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18 Aprile 1990 – Stefano Borgonovo consegna il pass al Milan per entrare nella leggenda

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GLIEROIDELCALCIO.COM (Danilo Sandalo) – Per i tifosi rossoneri la data del 18 aprile è una di quelle date di cui doversi ricordare a vita perché da questa sono passate le circostanze che hanno permesso alla storia di consacrare i “diavoli” milanisti come una delle squadre più innovative di sempre grazie all’estro indiscusso di Arrigo Sacchi, autentico rivoluzionario per il calcio anni ’90, che fece di quel Milan una macchina perfetta capace di dominare ovunque e contro chiunque. Eppure quella sera la storia stava per incepparsi rischiando di non avere il seguito che tutti conosciamo.
Era, infatti, la sera del 18 aprile del 1990 ed il Milan affrontava il Bayern Monaco in trasferta all’Olympiastadion di Monaco di Baviera nell’incontro valido per la semifinale di ritorno di Coppa dei Campioni. I rossoneri dopo essersi imposti per 1-0 all’andata a San Siro, grazie a un calcio di rigore trasformato da Marco Van Basten, cercano il pass per accedere alla seconda finale europea consecutiva. Una gara difficile che il Bayern, grazie anche al fattore campo, ribalta in virtù del gol siglato da Strunz che costringe i rossoneri a soffrire fino ai supplementari, nonostante ci avessero provato in tutti i modi a trafiggere la porta bavarese durante i novanta minuti regolamentari. Ma si sa che “la fortuna è cieca, mentre la sfortuna spesso e volentieri ci vede benissimo”!!!
Si procede quindi con l’extra time e a questo punto inizia la storia nella storia che consentirà ai rossoneri di entrare nella leggenda del calcio giocato. Nonostante i grandi nomi presenti in campo nelle file rossonere (Van Basten, Gullit, Massaro, Baresi, Maldini giusto per citarne qualcuno) a risultare  protagonista di questa impresa calcistica è l’attaccante Stefano Borgonovo che, con uno scatto felino si invola verso l’area avversaria e con un pallonetto sigla al 101’ minuto un gol di natura epica che regala il pareggio al Milan e di conseguenza la qualificazione (il 2-1 del Bayern Monaco fu ininfluente ai fini del passaggio del turno) alla finalissima di Vienna vinta poi contro il Benfica per 1-0 grazie a un gol dell’olandese Frank Rijkaard.
Insomma si potrebbe dire quindi che questa è una storia nata dalla Provvidenza, grazie a quel ragazzo di Giussano che quel giorno segnò il gol più importante della sua carriera regalando una gioia indescrivibile a milioni di tifosi in tutto il mondo. Un ragazzo semplice, Stefano Borgonovo, che da li a poco avremmo potuto ammirare (nuovamente) di fianco a Roberto Baggio nella Fiorentina con cui formò una coppia che regalava sorrisi e serenità al popolo viola e a tutti gli amanti del calcio giocato. Un periodo d’oro quello di Firenze contraddistinto anche dalla convocazione in nazionale avvenuta nel 1988.


Purtroppo la vita come si sa è beffarda, tanto ti dà e tanto ti toglie. E così è stato per Stefano Borgonovo che, dopo aver avuto una carriera ricca di successi, aver regalato gioie e felicità a molti tifosi e non solo, si ritrova una volta appese le scarpe al chiodo a dover combattere contro una malattia rara, difficile e complicata come la SLA che in poco tempo lo costringe a vivere in uno stato quasi vegetale. Nonostante tutto Stefano però non molla, anzi dimostra di lottare e di non darsi per vinto, lanciando un messaggio di speranza a tutte quelle persone che soffrono per via di una grave malattia, ma anche ai loro familiari che vivono queste situazioni in apprensione continua. Un segnale forte e determinato quello di Stefano Borgonovo, in perfetto stile con il suo carattere e modo di essere. Uno che aveva fatto della caparbietà il suo stile di vita partendo dalla sua Como ed arrivando a vestire maglie prestigiose come quelle di Milan, Fiorentina, Brescia, Pescara e Udinese.
Stefano Borgonovo pur non essendo stato un personaggio troppo appariscente, molto schivo nei confronti della mondanità, legato ai valori del rapporto e del contatto umano, era uno che riusciva a legare molto bene con le piazze in cui giocava. Essere un calciatore per lui significava accomunare questi valori con i tifosi ed il mezzo per riuscirci era il gol e non è un caso quindi l’amore che la gente aveva nei suoi confronti, semmai era un modo di ricambiare quello stesso sentimento che Stefano metteva in campo per far gol e farli gioire. A differenza del calcio di oggi, dove si cerca la fama e la notorietà immediate, in perfetto stile arrivistico, il “Borgo” è riuscito a piccoli passi e a suon di gol a costruire la sua carriera e forse anche la sua immagine, ma senza mai farne un simbolo da idolatrare. Ogni volta che bucava la rete avversaria si poteva notare in lui la gioia di un bambino, la freschezza, l’innocenza e l’ingenuità che contraddistinguono i più piccoli e la sua corsa verso tifosi e compagni somigliava spesso a quella che un ragazzino fa per correre dai genitori appena ricevuta la pagella condita da buoni voti.
Ecco è questa la vera e più bella immagine che dobbiamo conservare di Stefano Borgonovo e di quel calcio genuino che oggi va, via via, disperdendosi a scapito del business e dei proventi commerciali. Il suo percorso terreno, seppur breve, è stato un veicolo di notevole insegnamento e sensibilizzazione, gioia, felicità ed armonia per la comunità. Un uomo che probabilmente senza volerlo è riuscito ad evidenziare valori universali di convivenza e di fratellanza tra gli esseri umani. La malattia, arrivata dopo, ha innalzato ulteriormente il suo valore spirituale che, finita la carriera di calciatore poteva scivolare nel dimenticatoio dei calciatori “normali”, invece nonostante tutto il bomber di Giussano ha voluto ancora lottare, non darsi mai per vinto e trasmettere ancora una volta delle emozioni che potessero smuovere le coscienze di molti e dare un messaggio di speranza a tante persone che per via di brutte malattie o altre situazioni difficili sono costrette a soffrire senza averlo realmente meritato, ma solo per uno strano scherzo del destino. Stefano ha dimostrato a tutti che il valore della vita non sta solamente nell’esibizioncella estetica, ma nella forza che si deve avere ogni giorno per affrontare le difficoltà qualunque esse siano, considerando che ognuno di noi ne ha in quantità prettamente soggettiva, non comparabili e non qualificabili rispetto a quelle di qualcun altro, ma comunque talvolta molto impegnative se rapportate alla singola vita di ognuno di noi.
Oggi a Stefano Borgonovo dobbiamo essere tutti un po’ grati per tutto quello che ha fatto sia in campo che fuori perché l’insegnamento che ci ha lasciato è ricco di grandi valori etici e spirituali che ci permettono di poter capire che la vita è veramente tanto breve e che lasciarla scorrere tra lamenti, litigi, cura della propria immagine per un fine prettamente personale, non serve affatto, anzi ci riporta in quel vuoto esistenziale del quale tutti facciamo parte e che prima o poi verrà a bussare prepotentemente alle nostre porte.
La vita ha un valore unico se alla vita diamo valore, affrontandola e guardandola dritta negli occhi, aiutando e sostenendo chi è più debole e fragile, sorridendo e lanciando sguardi distensivi anche e soprattutto nei momenti di difficoltà, solo così si potrà dire di aver vissuto una vita intensa e piena di emozioni che sono il contrario di quel vuoto cosmico tipico dell’umana natura.
A Stefano Borgonovo diciamo grazie oggi, come trent’anni fa, non solo per il gol realizzato sul campo del Bayern Monaco, ma per la bella storia ricca di valore e significato che è stata la sua breve ma intensa vita. Un insegnamento unico dettato da un uomo che pur non amando troppo le luci della ribalta, non poteva certamente passare inosservato. Mai!
Le sue gesta forse non entreranno negli annali dei libri di storia, ma senza dubbio fanno parte della storia della nostra società perché arrivati direttamente al cuore di tanta gente e si sa, come dice un antico proverbio, “al cuor non si comanda“.
“Vivere non è difficile potendo poi rinascere” da queste parole del Maestro Franco Battiato si potrebbe sintetizzare la metafora di tutta questa vicenda in cui la forza, l’amore, la caparbietà, la passione, la fragilità, la fratellanza, l’altruismo sono presenti e da cui ognuno di noi dovrebbe trarre spunto per poter rinascere secondo questi principi e valori di inestimabile caratura spirituale.
Per questo e tanto altro non possiamo non dire tutti insieme e a gran voce: Grazie Stefano!

 

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Appassionato di filosofia, letteratura e sport con un passato da calciatore. Tecnico marketing di promozione e comunicazione turistica, laureato in Scienze Sociali per lo sviluppo e la cooperazione internazionale. Collabora con DilettantiPuglia24, CalcioWebPuglia (dove è incaricato di narrare le vicende dell'US Lecce), Metis Magazine, MondoCalcioNews e ora... con GliEroidelCalcio

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