Storie di Calcio

Frammenti di Messico ’70 – Prima parte

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GLIEROIDELCALCIO.COM (Massimo Prati) – Dei miei vaghi ricordi infantili di Messico ’70, ho parlato nei miei due libri a tema calcistico: “I Racconti del Grifo” e “Gli Svizzeri Pionieri del Football Italiano”. Inoltre, ne ho anche parlato in qualche mio articolo. Ma si trattava appunto di pensieri sparsi in varie pubblicazioni. Per questo motivo, ho deciso di racchiudere tutto in un unico articolo ad hoc; articolo che non ha nessuna ambizione di esaustività ma che, per quanto mi è possibile, cerca comunque di restituire al lettore un quadro unitario di quell’evento sportivo e del periodo in cui si inserisce. Infine, volevo segnalare che ho anche approfittato di questa occasione per redigere qualche passaggio inedito e qualche nuovo dettaglio, da aggiungere a quelli di cui avevo già parlato.

PROLOGO: IL 1970

Nascevano Matt Damon, Mariah Carey e Uma Thurman. Ci lasciavano Jimi Hendrix, Janis Joplin e Bertrand Russell.

In Vietnam, la presenza militare statunitense, con oltre mezzo milione di soldati, aveva raggiunto il suo picco. La dittatura brasiliana dei gorillas era solidamente al potere. In Messico, a meno di due anni dal massacro degli studenti a Tlatelolco, si tenevano i campionati mondiali di calcio. L’anno si chiudeva con la rivolta del popolo polacco contro il dittatore filosovietico Wladyslaw Gomulka.

In Italia a gennaio iniziano le prime manifestazioni di mobilitazione sulla strage di Piazza Fontana. Alla Presidenza della Repubblica c’è il socialdemocratico Giuseppe Saragat. Nel corso dell’anno ci saranno tre cambi di governo. Dai primi due, a guida Rumor, si passerà a quello presieduto da Emilio Colombo.

Nelle classifiche internazionali troviamo “The Witch’s Promise” dei Jethro Tull e “I Am a Man”, dei Chicago; “Venus”, dei Shocking Blue e “I Want you Back”, dei Jackson 5; “Bridge over Troubled Water” di Simon e Garfunkel e “The Tears of the Clown’, di Smokey Robinson. Nella top ten italiana, ci sono “La Lontananza”, di Domenico Modugno, “La Prima cosa bella”, di Nicola Di Bari e “Fiori rosa fiori di pesco”, di Lucio Battisti. Al Festival di Sanremo vincono Adriano Celentano e Claudia Mori con “Chi non lavora non fa l’amore”

Escono “Il Piccolo Grande Uomo”, di Arthur Penn, interpretato da Dustin Hoffman, “L’Uccello dalle Piume di Cristallo” di Dario Argento” e “Borsalino”, interpretato da Alain Delon e Jean-Paul Belmondo.

Venivano pubblicati “Il Gabbiano Jonathan Livingston”, di Richard Bach, “Morte Accidentale di   un Anarchico” di Dario Fo, “Con Ogni Mezzo Necessario”, del leader afro-americano Malcolm X (uscito postumo).

Aleksandr Isaevič Solženicyn vince il Premio Nobel per la Letteratura. “Un Uomo da Marciapiede” (Midnight Cowboy), di John Schlesinger vince il Premio Oscar come miglior film e migliore regia. A Cannes, il cinema italiano riceve eccellenti riconoscimenti: Premio Speciale della Giuria a “Indagine su un Cittadino al di sopra di ogni Sospetto”, regia di Elio Petri; Premio per la migliore interpretazione femminile a Ottavia Piccolo per “Metello”, regia di Mauro Bolognini; Premio per la migliore interpretazione maschile a Marcello Mastroianni, per “Dramma della gelosia-Tutti i particolari in cronaca”, regia di Ettore Scola.

A Genova, nell’autunno di quell’anno ci fu una devastante alluvione. Ai tempi avevo solo 7 anni, ma di quel tragico evento ho ricordi vivissimi. Ricordi vivissimi non solo dei luoghi, delle situazioni e delle persone, ma anche del suo odore, perché l’alluvione ha un suo odore tutto particolare, fatto dell’acqua piovana che si mischia a quella fluviale, al terriccio dei greti, al fango degli argini dei torrenti e al cemento o all’asfalto dell’ambiente urbano.

Su un lato del mio palazzo c’era un cortile, in leggera pendenza, che era lungo un centinaio di metri. Quel cortile, che corrispondeva tra l’altro all’antico perimetro del primo campo del Genoa, era delimitato su un lato da sei palazzi e sugli altri tre lati da un muretto di circa un metro di altezza.

L’acqua in quei giorni arrivò al livello più alto di quel muretto e stagnava nel cortile. Per farla defluire, quando due giorni dopo smise di piovere, alcuni abitanti dell’isolato, armati di mazze e punte, fecero un buco di quasi un metro di diametro nel lato sud di quel muro. E così, dopo un paio di ore, il cortile finalmente si svuotò. Molti giorni dopo, quando tutto era ormai tornato alla normalità, quel buco fu ritappato alla bell’e meglio, con mattoni e cemento. Ma il segno della sua circonferenza è rimasto sul muro ed è visibile ancora oggi. Ogni volta che lo rivedo, penso a quei giorni. Quindi, per certi aspetti, si potrebbe dire che dell’alluvione del 1970 ricordo anche i segni che ha lasciato sui muri. Segni che una persona può associare a quella alluvione solo se ne conosce la storia.

Infine, per entrare nel merito di ciò che andiamo ad affrontare: nel 1970 il Cagliari vinceva lo scudetto, il Bologna la Coppa Italia, il Feyenoord la Coppa dei Campioni e la Coppa Intercontinentale, l’Estudiantes la Coppa Libertadores, l’Italia arriva seconda ai Campionati del Mondo e il Brasile, arrivando primo, vinceva la Coppa Rimet.

Mercoledì prossimo la seconda parte

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