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30 novembre 1965 – Nasce “Pluto” Aldair

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GLIEROIDELCALCIO.COM (Francesco Giovannone) – Quando mi hanno chiesto di scrivere un pezzo per celebrare il compleanno di Aldair, all’anagrafe Aldair Nascimento do Santos, nato il 30 novembre del 1965 ad Ilhèus, comune dello stato di Bahia, ho accettato con gioia perchè da tifoso ed appassionato di calcio ho avuto il privilegio di apprezzare le sue gesta, dal suo esordio fino all’ultima apparizione con la maglia della Roma, la maggior parte delle volte dal vivo, dagli spalti dello Stadio Olimpico.

La prima volta che ho avuto modo di ammirare il difensore brasiliano in azione coincide col suo debutto in giallorosso, è il 9 settembre del 1990, una giornata piena di sole come solo Roma può regalare, un Olimpico fresco di ristrutturazione per i recenti mondiali del 1990 discretamente gremito, e una vittoria roboante contro la Fiorentina del malcapitato allenatore Lazaroni. I miei occhi di ragazzo innamorato del pallone vengono riempiti soprattutto dalle prodezze di Voeller (ricordo il suo meraviglioso goal al volo sotto la curva) e dalla doppietta di Andrea Carnevale che da li a un mese verrà travolto, insieme al giovane portiere Peruzzi, dal caso di doping “Lipopill”. I viola quel giorno praticamente non scendono in campo, il compianto Borgonovo e i suoi compagni d’attacco si palesano di rado dalle parti di Zinetti, e il merito è soprattutto di quel ragazzone di 25 anni appena approdato alla corte di Ottavio Bianchi, appunto il difensore Aldair. Ma quel giorno le prodezze degli avanti della Roma non mi permettono di decifrare la classe del brasiliano. Come spesso accade le luci della ribalta non sono per chi sta nelle retrovie. Aldair però ribalterà anche questo paradigma.

“Pluto”, così lo chiamiamo a Roma, forse per il suo aspetto che ricorda il cane lungagnone della Disney, è fresco reduce da una dolorosa finale di Coppa dei Campioni persa con la sua precedente squadra, il Benfica, contro il grande Milan degli olandesi e di Arrigo Sacchi. Arriva quindi a Roma già con le credenziali del giocatore di livello internazionale, ma in pochi intuiscono che possa diventare quello che poi effettivamente diventa, ovvero un vero mostro sacro del football a livello mondiale. Leggendo le parole di due icone del romanismo come quelle del “barone” Nils Liedholm, chiamato nel 1997 a redigere l’elenco dei migliori undici calciatori dei primi settant’anni della storia romanista: “… nella Roma migliore di tutti i tempi come centrali prendo due stranieri: quello falso, Vierchowod, e quello vero: Aldair …” o quelle del mitico Giacomo Losi: “… se dovessi scegliere un difensore con cui avrei voluto giocare indicherei Aldair. Saremmo stati una gran bella coppia… “, si comincia a delineare più nitidamente la grandezza del ragazzo di Ilhéus. La leggenda addirittura narra che lui abbia scelto di giocare da difensore perchè, seppur avendo nelle corde la tecnica del centravanti, non avrebbe mai sopportato di prendere i calci da parte dei difensori.

Aldair Inizia la sua carriera nel 1985 nelle fila del Flamengo, dove si laurea campione Carioca, quindi l’esperienza al Benfica nella stagione 1988/1989, ma la sua consacrazione avviene sulla sponda giallorossa del Tevere, dove approda proprio nel 1990 e vi rimane fino al 2003, spendendo quindi la maggior parte della sua carriera. Anche se non riesce a vincere moltissimo a livello di club (ma sappiamo tutti quanto a Roma sia complicato farlo) riesce, anche se da comprimario, ad incidere anche in occasione dello storico scudetto dei giallorossi del 2001 (i tifosi romanisti hanno ancora stampato nella mente il suo assist che permise a Batistuta di segnare il goal della vittoria nella trasferta di Parma, decisivo crocevia sulla strada verso il  tricolore conquistato della squadra di Capello).

A livello di nazionale vince tutto, un mondiale (noi italiani ricordiamo bene, ahimè, quella finale di Pasadena), due Coppe America, un bronzo olimpico e una Confederations Cup.

A livello di club, dopo l’esperienza romanista si trasferisce a Genova, sponda rossoblu, dove rimane una stagione per poi chiudere la carriera, nel 2010, a soli 45 anni (!) nelle fila del Murata, squadra minore del campionato sammarinese.

Giocatore pazzesco “Alda”, la tecnica, come detto, è quella di un centrocampista brasiliano di talento, un fisico asciutto che ancora oggi mantiene a livelli inverosimili (praticamente mostra da un ventennio la stessa età), seppur non particolarmente alto (183 cm.) è abilissimo nel gioco aereo dove risulta praticamente imbattibile. Ma la cosa che più impressiona e che lo caratterizza in maniera univoca, è quel suo atipico intercedere, non certo fulmineo, quasi dinoccolato, slombato direi, quasi come fosse perennemente scontento: in realtà una finta compassatezza compensata da un micidiale anticipo. Da tifoso, a volte, sembra che ti voglia regalare uno spavento, ti da l’impressione che non ci arrivi mai su quella palla, che sia in perenne ritardo, ma poi la sua proverbiale capacità di anticipare il movimento, non da scampo agli attaccanti avversari che vedono regolarmente disarcionata la palla dai loro piedi. Col tempo, però, ci fai l’abitudine e lo spavento passa, anzi sai che se c’è lui puoi dormire tranquillo, tra due soffici e confortevoli guanciali. Insomma, “Alda” ovunque proteggici. Rimane per anni, e per distacco, il più grande difensore centrale del mondo.

Ma Pluto non è soltanto un professionista esemplare, è un campione a tutto tondo, ed in quanto tale è prima di tutto un uomo di grande spessore. Mai una polemica, mai una parola fuori posto, rispettoso dei compagni e delle gerarchie, sempre corretto in campo, tanto che facciamo fatica a ricordare un suo comportamento fuori dalle righe o un cartellino rosso. Uomo dotato inoltre di grande sensibilità, come testimonia un episodio emblematico. Corre l’anno 1998/99, e nella capitale sta esplodendo il talento calcistico dell’astronascente Francesco Totti, campione come ne nascono pochi, ma soprattutto figlio di Roma. Aldair, naturalmente, porta al braccio e ben stretta la fascia di capitano. L’importanza del ragazzo di Porta Metronia, però, soprattutto a livello iconico cresce a dismisura nella capitale, e si sa quanto a Roma contino le bandiere. Si potrebbe creare un caso, o comunque un dualismo rispetto a chi meriti di essere capitano. Ma nessuno si azzarda a chiedere ad “Alda” di fare un passo indietro, di lasciare la fascia all’erede predestinato, perchè lui, infondo, per militanza, carisma e rappresentatività potrebbe tranquillamente non abdicare. Anzi, i suoi compagni di spogliatoio, ancora una volta, lo votano come loro rappresentante. Ma lui è un fuoriclasse anche fuori dal campo, e le sue parole al miele verso quel giovane campione, ne danno ancora una volta conferma, oltre a smorzare sul nascere un potenziale motivo di discordia all’interno dello spogliatoio, e a certificare un importante e simbolico passaggio di testimone: “Ho pensato a cosa significasse Francesco Totti per il club e la città. Era un tifoso del club e uno dei giocatori più talentuosi. Ho pensato che sarebbe stato molto importante per lui essere il capitano della squadra e gli ho passato la fascia. La mia speranza era che diventasse ciò per cui era nato. Ho fatto la scelta giusta“.

Pochi altri lo avrebbero fatto al suo posto. Nessun altro è Aldair.

L’ultima stagione alla Roma è quella del 2002/03 e il difensore brasiliano, per il quale il tempo appare cristallizzato, è ancora un atleta integro fisicamente che può giocare ad alti livelli, ed anche bene. Proprio per questo motivo l’anno successivo, visto che il rapporto contrattuale con la Roma viene risolto, arrivano diverse offerte da parte di squadre della massima serie. E qui accade un episodio che intreccia indissolubilmente la storia di “Pluto” e quella della Roma. Il brasiliano non se la sente di fare uno “sgarbo” ai giallorossi e decide incredibilmente di scendere in serie B col Genoa, piuttosto che giocare da avversario contro la “sua” Roma. Roba da innamorati insomma.

Arriviamo quindi ai giorni nostri perchè è anche arrivata l’ora di deporre la penna.

Ho sempre pensato che l’amore non si disperda, e anche la storia del buon vecchio “Alda” me lo dimostra. Ancora oggi l’affetto che i tifosi gli riconoscono è intatto, come se lui giocasse ancora, come se il tempo non fosse trascorso. Ancora oggi mi riecheggia in mente quel coro che fa “Aldair, Aldair Aldair” e credo proprio che rimarrà sempre impresso nella mia mente.

Mi ha fatto un immenso piacere ripercorrere questa storia profondamente romantica … buon complenno “Pluto” immenso campione!!!

Innamorato del calcio, tifoso della Roma e di professione bancario. Sono qui perché mi hanno sempre appassionato il giornalismo e la scrittura. Ad maiora.

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