La Penna degli Altri

Il calcio tra crisi e identità. Viaggio tra le origini araldiche dello sport più seguito dagli italiani

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INTERRIS.IT (Federico Cenci) – Il calcio in Italia è fermo. Per il secondo anno consecutivo, la Serie A osserva una sosta la prima metà di gennaio per uniformarsi ai maggiori campionati europei. Non è certo la prima riforma che conosce nella storia (soprattutto in quella recente) lo sport più seguito dagli italiani. Ciò che rimane salda nel cuore dei tifosi, malgrado l’incedere del tempo e il cambio dei costumi, è l’essenza vera del calcio: lo stemma, che le squadre portano sul petto, e i colori, che vivacizzano e caratterizzano le maglie. Salda come le sue radici, che affondano nel Medioevo europeo, non un’epoca buia come qualcuno vorrebbe far credere, ma uno scintillio di colori, simboli, scudi e cavalieri, nonché di identità e appartenenze profonde.

Cavalieri moderni

Oltre dieci anni fa la casa editrice “Le Lettere” dava alle stampe Tutti i colori del calcio – Storia e araldica di una magnifica ossessione, opera dello scrittore, poeta e storico delle lingue minoritarie Sergio Salvi e dello storico Alessandro Savorelli, esperto di simbologia ed araldica. “In principio fu la guerra” è il titolo del primo capitolo del volume. Dietro agli aspetti più terribili dei conflitti, del resto, permane quell’intimo ed arcaico intreccio con i valori dell’amor di patria e dell’unità di popolo, che oggi rivivono ancora tra le schiere più appassionate dei tifosi. L’ombra dell’antenato guerriero del moderno football si allunga su quasi tutte le regioni del pianeta. Espressivo l’accostamento sul libro dell’immagine dello stemma dei re di Aragona, del cavaliere aragonese del XV secolo e della casacca di un calciatore del Lecce del XXI secolo. Gli autori ricordano che la provincia di Lecce (la vecchia Terra d’Otranto del Regno di Napoli) ha conservato lo stemma della dinastia aragonese, e la squadra di calcio della città salentina lo ricalca nella maglia giallo-rossa a righe verticali. E’ solo uno degli esempi presentati da Tutti i colori del calcio del romantico legame con la storia della terra che le squadre di calcio rappresentano. Imbattersi nelle pagine di questo libro significa apprendere che il calcio travalica l’aspetto meramente sportivo: è storia e appartenenza, appunto, e dunque anche mito, contrasto sociale, politica.

Calcio e politica

Le strade di Barcellona struggono ancora oggi di smanie indipendentiste e di rabbia verso il Governo centrale di Madrid. Ma le delicate questioni politiche della Catalogna si riversano anche sul rettangolo verde. La squadra più nota della città, l’Fc Barcelona, ha da sempre un’acerrima rivalità con il Real Madrid che coincide con l’avversione contro il Governo centrale spagnolo degli indipendentisti catalani. Si dice che fu proprio su spinta del club blaugrana che nacque, nel 1901, il primo partito politico autonomista catalano. Anche se in maniera oggi meno incisiva, la politica ha a che fare anche con i colori e i nomi delle squadre di calcio italiane. Nel libro si porta l’esempio del Milan, a cui nell’atto di fondazione del 1898 furono assegnati i colori rosso del diavolo e nero “per fare paura a tutti”. Ai fondatori inglesi della prima squadra della città meneghina, protestanti ed antipapisti, l’icona del diavolo, da ostentare in un Paese cattolico, piaceva moltissimo. Il contributo di immigrati inglesi alla nascita delle squadre italiane, almeno a cavallo tra ‘800 e ‘900, fu notevole e se ne trovano riscontri anche nei nomi anglofoni dei club: non solo il Milan, ma anche il Genoa e le ormai defunte NaplesFlorenceRoman. Durante il fascismo ci fu un tentativo delle autorità di “depurare” il calcio italiano da questi significativi residui della “perfida Albione”. Così il Milan fu trasformato in Milano, il Genoa in Genova, la cosmopolita Internazionale in Ambrosiana. Caduto il regime, tuttavia, le dirigenze delle squadre preferirono sacrificare l’italianità sull’altare della continuità con le origini e tornarono alle vecchie denominazioni.

L’enciclopedia delle maglie

Per avere un quadro dettagliato della storia e dell’evoluzione cromatica dei club di calcio italiani è d’uopo sfogliare I colori del calcio – Storia e passione (Geo edizioni, 2018), opera di Carlo Fontanelli ed Emiliano Paperini. Una vera e propria enciclopedia, che mette in ordine alfabetico tutte le squadre italiane che hanno militato almeno una stagione tra Serie A, B e C (in fondo c’è anche un’appendice dedicata a coloro che hanno conosciuto almeno una volta la quarta serie o la terza nell’arco di tempo 1929-1952), che non può mancare nella libreria di un “calciofilo”. Per ogni squadra, gli autori presentano il disegno (accurato) di nove maglie che hanno segnato la storia del club, una descrizione della storia dei colori sociali e il curriculum della compagine dall’anno di fondazione alla stagione 2016-17. Il libro sviscera i segreti cromatici di ogni squadra, si va dal bianco-nero del Rapallo Ruentes a quello della Juventus, dal giallo-rosso del Giulianova a quello della Roma, dal rosso-blu della Vibonese a quello del Bologna e così via. Ed ancora, per chi legge il libro non sarà più un mistero il motivo del rosa-nero del Palermo, del viola della Fiorentina, dell’arancione della Pistoiese, del blu foncé della Cavese; così come la V sul petto delle maglie di Brescia Brindisi, i calzettoni rossi sotto la divisa bianco-nera dell’Ascoli e le ragioni religiose del rosso-blù del Casarano. I calciatori di oggi passano sempre più velocemente da una squadra all’altra, l’odore delle banconote è diventato più forte di quello dell’erba del campo, ma ciò che gonfia il cuore restano i colori e i simboli delle squadre, che avvicinano i tifosi al mito e li allontanano dall’effimero.

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