La Penna degli Altri

Salvatore Di Somma ricorda il 23 Novembre del 1980, il giorno della vittoria dell’Avellino sull’Ascoli e del terribile terremoto

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(RAINEWS24.IT – Foto WIKIPEDIA)

Rai News 24 intervista Salvatore Di Somma, capitano dell’Avellino nel 1980, l’anno del terribile terremoto dell’Irpinia. Ecco un estratto.

[…] 23 novembre 1980, stadio Partenio. L’Avellino di Luis Vinicio entra in campo contro l’Ascoli, un avversario difficile. I biancoverdi in quel campionato sono partiti con 5 punti di penalità inflitti per la vicenda legata al calcio scommesse e con una vittoria riuscirebbero ad abbandonare l’ultimo posto della classifica. In squadra ci sono elementi come Stefano Tacconi in porta, Beniamino Vignola e Jorge Juary in attacco. A tenere le redini della difesa c’è Salvatore Di Somma, “libero” coriaceo, temutissimo da tutti gli attaccanti avversari.

[…] Ci sono tra i suoi ricordi tantissime situazioni emozionanti, ma sicuramente una delle emozioni che ha segnato la sua vita […] è stata la partita e la giornata del 23 novembre 1980. “Era una partita importante per la classifica, giocata in un giorno poi divenuto indimenticabile. Fai fatica a dimenticare quella giornata. Quella domenica giocavamo una partita importantissima contro l’Ascoli. Una partita di grande rivalità tra le due tifoserie. Riuscimmo a fare una prestazione straordinara, vincendo per 4 a 2. C’era gioia, entusiasmo da parte di tutti, della città, della squadra, della società, della tifoseria”.

[…] Guardavamo la tv mentre cenavamo con le bambine e mia moglie. Al momento del rigore della Juve venne giù il finimondo. Mia moglie urlò “Il terremoto”. Io sentii un ululato all’esterno e poi la casa ballò tutta. Non vedevo via di scampo. Pensai addirittura di lanciarmi dal balcone insieme a moglie e figlie. Poi per fortuna finì tutto e scappammo fuori di casa. Lei abitava in pieno centro città. Dopo aver messo in sicurezza la sua famiglia uscìi in strada insieme ad amici e ad alcuni compagni di squadra a vedere cosa fosse successo. Dopo una mezzoretta andammo a vedere in giro, andammo verso piazza Libertà. Trovammo tutti i fabbricati crollati. C’erano persone che tiravano fuori dalle macerie morti e feriti. A un certo punto incontrai una signora adagiata a terra, sul marciapiede, tutta lacera e ferita. Era scalza, piangeva e si disperava. Come mi vide mi riconobbe e mi disse: “Salvatò, che tragedia”, poi mi fece un mezzo sorriso e disse: “Però oggi che bella vittoria abbiamo fatto”.

 

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