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Libri: “Poveri ma belli”, il Pescara di Galeone … intervista all’autore Lucio Biancatelli

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GLIEROIDELCALCIO.COM (Federico Baranello) – Per la rubrica “Calcio, Arte & Società” abbiamo raggiunto Lucio Biancatelli, autore del libro “Poveri ma belli – Il Pescara di Galeone dalla polvere al sogno”, edito da “Ultra Sport”. Un triplo appuntamento con l’autore, oggi l’intervista e nei prossimi giorni due estratti in esclusiva per i lettori de Gli Eroi del Calcio. Un libro dedicato a quel piccolo capolavoro del Pescara della seconda metà degli anni Ottanta. Un’avventura nata quasi per caso e un epilogo davvero irripetibile. Abbiamo incontrato l’autore, di seguito le sue parole che ci consentono di meglio capire il contenuto del libro.

“E’ una storia che ho sempre avuto nel cuore, questa del Pescara di Galeone”, ci dice l’autore, “Dopo due libri dedicati al glorioso tennis italiano degli anni 70 volevo misurarmi con una storia di calcio anni ’80 e dopo alcune proposte di biografia, una proprio a Galeone, non andate in porto, ho proposto all’editore di raccontare questa storia, grazie anche al mio “debole” per l’Abruzzo, che frequento fin da bambino e dove ho casa, amici e parenti da parte materna. Galeone poi è sempre stato un mio mito, come Liedholm e, nel tennis, Panatta”.

Un libro e una storia dove sono i protagonisti a raccontarla… “Si, ho fatto parlare i protagonisti. Ho iniziato un vero e proprio giro d’Italia per recuperare tutti i calciatori di quel gruppo, alcuni dei quali per fortuna sono rimasti a vivere a Pescara. Ad ognuno ho chiesto di raccontare la sua storia, e a seconda dell’interesse che questa poteva avere ai miei occhi, gli ho dato più o meno spazio. Inevitabilmente ad emergere dai racconti era sempre il personaggio Galeone: istrionico, anticonformista. Non mi sono preoccupato di far “quadrare” i racconti, non mi interessava che tutto collimasse. Ad esempio sul “come” e “quando” quel Pescara iniziò a giocare a zona con Galeone ci sono tanti aneddoti anche diversi e divertenti raccontati dagli ex giocatori. Ho deciso di approfondire la prima promozione di Galeone, che è quella che “ha fatto storia” perché parliamo di una squadra che l’anno prima (con Catuzzi allenatore, uno dei primi a fare la zona) era retrocessa in C (con un portiere squalificato e radiato per il calcioscommesse), e che fu ripescata a pochi giorni dall’inizio del campionato di B, al quale si presentò con una banda di ragazzini, qualche reduce dalla sfortunata stagione precedente (tra i quali Giampiero Gasperini) e un allenatore esordiente ma tutt’altro che rassegnato a fare la parte della vittima predestinata”. 

“All’inizio è stato un po’ come partire per una caccia al tesoro”, continua a raccontare Lucio, ormai ci permettiamo di chiamarlo per nome, “con l’obiettivo di recuperare gli ex giocatori dei quali si sono perse le tracce. Il primo problema è stato, banalmente, entrare in contatto con loro. All’inizio è stato prezioso Facebook, perché è lì che sono riuscito a contattare il primo degli ex giocatori di Galeone, Felice Mancini. Quel gruppo è ancora oggi, dopo 30 anni, in collegamento attraverso un gruppo Whatsapp che si chiama “Pescara la salvezza 1987-88”. Fu quella infatti l’unica salvezza in A nella storia degli adriatici. Sono stato a Verona per incontrare Stefano Rebonato (il bomber, 21 gol senza rigori in serie B) a Milano ho visto Primo Berlinghieri, l’ala sinistra, e Beppe Gatta, il portiere, e ho titolato il capitolo a loro dedicato “Attenti a quei due”; sono stato a S. Giovanni in Persiceto per Gigi Ciarlantini, a Bracciano per Cristiano Bergodi, finalmente a Roma (è stato in realtà il primo incontro) per Roberto Bosco (che oggi è nello staff di Allegri come osservatore) e Giorgio Benini, che è stato meno fortunato e lavora nella vigilanza privata di un supermercato di Roma Sud. Tanti i viaggi a Pescara, dove sono rimasti a vivere molti di quel gruppo, da Rocco Pagano a Franco Marchegiani, Andrea Camplone, Giacomo Di Cara. Il mister dell’Atalanta l’ho intervistato al telefono ma poi ci siamo visti a Roma, alla vigilia della finale di Coppa Italia, quando gli ho consegnato la prima copia del libro prima ancora che uscisse in libreria. Sono stati preziosi, per i loro contributi e per il materiale d’archivio i cronisti dell’epoca come Antonio De Leonardis, Claudio Carella (sua la foto di copertina) ed Enrico Rocchi”.

Una storia particolare e difficilmente ripetibile …” Per chi non conosce la storia credo sia gustoso scoprirla passo dopo passo, perché è veramente speciale. Speciale come tutte le storie di sport dove vince l’ultimo, quello che nessuno alla vigilia avrebbe mai potuto pronosticare vincente. E’ come la favola di Cenerentola che diventa principessa, o del brutto anatroccolo che diventa cigno. Per chi la conosce, per i tifosi abruzzesi di quella generazione, e dico abruzzesi e non pescaresi perché quella squadra trascinava anche 10mila persone in trasferta, credo sia l’occasione di un vero e proprio tuffo nel passato, un passato che per i tifosi di quegli anni è impossibile dimenticare. Quella squadra è rimasta nel cuore di tutti. Si, irripetibile… e sono del mio stesso parere anche i protagonisti che mi hanno aperto il libro dei ricordi. “Oggi sarebbe impossibile” mi ripetevano come un mantra. Troppo grandi ora le cifre che girano nel mondo del calcio per lasciare spazio a una “cenerentola”, troppo ampia oggi la forbice tra le grandi e le piccole squadre. Troppo esasperato il professionismo. Certo, poi capitano favole come quella dei Leicester di Ranieri e allora … Comunque resta il fatto che in quegli anni vinsero lo scudetto la Roma (1983), il Verona (1985) e la Sampdoria (1990). C’era spazio anche per le outsider”.

“Questo libro, tra quelli che ho scritto, mi è rimasto più nel cuore”, prosegue Lucio non senza emozione nella voce, “Come un figlio voluto quando intorno senti un po’ di scetticismo. E’ “facile” farsi accettare la biografia di un ex campione (come è stato per Bertolucci) meno scontato portare a un editore nazionale (Ultra sport) la storia del Pescara di Galeone. Ricordo che all’inizio non ci fu particolare entusiasmo. Ma sono convinto che si siano ricreduti. Oggi, a un mese dall’uscita in libreria e pochi giorni dopo la presentazione di Pescara con Galeone e 8 ex giocatori (tra cui Sliskovic, venuto da Mostar!) posso dire di essere orgoglioso di aver portato a termine questo lavoro, e gratificato dagli attestati ricevuti, dai lettori e dai media. E ti dico un’altra cosa: questa storia, e un personaggio come Galeone, meriterebbero secondo me anche un film. O un documentario. Il calcio degli anni 80 era un’altra cosa. Aveva un fascino unico, non solo perché o lo vedevi allo stadio o lo ascoltavi alla radio e per vedere i gol aspettavamo 90° minuto. C’erano valori umani di attaccamento alla maglia oggi scomparsi e personaggi eccentrici, sui generis. Oggi è tutto appiattito e dominato dalle lobby. Per i più giovani leggere questo libro è secondo me l’occasione per scoprire qual era il calcio che ha fatto innamorare del pallone i loro genitori, prima dei fenomeni social, della pay tv e dei giocatori gestiti dalle fidanzate manager. I giocatori dell’epoca erano più autentici”.

Il libro è un po’ così, come questa intervista, da leggere tutto d’un fiato. Lucio ci fa vedere un messaggio ricevuto da Primo Berlinghieri, uno dei giocatori di Galeone: “Ciao Lucio voglio ringraziarti perché con il tuo libro, bellissimo, hai riportato dentro me ricordi di un calcio fatto da ragazzi, che io definisco ‘dalla faccia pulita’. Quella squadra rimarrà eterna, anche grazie a te! “

Niente di più vero.

Grazie Lucio

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Il video di presentazione del libro

 

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