La Penna degli Altri

Come Socrates ha portato la politica più bella sul campo da calcio

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THEVISION.COM (Elvis Zoppolato) – […] Il calcio è anche politica, e questo lo sapeva bene Sócrates, “il dottore” (chiamato così per la sua laurea in Medicina): la sua militanza politica divenne letteralmente calcio nel curioso e indelebile episodio della “democrazia corinziana”.

[…] Sócrates è stato un giocatore molto amato ma allo stesso tempo molto criticato, proprio per le sue idee politiche radicali e il suo stile di vita libertino, non esattamente idoneo alla carriera di un’atleta professionista. Amante del carnevale e delle donne, Sócrates beveva e fumava molto, gli piaceva divertirsi e fare festa, e non aveva alcuna intenzione di smettere

[…]  In realtà Sócrates era una testa pensante e sapeva bene di cosa stesse parlando, il suo non era un inno nichilistico alla dissoluzione ma un invito alla libertà: in Brasile erano gli anni della dittatura militare e Sócrates fu un grande antesignano del passaggio alla democrazia. Anzi ne fu un simbolo: ancora oggi tutti i brasiliani si ricordano perfettamente della “democracia corinthiana”, che proiettava nel calcio il cambiamento che stava avvenendo nella società.

[…] La svolta avvenne nel 1982: l’anno prima il Corinthians aveva terminato il campionato al 26° posto, e in conseguenza di ciò il presidente Vicente Matheus decise di dare le dimissioni. Il suo posto fu preso da Waldemar Pires, di posizioni politiche molto più liberali, che sceglierà come direttore dello sport un sociologo di sinistra che non capiva molto di calcio, Adílson Monteiro Alves. Sócrates e i compagni di squadra Vladimir e Casagrande, approfittando del vento favorevole, proposero subito un nuovo tipo di amministrazione del club: niente più ordine gerarchico, tutte le decisioni vengono prese collettivamente per alzata di mano, anche quelle che riguardano i nuovi acquisti, e ognuno ha il diritto di esprimere il proprio voto, nessuno escluso – giocatori, staff tecnico, dirigenti. La proposta viene accettata: è il primo e unico caso della storia di autogestione diretta di una squadra di calcio, nonché una delle fasi più gloriose della storia del Corinthians.

[…] Nel novembre del 1982, alla vigilia delle elezioni comunali e statali, i calciatori del Corinthians scesero in campo con la scritta “Dia 15 vote” (“Il 15 vota”) stampata sul retro della maglia. In questo modo divennero dei pionieri dell’uso della divisa come modo di veicolare messaggi, inclusi quelli pubblicitari, cosa proibita fino allora proibita dal Consiglio Nazionale dello Sport. Sócrates, non ancora soddisfatto, cominciò anche a promuovere messaggi di libertà nella fascetta elastica che portava sul capo per raccogliere i capelli. La più famosa sarà quella utilizzata ai mondiali del 1986, in Messico, con la scritta “México sigue en pie” (“Il Messico è ancora in piedi”), che diventerà una vera e propria icona di quella Coppa del Mondo. Si trattava di un messaggio di solidarietà nei confronti dei cittadini messicani colpiti dal devastante terremoto dell’anno precedente, che causò oltre 10mila morti.

[…] Con l’autogestione diretta le cose cambiarono subito, cominciarono a vincere le partite, a prendere coraggio e a guadagnare popolarità. Vinsero due volte il campionato paulistano (cioè il campionato dello Stato di San Paolo) e in poco tempo la “squadra dei poveri” si trasformò in una testa di serie. […]

Sócrates divenne semplicemente un idolo nazionale, e quello stesso anno venne scelto come capitano della seleção verdeoro per i mondiali di calcio del 1982. Era il Brasile più bello di tutti i tempi, quello di Zico e Falcão, e incarnava l’essenza del Futebol bailado, uno stile di vita oltre che di gioco. […] Sócrates fu comprato dalla Fiorentina. La sua carriera in Italia durò un solo anno e fu molto deludente; il “camminatore” faceva parlare più della sua vita fuori dal campo che dentro, e fu duramente criticato dalla stampa per il suo atteggiamento controverso […]

Tornato in Brasile, la sua carriera volse lentamente al declino. Giocò ancora due anni, uno al Flamengo e uno al Santos. Poi si ritirò e riprese la carriera di medico, che condusse fino alla sua morte. […] Sócrates morì di cirrosi epatica nel 2011, all’età di 57 anni. Durante il derby Corinthians-Palmeiras, nel minuto di silenzio dedicato a lui, tutto il pubblico corinthiano e i calciatori alzarono il braccio con il pugno chiuso. Era l’esultanza di Sócrates, il simbolo della sua libertà. Nel 1983 aveva detto: “Vorrei morire di domenica, nel giorno in cui il Corinthians vince il titolo”. Si è spento di domenica, il 4 dicembre 2011; poche ore dopo il Corinthians ha vinto il quinto titolo nazionale della sua storia.

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