La Penna degli Altri

L’epopea dell’Aston Villa, una nobile del calcio inglese

Published

on

(RIVISTACONTRASTI.IT di Simeone Galletti – Foto NUMERODIEZ)

[…] Eccoli i quattro padri fondatori, coloro che una sera d’inverno del 1874 seduti sulle panche della Wesleyan Chapel e rischiarati dalla luce fatua di un lume a gas, decisero di donare a Birmingham il cuore profondo del calcio inglese.

[…] Nel 1878, di ritorno dalla sua terra, donò al gruppo una muta di divise da gioco recanti sul petto uno sgargiante leone rosso su campo nero. Una livrea da torneo medievale, un frammento ritagliato da una pagina dell’Ivanohe di Walter Scott. Purtroppo quel leone non ebbe nessuna possibilità di successo contro la donna delle pulizie diventando, a furia di lavaggi, pallido e anemico. Resterà il simbolo del club, certo, ma tornerà definitivamente a ruggire sulle commoventi maglie claret&blue soltanto dal fatidico 1957 allorché l’Aston Villa di Eric Houghton (trilby verde e soprabito scuro) scese a Londra per il settimo e ultimo sigillo nella FA Cup.

[…] Il nuovo tecnico, secondo i piani, sarebbe dovuto essere Ron Saunders in uscita dal Norwich, un ex attaccante nato a Liverpool nel 1932 con discreti trascorsi per Everton, Gillingham e Watford nonostante una vertebra cervicale in pessime condizioni. […] Il presidente Doug Ellis, in carica dal 1968, con cui Saunders si interfacciò al suo arrivo era invece un imprenditore controverso, astuto al punto giusto, mai molto amato e sicuramente bizzarro. […] Fatto sta che Saunders sottoscrisse il contratto e la “lunga marcia” dell’Aston Villa non poteva cominciare meglio, visto che arrivò subito un secondo posto alle spalle del Manchester United (altra nobile declassata) che significò promozione in First Division. La ciliegina sulla torta sarà l’inaspettata finale della Coppa di Lega a Wembley in cui i Villans piegarono, guarda caso, il recente passato di Ron, ossia il Norwich City, con una rete di Ray Graydon.

[…] A questo punto dobbiamo fare un salto in avanti, dobbiamo saltare al maggio del 1981, a quel Natale dell’anima in cui il capitano Dennis Mortimer, barba gitana e cespuglio di capelli in testa, si affaccia sorridente dal balcone della Council House in Victoria Street mostrando il trofeo della Prima Divisione. L’Aston Villa era tornato a conquistare il titolo dopo 71 anni di attesa. Lo sforzo vincente, fissato sugli almanacchi con il timbro 1980/81, giunse dagli esiti dolenti della dipartita del beniamino Gray che si accaserà al Wolverhampton per 1,5 milioni di sterline. A rimpiazzarlo spuntò Peter Withe, mascella quadra e fisico da taglialegna.

[…] Riuscire a portare a termine vittoriosamente una stagione estenuante come quella inglese, con appena 14 giocatori a disposizione, significava aver letto la dottrina degli astri come Eraclide e chiudere ogni allenamento in avanzo di ossigeno. L’undici titolare vide in porta l’esperienza di Jimmy Rimmer, protetto dal vallo difensivo formato dai centrali Allan Evans e Ken McNaught, ai lati Kenny Swain e Gary Williams, in mezzo il condottiero Mortimer e il talentuoso faccia d’angelo Gary Shaw con accanto due ali diversissime tra loro, l’agilissimo Tony Morley, genuina “English Wing”, e il più guardingo Desmond Bremner detto Dezzie, ragazzo cresciuto in un villaggio sperduto del granitico Aberdeenshire dove gli uomini sono uomini e anche le pecore sono nervose.

[…] Ciò nonostante se le cose in campionato galleggiarono sulla linea della sufficienza, Barton guidò caparbiamente la squadra verso la finale della Coppa dei Campioni a Rotterdam.

 

Vai all’articolo originale

più letti

Exit mobile version