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Il Calcio Racconta

Omaggio a Prati – La tripletta nella finale di Coppa dei Campioni del 1969: Milan – Ajax 4-1

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GLIEROIDELCALCIO.COM (Massimo Prati) – Era il Milan del “Paron” Rocco. Quell’anno, in campionato, dopo avere ovviamente vinto nell’edizione precedente, i rossoneri avevano lottato con la Fiorentina e con il Cagliari per la conquista del titolo. E alla fine furono i toscani ad avere la meglio, mentre l’anno seguente sarà la volta dei sardi.

Il Milan di Nereo Rocco era fatto da una difesa granitica, col “Ragno” Cudicini tra i pali. Il reparto di difensori era completato da Anquilletti, Rosato, Schnellinger e Malatrasi. Davanti a questi Trapattoni e Lodetti, l’attacco, poi, era davvero notevole: Sormani, Rivera, Hamrin e Prati.

Kurt Hamrin, attaccante svedese allora trentacinquenne, era uscito da qualche anno dal giro della sua nazionale e, in quella occasione, era probabilmente all’ultimo grande appuntamento internazionale della propria carriera.

Il percorso che avrebbe portato i milanisti alla conquista del più prestigioso trofeo continentale di club, era passato per l’eliminazione degli svedesi del Malmö  (sconfitta per 2 a 1 all’andata in Svezia e vittoria per 4 a 1 a San Siro), per quella degli scozzesi del Celtic e per quella degli inglesi del Manchester United, detentori del titolo, che annoveravano tra i propri ranghi il Pallone d’Oro, 1968, George Best, e  il Campione del Mondo del ’66, Bobby Charlton.

L’ultima tappa, sulla via della vittoria finale, fu l’incontro con gli Olandesi dell’Ajax di un giovane Cruijff. L’olandese quel giorno, pur esibendo indiscutibilmente qualche buon numero, e facendo comunque una buona prestazione, alla fine non fu molto incisivo: le cronache registrano un primo tiro pericoloso verso il 20′, e un secondo circa cinque minuti dopo. Entrambi nati sulla fascia sinistra e entrambi parati da Cudicini. Nel secondo tempo, comunque, l’olandese volante si rese protagonista di alcune incursioni efficaci. Insomma, il “Profeta del Gol” fece vedere giocate di qualità.

L’incontro della finale, fu giocato il 28 maggio del 1969. Complice il cattivo tempo, dei giorni e delle ore precedenti, allo stadio Bernabeu di Madrid, in una Spagna che era ancora franchista, non ci fu il pubblico delle grandi occasioni. Il Milan scese in campo con uno schieramento fatto di quattro difensori, davanti a loro due centrocampisti, uno con compiti più prettamente difensivi e un altro anche con funzioni di impostazione, e poi quattro attaccanti: un trequartista/regista, un centravanti e due ali.

Quella finale vide Pierino Prati in uno stato di grazia: dopo solo 35 secondi aveva già preso un palo, con un tiro di sinistro dal limite dell’area. All’ottavo minuto primo gol di testa: Prati realizza in posizione da centravanti, su assist dalla sinistra, a seguito di una bella azione del grande Sormani, che sulla fascia aveva lasciato il difensore avversario sul posto. Dopo l’uno a zero, ci fu una lunga fase di attacchi olandesi (sei corner a uno per la squadra di Amsterdam e poi, nel corso della partita, altri due o tre calci d’angolo a loro favore). Prolungate offensive olandesi, dunque, ma, a dire il vero, pochi grandi pericoli per la porta dei rossoneri, con due interventi importanti, ma non strabilianti del portiere del Milan. Al 40′, arriva il due a zero di Prati, su un tiro di destro da fuori area, grazie a un retropassaggio di tacco di Gianni Rivera. Nel secondo tempo, l’Ajax accorcia le distanze, con gol su rigore scaturito da un fortunoso rimpallo a favore. Poi il tre a uno ad opera di Sormani che, con una bella incursione, leggermente defilato a destra, si accentra al limite dell’area e segna con il sinistro dalla distanza. Infine quarto gol, e terzo personale di Prati, su colpo di testa, quando l’attaccante raccoglie un assist dalla sinistra, dopo una bella azione individuale di Gianni Rivera.

Detto questo, da rimarcare lo svolgimento di un gioco corretto da parte di entrambe le squadre e l’assoluta mancanza di “sceneggiate”, alle quali ci hanno abituato i giocatori del calcio moderno.

La prima cosa che colpisce nel rivedere le immagini di quella partita è la capacità dei giocatori del Milan di dare pochi punti di riferimento agli avversari, soprattutto in fase offensiva, e di fare un gran movimento interscambiando i ruoli: Sormani, in teoria punta centrale ma che funziona anche da ala destra, per poi trovarsi facilmente a sinistra (azione del primo gol). Prati che, specularmente, da ala sinistra varia spesso anche a destra (azione del secondo gol). Anquilletti, difensore laterale, sull’azione del palo di Prati, dopo solo 35 secondi di gioco, agisce da punta centrale e, più precisamente, da attaccante di manovra, fornendo l’assist a Pierino. Schnellinger, terzino dotato di padronanza e gran sicurezza, all’occorrenza sale fino alla tre quarti avversaria e, in qualche caso, batte anche le punizioni. E poi, in un frangente, poco prima dell’ottavo minuto, si vede Gianni Rivera venire a prendere palla nell’area del Milan. Situazione che, tra l’altro, si ripete nel giro di pochi minuti.

Devo anche dire che, per questioni anagrafiche, non mi ricordavo bene dell’incontenibilità di Sormani. Rivedere quelle immagini di repertorio è stato un grande piacere. Dal mio punto di vista, lui e Prati, quel giorno, furono tra i migliori in campo. Non tanto e non solo per i gol ma, soprattutto, per partecipazione alla manovra, per il fraseggio con i propri compagni e per la tenuta fisica, fino agli ultimi istanti del match: salvo errori da parte mia, mi sembra che il Milan, a differenza dell’Ajax, quel giorno non fece cambi, mantenendo l’undici di partenza invariato. Mentre gli olandesi usufruirono delle due sostituzioni a disposizione.

Comunque, vale la pena di sottolineare che in una sola partita, in quella partita, Prati mise in mostra tutte le doti del grande attaccante: una mobilità e un senso tattico che gli permettevano di variare, trasversalmente e perpendicolarmente, tra le linee avversarie, e un repertorio tecnico di livello eccellente: tiri di destro, di sinistro, fraseggio, dribbling, tunnel, assist, triangolazioni e colpi di testa. Migliori in campo, dal mio punto di vista, furono Prati e Sormani, non solo e non tanto, per i gol segnati, comunque indiscutibilmente importanti, ma anche per partecipazione alla manovra e per la copertura degli spazi  su buona parte del campo. In difesa molto bravi anche Schnellinger, capace anche di proporsi talvolta in avanti, e Malatrasi, impeccabile, preciso come un orologio svizzero nel gioco aereo della difesa. La prestazione di Rivera, invece, a parer mio non fu memorabile: fu impreciso in non poche occasioni, anche se, in virtù della sua classe, fu anche artefice di un discreto numero di giocate preziose. Cudicini, pur senza essere costretto ad interventi impossibili, si fece trovare pronto ogni volta che fu chiamato in causa. Questo avvenne principalmente nel primo tempo, con due parate importanti, a parte un tiro radente il palo effettuato dagli olandesi nella ripresa.

In generale la difesa si dimostrò all’altezza della situazione. Di Schnellinger e Malatrasi ho già parlato. A questo posso aggiungere che di Anquilletti, Rosato e Trapattoni, nel corso di quella partita, si registrano rarissimi errori.

Infine, degno di nota che in quell’anno, per i rossoneri, ci fu ancora spazio per un’ultima grande soddisfazione: la vittoria della Coppa Intercontinentale contro gli argentini dell’Estudiantes. Anche se si trattò di una vittoria macchiata, nel match di ritorno, dal comportamento a dir poco scorretto degli argentini.

28 maggio 1969 – Stadio Bernabéu, Madrid, Spagna

MILAN – AJAX 4-1

Reti: 7′ Prati 1-0, 40′ Prati 2-0, 60′ Vasovic 2-1 (rigore), 67′ Sormani 3-1, 75′ Prati 4-1

MILAN: Cudicini; Malatrasi, Anquilletti, Schnellinger, Rosato, Trappattoni; Lodetti, Rivera; Hamrin, Sormani, Prati CT: Rocco

AJAX: Bals; Suurbier (Muller 46), Hulshoff, Vasovic, Van Duivenbode; Pronk, Groot (Nuninga 46); Swart, Cruijff, Danielsson, Keizer CT: Michels

Arbitro: José Ortiz de Mendibil (Spagna)

 

Classe 1963, genovese e Genoano, laureato alla Facoltà di Lingue e Letterature Straniere di Genova, con il massimo dei voti. Specializzazione in Scienze dell’Informazione e della Comunicazione Sociale e Interculturale. Vive in Svizzera dal 2004, dove lavora come insegnante. Autore di un racconto, “Nella Tana del Nemico”, inserito nella raccolta dal titolo, “Sotto il Segno del Grifone”, pubblicata nel 2004 dalla Casa editrice Fratelli Frilli; di un libro intitolato “I racconti del Grifo. Quando parlare del Genoa è come parlare di Genova”, edito nel 2017 dalla Nuova Editrice Genovese; di un lavoro di ricerca storica intitolato "Gli Svizzeri Pionieri del Football Italiano", Urbone Publishing, 2019 e "Rivoluzione Inglese. Paradigma della Modernità", Mimesis Edizioni, 2020. È anche autore di numerosi articoli, di carattere sportivo, storico o culturale, pubblicati su differenti blog, siti, riviste e giornali.

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