Storie di Calcio

21 Dicembre 1986: il poker della Sampdoria alla Juventus

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GLIEROIDELCALCIO.COM (Andrea Gioia)

La camminata tranquilla, lo sguardo sorridente e quella fierezza tipica di un presidente d’altri tempi. L’inizio della sfida tra la Sampdoria e la Juventus del 21 Dicembre 1986 era iniziata con quel saluto di Natale, gentile e cordiale, del patron blucerchiato alla sua tifoseria.

Paolo Mantovani aveva deciso di fare quel regalo a quel suo popolo genovese che lo avrebbe amato incondizionatamente. La sua squadra lo avrebbe ripagato con una prestazione sontuosa, orchestrata dalle geometrie di un numero 10 marchigiano di grandissima prospettiva.

Vujadin Boskov contro Rino Marchesi, Mancini contro Platini.

La Vecchia Signora, in quella stagione post mondiale, non era più la macchina invincibile del quinquennio precedente. Quella sarebbe stata l’ultima annata di Le Roi, ormai afflitto da tanti acciacchi ed intenzionato a chiudere con il calcio giocato già dopo il triste (per l’epilogo) Mondiale messicano.

Al Ferraris la partita fu una partita combattuta, giocata da entrambe le squadre a viso aperto, con i bianconeri più decisi a impostare il gioco ed il liguri a scattare in contropiede. E proprio le ripartenze furono la chiave di volta per quel poker incredibile.

L’1-0 arriverà grazie a Mancini e al suo assist perfetto sulla testa di un Vialli in giornata di grazia, abilissimo a sfruttare quel pallone e a infilare Tacconi con uno stacco a incrociare in caduta. Roba da campioni. Poi arriverà il raddoppio del Mancio, su calcio di rigore fischiato da Bergamo, dopo l’atterramento in area dell’attaccante cremonese. La Juventus, dopo aver alzato la testa con il gol imperioso di Aldo Serena, lascerà lo spazio necessario al micidiale contrattacco sampdoriano. Saranno prima Briegel e poi ancora Vialli a fermare il risultato sul definitivo 4-1.

Quella stagione si concluderà con un secondo posto finale per la Vecchia Signora, staccata di soli tre punti dal fortissimo Napoli di Maradona, al primo Scudetto della storia.

Gli uomini del mentore serbo, invece, finiranno al sesto posto e daranno inizio ad un quinquennio d’oro, concluso con la sfortunata finale di Wembley.

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