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La Penna degli Altri

A tu per tu con Alessandro Melli, ex campione di Serie A: “Io, Parma e Scala, vi svelo tutto. E quello scambio con Gullit…”

RIVIERASPORT.IT (Riccardo Aprosio) –

Alessandro Melli, cominciamo dalla sua importante carriera dove tutto iniziò in un Parma-Juventus 1-2 del settembre 1990: cosa ricorda di quel giorno? “Di quel giorno mi ricordo una bella atmosfera, per il Parma era la prima partita in Serie A della sua storia. Mi ricordo uno stadio pieno e il piacere di avere avuto come avversario la Juventus, una squadra di livello con campioni come Roberto Baggio e Totò Schillaci reduci da Italia ’90. Fu emozionante, perdemmo per 1-2 senza meritarlo e giocando alla pari con i bianconeri. Ho avuto il piacere di realizzare il primo gol in Serie A nella storia del Parma e per un parmigiano è il massimo“.

Ci racconta che allenatore è stato per lei Nevio Scala, tecnico che lo ha lanciato? “All’epoca è stato un tecnico che mi ha dato una grossa mano, perchè io ero un giovane promettente che faceva un po’ fatica a dare continuità alle sue qualità. Lui fin dall’anno prima in Serie B ha creduto in me, mi ha fatto crescere e dato una grossa spinta per la mia carriera“.

Ma anche Eriksson, Capello e Ancelotti qualcosa le hanno lasciato… “Sì, nella mia carriera ho avuto grandissimi allenatori, da Sacchi a Zeman fino a Mazzone, Boskov e Spalletti. Ne ho avuto tanti che hanno realizzato una carriera importantissima“.

Le faccio qualche nome di quel magico Parma come Osio, Brolin e Taffarel: che ricordo ha di quella squadra? “Era una squadra formata da ragazzi giovani ma tutti promettenti con la passione per il calcio, con qualità e un contesto dove crescere senza troppe pressioni. La società non ti faceva mancare nulla con l’ambiente Parma che è molto importante per la crescita dei giovani“.

Poi il passaggio alla Sampdoria e a novembre del 1994 al Milan: ci svela un retroscena di quello scambio con Gullit? “Nell’estate del 1994 scelsi la Sampdoria perchè desideravo giocare con Roberto Mancini. Inoltre fui contattato dallo stesso Mancini e per me fu un onore. La Sampdoria come società assomigliava molto al Parma e fu la scelta più importante della mia carriera. Poi certe situazioni si sono un po’ evolute, perchè Mancini i primi 2-3 mesi giocò molto poco in quanto arrivava da una squalifica importante della stagione prima e da degli infortuni che lo avevano bloccato. Alla fine non giocai tantissimo con Roberto, poi a novembre Gullit chiese la cessione dal Milan e scelse la Sampdoria. All’epoca il figlio di Mantovani mi chiamò in sede dicendomi che come contropartita nell’affare Gullit Fabio Capello aveva chiesto me e lo scambio si concretizzò“.

Ha rammarico per la sua avventura al Milan? “Non fui convintissimo, visto che andare al Milan voleva dire giocare e non giocare, mentre alla Sampdoria ero titolare fisso ed era stata la mia scelta dell’estate. Inoltre ho anche avuto due infortuni importanti che mi frenarono, è stato però anche un piacere perchè ho avuto l’occasione di giocare con dei veri fuoriclasse che mi hanno fatto crescere molto. Ma la mie scelte di quell’anno erano la Sampdoria e Roberto Mancini, una cosa che purtroppo non sono riuscito a gustarmi fino in fondo: sono quasi stato costretto ad andare via“.

Nella sua carriera ha incontrato tanti avversari come Diego Armando Maradona, Van Basten, Batistuta, Roberto Baggio, Gianluca Vialli e Roberto Mancini fino a Francesco Totti: chi lo ha impressionato di più? “Maradona era sicuramente più di una spanna sopra tutti gli altri“.

Il gol che sente più importante in carriera? “Il gol più importante è stato nella finale europea a Wembley contro l’Anversa dove col Parma vincemmo per 3-1, ma a livello personale mi rimane dentro la rete-promozione dalla Serie B alla Serie A contro la Reggiana: per me che sono di Parma segnare alla Reggiana un gol così importante fu straordinario“.

Tratto dall’articolo/intervista di Riccardo Aprosio per Rivierasport.it del 3 gennaio 2019

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Redazione

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