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Sebastião Lazaroni e la mancata rivoluzione Viola

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GLIEROIDELCALCIO.COM (Andrea Gioia)

Marejini, Pioli, Fiorela, Faccenda, Fuseh, Savvatori, Dunga, Hollando, Gi Chiara, Busu i Borgunovu.

La formazione è quella Viola della stagione ’90/’91, la traduzione è della Gialappa’s Band, la pronuncia con spiccato accento portoghese appartiene, invece, ad uno stratega del calcio verdeoro, tale Sebastião Lazaroni.

La Fiorentina che si presenta ai nastri di partenza della Serie A del dopo mondiale, è una formazione che punta a rivoluzionare le sue aspettative; le lacrime versate dai tifosi per l’affrettato addio all’idolo Baggio, vengono asciugate da un progetto che promette continuità e risultati immediati. L’ideatore è un allenatore brasiliano dallo sguardo vivace e l’occhio sveglio. Si chiama Lazaroni ed ha condotto la sua nazionale lungo lo sfortunato cammino di Italia ’90. Sfortunato e beffardo soprattutto per via, si dice, di una borraccia malandrina e di un guizzo di un furetto biondo che castigherà anche l’Italia di Vicini. Gli eredi di Socrates e Zico vanno fuori contro l’Argentina di Maradona, dopo aver dominato una partita che sembrava vinta.

Cecchi Gori, freschissimo presidente, si innamora di Sebastião e lo porta nella sua Firenze.

Nuovo presidente e nuovo allenatore. Un binomio che sembra portare buoni auspici, tra proclami e schemi di gioco stile Milan. Lazaroni ricostruisce, a detta sua, la mentalità di una squadra che sembra svuotata e smarrita. Porta al centro del progetto giovani come Di Chiara e Fuser e mette a punto un sistema tecnico rivoluzionario, mai attuato in Italia, che prevede lo sviluppo di un gioco a ragnatela.

“Il nostro calcio nascerà dal connubio tra pressing ed una fitta rete di passaggi: qualcosa di nuovo per voi italiani che intendete il calcio soprattutto basato sulla velocità”. Dichiarazioni al limite tra provocazione tecnica e sfrontato ottimismo, apparse sulle pagine della Gazzetta dello Sport il 2 Agosto del 1990.

Qualcuno storce il naso, ma in molti sembrano credere alle parole di Sebastião Meraviglião.

L’amichevole di mezza estate contro il Liverpool non lascia intravedere grande novità. Uno 0-0 striminzito che lascia tutti con la sensazione di essersi persi qualcosa. Ma, forse, quel qualcosa arriverà.

Le promesse ci sono, il progetto è valido, il gioco è alternativo ai ristretti dogmi italiani.

Il campionato inizia il 9 Settembre, con i viola impegnati in casa della Roma; finisce 4-0 per i giallorossi. A quella sconfitta ne seguiranno altre quattro con Milan, Parma, Napoli e Juventus, con un girone di andata tutto sommato positivo. Il clou della stagione il 7 Aprile del 1991, il giorno in cui Baggio si rifiutò di tirare un calcio di rigore contro la sua ex squadra, raccogliendone poi una sciarpa lanciata dalla tribuna. La Viola si impone per 1-0, grazie al rocambolesco gol del “salvatore” Diego Fuser.

Quella sarà forse l’unica gioia di un torneo passato nell’ombra e concluso al 12esimo posto. Un pò pochino.

Paradossalmente, però, il carisma di Lazaroni prevale sulla pancia del passionale Cecchi Gori. La riconferma c’è, anche per la stagione ’91/’92, ma la pazienza ha i giorni contati. Quei giorni che scadranno a metà del 1991, quando l’esperto Radice prenderà il posto del buon Sebastião da Rio.

Rimarrà la simpatia di un allenatore sorridente,  partito per rivoluzionare con una ragnatela e rimasto impigliato nella tradizione.

 

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Classe '83, viaggiatore instancabile ed amante del calcio e dello sport tutto. Una Laurea in Comunicazione, una tesi sul linguaggio giornalistico sportivo degli anni '80 ed una passione per il collezionismo, soprattutto quello inerente la nazionale italiana. Alla sua attività turistica, associa collaborazioni con giornali del mondo travel. Testata preferita: GLIEROIDELCALCIO.COM"

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