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Storie

7 settembre 1893 – Nasce il Genoa Cricket and Athletic Club

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GLIEROIDELCALCIO.COM (Massimo Prati) – Nell’estate del 1893, e più precisamente nella giornata del 7 settembre fu fondato il Genoa Cricket and Athletic Club, ma il nome sarà in seguito cambiato in Genoa Cricket and Football Club. In realtà, secondo alcuni storici del calcio, il club esisteva già dall’anno precedente. Ma, nel determinare la data di nascita di questa gloriosa società, inevitabilmente si ci basa sull’atto di fondazione ufficiale, che reca appunto la data del 7 settembre 1893.

Lo scenario di questo evento fu una sala del Consolato Britannico di Genova, sito nel civico numero 10 di Via Palestro, e i firmatari dell’atto di fondazione, in occasione della prima seduta, furono nove. Il Console Charles Alfred Payton fu considerato presidente onorario. Mentre Charles de Grave Sells fu nominato presidente effettivo, con Jonathan Summerhill suo vice-presidente e H.M. Sandys segretario-cassiere. Inoltre, la commissione sportiva era formata da E. de Thierry, W. Riley, S. Green, G.B. Blake, H. Summerhill junior e G.D. Fawcus, che fu immediatamente eletto capitano della squadra di Cricket.

Aldilà dei firmatari, credo ci siano almeno tre grandi figure d’inglesi che, parlando della storia del Genoa, non possono essere dimenticate: George Davidson, James Spensley e William Garbutt.

George Davidson fu pioniere del calcio, campione di ciclismo e presidente del Genoa: stiamo quindi parlando di un personaggio di grande rilevanza nella storia dello sport italiano. Ma, personalmente, come tifoso del Genoa, trovo emozionante il ricordo di James Spensley e William Garbutt. Però, aldilà degli aspetti personali legati al tifo, va anche detto che Spensley e Garbutt furono veramente due uomini di grande spessore morale. Spensley, medico inglese, fu ferito mortalmente nella Prima Guerra Mondiale, mentre curava un soldato tedesco in un campo di battaglia. William Garbutt adottò una bambina italiana; bambina che il “Mister” non volle abbandonare alla vigilia della Seconda Guerra Mondiale, rinunciando a rientrare in Inghilterra. Per questo Garbutt restò in Italia e, in quanto cittadino inglese, subì la persecuzione fascista che lo portò a vivere per molti anni in confino.

Oltre a questi tre grandi personaggi, credo che una menzione speciale vada fatta per tre giocatori: John Wylie Grant, Percy Graham Walsingham e Hector John Eastwood. Il primo aveva giocato nell’Arsenal, il secondo nel Millwall e il terzo nel West Ham. Si può quindi dire che il Genoa ha in qualche modo dei legami antichi con gli storici club londinesi.

Insomma, l’imprinting britannico nella storia del Genoa non solo è storicamente indiscutibile ma è anche popolarmente riconosciuto. Ma, a partire dal quarto o quinto anno d’esistenza del club, un’altra comunità di stranieri inizia a delinearsi come componente costitutiva del gruppo. Nel Genoa delle origini c’erano infatti anche molti elvetici.

Questo fatto è legato alle caratteristiche sociali della Genova di quel periodo. Tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, Genova era la Borsa più importante del paese (o una delle più importanti insieme a Milano), per volumi scambiati e numero di titoli quotati, era sede di una delle banche italiane d’importanza strategica, il Credito Italiano, ed aveva ormai da mezzo secolo un’industria differenziata e moderna (meccanica e cantieristica), a differenza di Torino, per esempio, che prima dello sviluppo automobilistico, iniziato nel Novecento, aveva un’economia industriale essenzialmente basata sulla trasformazione e lavorazione del cotone. Senza contare, poi, che a Genova c’era il porto in una fase di grande espansione.

Può essere utile, a questo proposito, citare la testimonianza risalente all’inizio del Novecento di una visitatrice d’eccezione, Rosa Luxemburg, a cui non era sfuggita la frenetica attività del porto di Genova: “Genova, magnificamente situata sul mare, a mo’ di anfiteatro, su una stretta striscia di costa, intorno ad ampio golfo, protetta alle spalle da alte colline, ciascuna coronata da castello… e giù nel porto c’è il solito guazzabuglio di piroscafi ”.

E questo “guazzabuglio di piroscafi”, per usare le parole della rivoluzionaria tedesca, aveva attirato commercianti e imprenditori inglesi, ma anche svizzeri. Così, in un intrecciarsi di relazioni economiche, commerciali e personali, alcuni membri della comunità elvetica entrarono a far parte del Genoa Cricket and Football Club.

Va anche detto che, dopo l’Inghilterra, la Svizzera è stato uno dei primi paesi in cui si è giocato a calcio. Dapprima il football fu praticato soprattutto nei college e nelle scuole internazionali, per poi diffondersi a livello popolare. Il San Gallo è stato fondato nel 1879, il Grasshopper di Zurigo nel 1886, il Servette di Ginevra nel 1890 (da un inglese, anche se come squadra di rugby, la sezione calcio nacque 10 anni dopo), La Chaux-de-Fonds nel 1894, il Losanna nel 1896, lo Young Boys di Berna nel 1898 e c’è, poi, il caso del Basilea, dalle singolari somiglianze con il Genoa: maglie rossoblù e anno di fondazione nel 1893.

Molti svizzeri arrivarono dunque a Genova avendo già giocato a calcio, e ad attenderli sotto la Lanterna c’era ovviamente il club di più alto livello nazionale. Di alcuni di questi giocatori svizzeri si è già avuto modo di parlare in articoli precedenti: penso a Edoardo “Dadin” Pasteur e a Henri Dapples. Parlando di Pasteur bisogna dire che – nel Genoa delle origini – con Edoardo, all’ala sinistra giocava anche il fratello Enrico. Mentre a proposito di Dapples va forse aggiunto che nello splendido Museo del Genoa, che merita di essere visitato anche più di una volta, si può vedere il trofeo da lui messo in palio, un pallone d’argento, che porta appunto il suo nome: la Palla Dapples.

Di alcuni giocatori elvetici del Genoa non si sa molto: nome, cognome, ruolo, città e club di provenienza. A volte non si dispone nemmeno di tutti quei dati. Tra quelli di cui sa veramente poco vanno sicuramente annoverati Deteindre, Giroud e Henman.

Di altri si ha qualche dettaglio biografico in più. Ecco qualche rapido esempio in ordine sparso. Kurt Lies, che prima di essere un giocatore del Genoa fu, a fianco di Herbert Kilpin, uno dei fondatori del Milan. Attilio Salvadé, che alcuni storici indicano come colui che propose la nascita del settore giovanile del Genoa. Karl Senft, arrivato nel 1902 e vincitore di tre scudetti e che partecipò alla prima trasferta di un club italiano all’estero. Quel giorno il Genoa vinse 3 a 0 a Nizza e Senft fu autore di una doppietta. Max Meier centrocampista arrivato nel 1905 e che, dopo tre anni di attività nel Genoa rientrerà in Svizzera, per terminare la carriera nel Basilea. Daniel Hug, altro atleta renano, che rivestì il ruolo di giocatore e allenatore del Genoa, ma che fu anche giocatore della nazionale svizzera. Hug fece il suo esordio nel Genoa in un derby con l’Andrea Doria nel 1909, finito 3 a 3, partita in cui esordì anche un altro giocatore elvetico, Hermann Hurni che, dopo avere fondato lo Spezia Calcio, decise di passare nelle fila del Grifo. Maxime Surdez, portiere del Genoa e, con una presenza, della nazionale svizzera. Konrad Walter Hermann, tre volte vincitore di campionati nazionali (due volte in Svizzera ed una volta in Italia), vero incubo per i nerazzurri dell’Inter: nella prima partita della storia, giocata tra i due club, nel 1908 a Genova, a San Gottardo, questo svizzero fu autore di ben cinque gol. Risultato finale: Genoa Inter 10 a 2.

Ma di altri giocatori svizzeri si conosce qualche dettaglio in più e si tratta di dettagli comunque interessanti. È il caso, per esempio, di Alfred Cartier e di Etienne Bugnion.

1898 Genoa Cricket and Athletic Club

Alfred Cartier arrivò nel 1902 e anche lui faceva parte della formazione che vinse a Nizza. Secondo alcune fonti, era imparentato con l’omonima famiglia produttrice di gioielli (ma in realtà non sembrerebbero esistere prove a riguardo) e sposò Francesca Bertini, allora celebre diva del cinema muto. E questo aspetto di vita è, a suo modo, un’anticipazione dei tempi moderni, giacché oggi i matrimoni tra calciatori e dive del cinema, della canzone o della televisione sono cosa piuttosto frequente. A questo proposito, i primi esempi che mi vengono in mente sono quello di Beckham ed Adams oppure quello di Shakira e Piqué.

C’è poi un altro dettaglio biografico importante su un piano più personale. Cartier era nato a Ginevra, a Les Eaux-Vives, il quartiere sulle rive del lago Lemano dove io vivo da quasi dieci anni. Certi giorni, esco di casa, passo vicino a qualche vecchio bistrot e penso che, magari, Alfred Cartier aveva bevuto in quel locale. Chissà? Magari s’era fatto un caffè, o una birra, il giorno in cui aveva lasciato il suo quartiere, per venire a giocare nel Genoa, facendo un percorso in direzione contraria a quello che ho fatto io, partito da Genova, per andare a vivere dove lui era nato.

Ma in qualche modo, un secondo legame, altrettanto antico, unisce il Genoa ad un’altra città del Lemano. Étienne Bugnion fu uno dei sette ragazzini che, nel 1896, fondarono la squadra di calcio della città di Losanna (a quei tempi chiamata Montriond Lausanne e oggi Football Club Lausanne-Sport). Sul sito ufficiale del club losannese si può ancora vedere la foto di questi ragazzi, quattordicenni e quindicenni, che diedero il là al football nella loro città. Niente di più naturale, quindi, per un pioniere del calcio svizzero passare, qualche anno dopo, nella squadra di pionieri del calcio italiano.

Ed è bello pensare che l’adolescente immortalato nella foto citata, sarebbe arrivato a Genova, ventiduenne, nel 1903, e sarebbe passato alla storia l’anno seguente, per aver fatto vincere al Genoa uno scudetto nella partita contro la Juve, con un gol segnato da centrocampo. Étienne Bugnion, da questo punto di vista, può essere quindi considerato una specie di Alvaro Recoba ante-litteram.

In sede di conclusioni, è forse doveroso precisare che il presente articolo è volutamente incentrato sulle due comunità di stranieri che hanno fatto la storia del Genoa. Ma, ovviamente, sin dai primissimi anni, anche gli italiani furono attivi all’interno del club: in una pregevole pubblicazione della Fondazione Genoa, “Football 1898-1908. L’Età dei Pionieri”, si può trovare un’antica foto della squadra di cricket del Genoa, probabilmente risalente al 1895. Nella formazione sono presenti: De Galleani, Ogno, Bertollo, Cabella, Croce, Mangini, Costa e Bocciardo.

De Galleani, Bertollo e Bocciardo faranno parte della squadra del Genoa che, nel 1898, vincerà il primo campionato nazionale di calcio. Stava per iniziare la storia di un club leggendario. Un club che, 25 anni dopo, avrebbe attraversato l’oceano per andare a sfidare le nazionali di Uruguay e Argentina.

Classe 1963, genovese e Genoano, laureato alla Facoltà di Lingue e Letterature Straniere di Genova, con il massimo dei voti. Specializzazione in Scienze dell’Informazione e della Comunicazione Sociale e Interculturale. Vive in Svizzera dal 2004, dove lavora come insegnante. Autore di un racconto, “Nella Tana del Nemico”, inserito nella raccolta dal titolo, “Sotto il Segno del Grifone”, pubblicata nel 2004 dalla Casa editrice Fratelli Frilli; di un libro intitolato “I racconti del Grifo. Quando parlare del Genoa è come parlare di Genova”, edito nel 2017 dalla Nuova Editrice Genovese; di un lavoro di ricerca storica intitolato "Gli Svizzeri Pionieri del Football Italiano", Urbone Publishing, 2019 e "Rivoluzione Inglese. Paradigma della Modernità", Mimesis Edizioni, 2020. È anche autore di numerosi articoli, di carattere sportivo, storico o culturale, pubblicati su differenti blog, siti, riviste e giornali.

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