minuto quarantasei per sostituire il “dio del calcio”, Diego Armando Maradona che, ironia della sorte, quel giorno giocherà l’ultima partita della sua carriera.

Da tutti venne intuito come un vero e proprio passaggio di “consegne” tant’è che nei mesi successivi attraverso la guida di Carlos Bianchi sulla panchina delle Xeinezes, Riquelme diventerà, partita dopo partita, l’idolo della Bombonera. Il Boca dominerà quell’anno e vincerà il torneo di Apertura, il primo titolo dopo 6 anni, ripetendosi solo qualche mese dopo anche nel torneo di Clausura, il tutto sotto la guida dell’illuminata stella di Juan Román Riquelme.

I successi continueranno senza fermarsi e nel 2000 si consacra anche come giocatore di livello internazionale vincendo, per la prima volta, la Copa Libertadores, riuscendo inoltre nella titanica impresa di aggiudicarsi la Coppa Intercontinentale contro il Real Madrid dei “Galacticos”, campioni d’Europa in carica, vincendo per 2-1. Una partita incredibile di Riquelme che fornirà un assist memorabile per il raddoppio di Martin Palermo con un lancio telecomandato di 40 metri dalla propria metà campo dimostrando tutto il suo talento in una sola giocata. Dopo questo grande trionfo, rimarrà ancora un anno al Boca bissando nuovamente il successo in Copa Libertadores, vincendo inoltre anche il torneo di Apertura del campionato argentino.

Insomma tutto era pronto per vedere il talento cristallino di Riquelme sbocciare anche in Europa e in un grande club; chiamata che arriva puntualmente nell’estate del 2002 da parte del Barcellona. Un acquisto che ha regalato un entusiasmo incredibile tra i tifosi tant’è che le maglie blaugrana di Riquelme con il numero dieci andarono a ruba. Dopo un esordio con una doppietta in amichevole ad Amsterdam contro il Parma, Riquelme non aveva fatto i conti con un oste molto duro: il suo allenatore Louis Van Gaal.

L’allenatore olandese lo considerava come una specie di “soprammobile” di lusso, facendolo giocare perennemente fuori ruolo per favorire il suo gioco basato sulle ali offensive, ragion per cui la sua avventura al Barcellona fu molto deludente concludendo la sua prima, e unica, stagione in blaugrana con pochissimi alti e moltissimi bassi che lo costringeranno a cambiare maglia molto presto. L’anno dopo, infatti, il suo destino europeo sarà ancora in Spagna e al cospetto del Villareal, convinto dal progetto tecnico dell’allenatore Manuel Pellegrini tra l’altro suo connazionale. Riquelme qui vivrà una vera e propria rinascita e il tecnico argentino gli affiderà completamente le chiavi del suo “Submarino Amarillo” costruendogli attorno una squadra di talento che poteva contare su giocatori del calibro di Diego Forlan, Marcos Senna e Juan Pablo Sorin.

I risultati per il Villareal furono sorprendenti, trascinato da Riquelme raggiunsero un terzo posto in Liga Spagnola e arrivarono ad un passo dalla finale di Champions League, del 2005, dopo che lo stesso asso argentino si fece parare un rigore dal portiere dei gunners Lehman. Un duro colpo poiché se avesse segnato forse avrebbe potuto affrontare proprio quel Barcellona, in finale, che dopo averlo sedotto aveva avuto il coraggio di abbandonarlo senza dargli nemmeno una seconda chance.

Dopo una bella storia con il Villareal, nel 2006 a causa di dissidi con il tecnico Pellegrini decide di lasciare a soli 28 anni il calcio europeo per tornare dove tutto ebbe inizio e cioè nuovamente al Boca Juniors. Qui vive una sorta di seconda giovinezza affermandosi ai suoi livelli pre-europei riuscendo a vincere un’altra libertadores, la sua terza personale, e altri due tornei di apertura, incantando il pubblico con le sue magiche punizioni, assist illuminanti e dribbling ubriacanti il tutto condito da assoluti lampi di genio.

Saranno altri sette anni meravigliosi che nessun argentino amante del calcio potrà mai dimenticare infatti nel 2014 a 35 anni, nonostante il suo fisico fosse ormai logoro dal tempo, decide di chiudere il cerchio dove tutto aveva avuto inizio, accasandosi all’Argentinos Juniors con l’obiettivo di riportarlo in Primera Division dopo anni di oblio. Nemmeno a dirlo ci riuscirà trascinandolo con le sue giocate e solo dopo comunicherà al mondo che a 36 anni era giunto il momento di dire basta.

Con il suo ritiro piangerà un popolo intero perché non si ritirava solo un immenso campione, ma probabilmente con lui sarebbe sparito anche un modo di giocare, un modo di intendere il calcio e di interpretare quel tipo di ruolo che difficilmente qualcun altro dopo di lui avrebbe fatto. In Argentina erano perfettamente consapevoli che probabilmente avevano avuto la grande fortuna di aver potuto ammirare l’ultimo grande “diez” argentino dopo Diego Armando Maradona.

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