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Le Penne della S.I.S.S.

23 marzo 1980 – La domenica nera del calcio italiano

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GLIEROIDELCALCIO.COM (Filippo Mazzoni) – Il 1980 è l’anno degli omicidi di Vittorio Bachelet e di Walter Tobagi, delle stragi di Ustica e Bologna, della marcia dei quarantamila, dell’avvio delle trasmissioni di Canale 5. Il 1980 segna l’inizio di un decennio in cui niente sarà come prima. È il decennio delle TV commerciali, di Bettino Craxi Presidente del Consiglio, è il decennio della “Milano da bere”, di Paolo Rossi che con la sua tripletta al Brasile ci spiana la strada verso il trionfo “Mundial”.

Il 1980 è anche l’anno degli Europei di Calcio che si svolgeranno nel nostro paese e delle Olimpiadi di Mosca. Il calcio resta tra gli sport preferiti degli italiani. Gli stadi sono pieni o comunque massicciamente frequentati anche se le partite del torneo 1979 – 1980 non sempre sono entusiasmanti e ciò testimoniato dalla media di gol non particolarmente alta.

L’interesse per il calcio è testimoniato anche dal largo seguito di 90°minuto, Domenica Sprint e della stessa Domenica Sportiva ma c’è qualcosa che non va nel mondo del pallone, in quel periodo si rincorrono voci strane, si parla di partite “aggiustate”. A poco a poco i mass – media danno sempre più spazio a queste voci anche se nessuno si immagina quello che accadrà di lì a poco.

Nonostante tutto la domenica si andava allo stadio per seguire le gesta dei vari Altobelli, Bettega, Giordano, Pruzzo, Rossi, Pulici e Graziani e così avvenne anche domenica 23 marzo, giornata nella quale erano tra l’altro in programma: Juventus – Inter e Torino – Milan.

Alle 17 il palinsesto della Rete uno prevedeva la messa in onda di 90° minuto condotto da Paolo Valenti e conseguentemente il collegamento dai campi di serie A e la contestuale sintesi di un minuto o poco più delle varie partite. Sembra una domenica come le altre ma già leggendo le pagine dei quotidiani in edicola si percepisce che qualcosa potrebbe succedere nell’ambiente calcistico poiché da qualche settimana circolano strabe voci nell’ambiente, si parla di scommesse, di partite truccate da calciatori di varie squadre, addirittura l’allenatore Gustavo Giagnoni affermava che del torneo si potrebbe accertare l’invalidità mentre lo stesso Presidente dichiarava: «E’ un campionato da annullare auguriamoci però che i risultati dalle indagini arrivino al più presto».

Dal settimanale Panorama si insinua il dubbio che i giocatori della Lazio siano stati smascherati nel corso della trasmissione Domenica sprint del 27 gennaio quando il giornalista commenta di un incontro strano come se le due squadre si fossero messe d’accordo.

Il 4 marzo 1980 come raccontava il Corriere della Sera giungevano le prime ammissioni dei protagonisti, lo stesso Montesi della Lazio ammetteva di aver ricevuto offerte per aggiustare alcuni incontri ma rifiutò le stesse e anche di scendere in campo fingendo un infortunio. Duro il commento di Giulio Nascimbeni che appare sullo stesso numero del quotidiano e che di seguito riportiamo:

«Sul piano della moralità individuale, potrà interessare che un calciatore già ricchissimo vada in cerca di altro denaro. Ma per l’immagine del calcio resta il conto finale del risultato che doveva essere diverso da quello che è stato […]. Testimonianze assicurano che il giro dei soldi è vertiginoso e che un goal […] si riduce in rapidi calcoli […]. L’ascolto di Tutto il calcio diventa, come in borsa l’attesa della riconversione industriale o delle norme sulla cedolare secca […]. D’altronde ci voleva una grande dose di ottimismo e d’utopia per pensare che il calcio […] restasse sospeso a mezz’aria come la cesta di Socrate nelle Nuvole di Aristofane. Prima il mercato dei muscoli, poi la violenza negli stadi, adesso la comparsa degli assegni “senza dimora” […]. È sempre più difficile difendere i miti […] miti collocati nel privato museo della memoria dove rimangono «quel goal», quella finta, «quel volo da palo a palo». Anche per questo torniamo e torneremo allo stadio. Ma non saranno mai abbastanza vilipesi quelli che ci hanno guastato, come hanno già fatto i teppisti, il piacere di andare alla partita […]»[1].

Ma quando ha inizio la vicenda delle scommesse clandestine? Di seguito ne ripercorriamo le tappe principali:

 19 gennaio 1980: La Procura della Repubblica di Roma, in seguito ad una denuncia della Federcalcio decide di avviare un’indagine su quello che è stato definito lo scandalo delle scommesse clandestine relative alle partite del campionato di calcio;

1° marzo 1980: L’avvocato Giorgi presenta all’ufficio denunce l’esposto di Alvaro Trinca e del grossista di frutta Massimo Cruciani. I due sostengono di essere stati truffati da ventisette calciatori che dopo aver ricevuto ingenti cifre di denaro per falsare i risultati di alcune partite non avrebbero tenuto fede all’impegno causando loro notevoli debiti con gli allibratori del Totocalcio clandestino per salvaguardare l’ordine pubblico e non falsare la regolarità del campionato.

3 marzo 1980: Sono rivelati i nomi dei calciatori denunciati nel cosiddetto scandalo del “Totonero”.

10 marzo 1980: L’arbitro Menicucci chiede alla Federazione calcio attraverso l’AIA di promuovere la più ampia inchiesta sul suo operato a sostegno e difesa della sua onorabilità e della sua drittura con riferimento alle accuse che gli sono state mosse e che sono state riportate dagli organi di stampa. Contestualmente ha chiesto l’autorizzazione che la presidenza federale ha immediatamente concesso per sporgere querela per diffamazione contro l’avvocato Dal Lago, il quotidiano “La Repubblica” e quanti altri hanno concorso a diffamarlo. Menicucci inoltre aveva chiesto di essere esonerato dalla direzione di gare fino a quando, attraverso l’inchiesta federale e l’esame della documentazione ufficiale, la Federazione abbia modo di testimoniare all’opinione pubblica e, se del caso, agli organi di giustizia l’assoluta correttezza del suo operato.

13 marzo 1980: Si annuncia la costituzione di Massimo Cruciani e, secondo quanto rivela, il Corriere della Sera, sarebbe in possesso di particolari scottanti che riguarderebbero Rossi, Casarsa e Della Martira del Perugia, i tre dell’Avellino Cattaneo, Di Somma e S. Pellegrini. Nell’orbita del «giallo» dovrebbero venire attratte anche talune società.

14 marzo 1980: La magistratura blocca l’inchiesta avviata dalla Federcalcio.

Nel numero 12 Guerin Sportivo (19 – 25 marzo 1980) nell’articolo a firma di Italo Cucci “Il salvatore della patria” si sottolineava come l’intervento della magistratura ordinaria possa favorire ulteriori speculazioni e dunque c’era da temere che possano fare confusione e permettere ai vari colpevoli di non subire la giusta pena al momento giusto. Non soltanto si affermava quanto segue:

«Il calcio sapeva già chi, al suo interno ha le mani sporche o pulite, ed era sul punto di far giustizia sommaria, con tutti i limiti che tale operazione comporta, con tutti i diritti dei puniti di rivolgersi alla Magistratura ordinaria per un supplemento di controllo della propria posizione. E invece ora dovrebbe fermarsi, attendere che i magistrati si sian visti gli spezzoni delle partite <<incriminate>> […]. Bisogna ribellarsi alla minaccia di immobilismo, bisogna soprattutto far sì che un processo a un manipolo di cialtroni non divenga un processo al calcio che resta – nonostante tutto – uno dei settori più puliti dell’Italia sporcacciona. Non diremo mai: il calcio è sano. Mentiremmo […]. Vogliamo solo poter far luce fino in fondo nelle tenebre della corruzione; scoprire la verità; condannare i colpevoli; tutelare gli innocenti; tornare al calcio giocato con quel pizzico di felicità che nessuno può negarci; non vogliamo che il calcio sia il capro espiatorio di mille inganni[…]»[2].

È in onda la popolare trasmissione di Paolo Valenti quando all’improvviso Gian Piero Galeazzi chiede la linea dall’Olimpico informando i telespettatori che i giornalisti non sono tenuti ad entrare negli spogliatoi come consuetudine e che sulla pista di atletica sono presenti un taxi e un’auto della polizia. Certamente è un qualcosa di inedito, di strano, di inusuale per gli ascoltatori e spettatori abituati ad ascoltare i commenti della giornata dai vari Bubba, Vasino, Galeazzi, Giannini ecc. L’arcano si svela al termine della trasmissione quando gli italiani e le italiane sono informati dell’arresto 12 giocatori e del presidente del Milan. È un qualcosa che non ha precedenti nella storia del calcio di casa nostra.

Sulla vicenda si poteva leggere quanto segue sulla prima pagina del Corriere della Sera:

«I presunti colpevoli di truffa plurima aggravata non avrebbero potuto essere arrestati a casa loro dopo l’incontro o addirittura prima? Insomma, si direbbe che sia stata conferita tanta spettacolarità all’evento come per far dimenticare altri scandali, coinvolgenti banchieri, palazzinari e ministri e contemporaneamente sia stato assicurato a ogni costo lo svolgimento del Totocalcio? […].

Il campionato di calcio costituisce in Italia per milioni di persone una passione genuina, l’unico momento di svago nell’asfissia quotidiana delle preoccupazioni […]. La Federazione Gioco Calcio si assuma la responsabilità di decidere se il campionato possa decentemente andare avanti per non interrompere il Totocalcio con squadre falcidiate dagli arresti in un clima di sospetto, di vergogna, di turbamento crescente […].

Le vicende losche dello sport sono appena un pretesto per un discorso più importante, essenziale. L’onestà è un qualcosa che riguarda tutti e così pure la dignità […]. Il Paese è molto più sano di quanto si creda ma che occorre adoperarsi perché i nostri figli non si rifiutino di viverci. Amareggiato da quest’altra domenica nera il «Buon Paese» aspetta giorni migliori»[3]

A sua volta il Direttore del settimanale “Guerin Sportivo” rispetto a questa vicenda affermava quanto segue:

«[..] Dobbiamo sperare che quella dozzina di disgraziati siano davvero colpevoli: altrimenti avremmo tutti, noi che ci siamo dati questa società, questa implacabile giustizia, questa blasfema serenità nel giudicare gli altri sentendoci tutti innocenti, tutti puliti, un rimorso feroce che non ci darà mai pace. Questa vicenda deve insegnarci che della legge non si deve avere solo rispetto ma anche paura: guai a chi, convinto della imperante dissolutezza dei costumi a darsi una morale più elastica, si crederà coperto da una sorta di immunità per aver commesso errori relativamente meno gravi di quelli che le cronache registrano ogni giorno[…].

Noi crediamo in questa giustizia, perché altra non ce n’è data, e giacché la sappiamo implacabile dobbiamo ritenere che la tempesta addensatasi sul mondo del calcio potrà divenire uragano. Secondo il metro di giudizio della magistratura ordinaria, lo scandalo oggi esploso in tutto il suo clamore non potrà che essere l’introduzione ad una deflagrazione totale delle istituzioni calcistiche. Verrà messo sotto processo tutto l’ambiente e ogni cosa che fino a ieri abbiamo considerato nell’ordine dei peccati veniali, diverrà, al setaccio dei moralizzatori della nuova inquisizione, motivo per mandare al rogo uomini, società, rei di essersi amministrati allegramente, con la leggerezza degli irresponsabili […]»[4].

Lo stesso per salvare il calcio proponeva un’amnistia per tutte le squadre coinvolte in «pratiche illecite» oggi documentate o solo presunte. A questo aggiungeva il blocco delle retrocessioni dalla A alla B, la promozione in A delle prime quattro squadre classificate nel campionato di serie B, infine l’allargamento a 20 squadre del campionato 1980 – 1981. Questa proposta o riforma avrebbe avuto effetti benefici nell’immediato e nel futuro e sottolineava quanto segue:

«Penso agli sportivi che hanno trovato nei colori del club l’ultima bandiera, il motivo di rari entusiasmi, l’occasione per esprimere una rivolta ideale agli eccessi della vita quotidiana; dobbiamo salvare non il calcio che si lascia tentare dalla corruzione ma quello che offre diversivi sani alla gioventù che ha un suo profondo significato sociale; il calcio che non è proprietà di pochi personaggi forti di pacchetti azionari, ma di tutta la gente, di tutte le città. Se puniremo i club, amico mio, il peso più grave della pena ricadrà su questa gente che da sempre fa sacrifici per finanziare lo spettacolo calcistico, la squadra amata, i beniamini meritevoli. Se puniremo i corrotti, gli sciocchi, tutti coloro che sono indegni della qualifica di sportivi e salveremo il gioco, avremo come minimo tentato di restituire il calcio a chi lo merita e a un’esistenza migliore […]. Se non la sentisse di adottare questo provvedimento, le chiederei un ultimo sacrificio: si dimetta e lasci ad un commissario straordinario l’incarico di varare una sanatoria che tutti finiranno di accettare di buon grado […]»[5]

La proposta in oggetto come ricordava lo stesso Cucci nel numero successivo del settimanale era stata sposata anche dal PCI e all’opposto aveva scatenato l’inevitabile opposizione della DC che giudicava insana l’idea di un provvedimento atto a salvare il calcio italiano e comunque rinnovava la necessità di emanare un provvedimento d’emergenza, una sanatoria che permettesse alle società coinvolte nello scandalo di salvarsi, salvaguardando al tempo stesso gli interessi dei tifosi – pagatori, l’unico patrimonio vero del calcio nostrano.

Fra l’altro ricordava che giorno dopo giorno la lista di sospetti si allungava, ogni giorno gli inquirenti erano distratti da situazioni dubbie e dunque il tutto dava la sensazione che ciò non fosse altro che la un polverone sollevato per nascondere la verità all’unico scopo di salvare i colpevoli.  Tutto ciò faceva ipotizzare un grossolano tentativo di insabbiamento o di una giustizia molto parziale.

Altresì sottolineava che la confessione di Alvaro Trinca al settimanale L’Espresso aveva coinvolto l’Inter e la Fiorentina due nomi di squadre non ancora entrate nello scandalo e ciò faceva immaginare come ricordava lo stesso Cucci che eravamo prossimi all’ammucchiata e conseguentemente andando avanti di questo passo si chiedeva chi fosse disposto ad accettare il verdetto del  giudice De Biase, le radiazioni, le squalifiche, le retrocessioni della Federcalcio nei confronti di pochi tesserati e di qualche club? Eravamo di fronte a un gioco al massacro e quindi dovevano essere fermati e l’unica strada per interrompere quanto stava accadendo era quella dell’amnistia.

Il 18 maggio la giustizia sportiva emetteva la sentenza di primo grado che condannava il Milan alla retrocessione in serie B, l’Avellino ad una penalizzazione di 5 punti da scontarsi nel campionato 1980 – 81 mentre la Lazio se la cavava con una multa di dieci milioni di lire con diffida. I calciatori Albertosi e Cacciatori radiati così come lo stesso Presidente del Milan Colombo. Per Della Martira (Perugia) e Pellegrini (Avellino) cinque anni di squalifica, tre anni per Paolo Rossi e Zecchini, diciotto mesi per Giordano e Manfredonia (Lazio), nove mesi a Morini (Milan), 6 mesi a Montesi (Lazio). Assolti Casarsa, Cattaneo, Chiodi, De Ponti, Di Somma, Garlaschelli e Viola.

Sulle pagine del Guerin Sportivo si poteva leggere in proposito quanto segue:

«il giudizio di primo grado non aveva ripulito il calcio dai sospetti che lo turbavano ma lo ha sprofondato in un abisso di vergogna che non meritava [..] Tutti coloro che ieri invocavano strepitando la pioggia di fuoco purificatrice scatenata dalla giustizia sportiva oggi si sbranano in polemiche triviali, provocate da bassi umori campanilistici, tendenti ad accaparrarsi simpatie verso questa o quella fazione e quindi in odio ad ogni onesta ricerca di verità […] Sapevamo tutto questo e avevamo chiesto un amnistia che nulla ha a che spartire con la pseudo – sanatoria oggi denunciata da tanti illustri commentatori […] L’impotenza della Federazione, l’ottusità dei critici, la dabbenaggine o la protervia di tanti addetti ai lavori hanno fatto sì che si giungesse, purtroppo, a quest’opera di pulizia che non ha pulito niente, a questa sanatoria strisciante che ha favorito i furbi e ha condannato i simboli: il Milan, prima Rossi, Savoldi, il Bologna, l’Avellino e il Perugia poi […]. Quel che più offende è che questa burla è stata consumata ai danni dell’unica componente sicuramente pulita del nostro calcio: il pubblico degli sportivi. Costoro hanno dato segni di smarrimento più di una volta nella scorsa stagione, ma gli errori di un manipolo di sciagurati non può giustificare la condanna di intere popolazioni di appassionati […]»[6].

Il 25 luglio arriva la sentenza di appello che dichiara la colpevolezza della società sportiva Lazio in ordine alla presunta combine della partita con il Milan e conseguentemente fa retrocedere i biancocelesti nel campionato cadetto assieme ai rossoneri. Giordano e Manfredonia sono squalificati per tre anni, Paolo Rossi due. Avellino, Bologna e Perugia partiranno con 5 punti di penalizzazione nel campionato di serie A 1980 – 81. Il Milan al termine del campionato di serie B 1980 – 81 tornerà di nuovo in Serie A mentre la Lazio dovrà attendere la stagione 1982 – 83 per fare ritorno nella massima serie. Paolo Rossi farà rientrò sui campi di gioco alla terzultima giornata del campionato 1981 – 82 e condurrà la nazionale italiana alla vittoria nel mondiale in Spagna.

Il 23 dicembre 1980 gli imputati saranno assolti nel processo penale poiché il fatto non sussiste. Il 31 luglio 1982, cioè poco dopo il trionfo mundial il Consiglio Federale emette un provvedimento di clemenza che consente il ritorno in campo alla maggior parte dei calciatori squalificati per il coinvolgimento nel calcioscommesse. Ne beneficiano Enrico Albertosi, Giuseppe Savoldi, Carlo Petrini, Bruno Giordano, Lionello Manfredonia, Guido Magherini, Lionello Massimelli, Pino Wilson, Luciano Zecchini, restano fuori, per il momento, Stefano Pellegrini, Massimo Cacciatori e Mauro Della Martira, tutti gli altri condannati (Paolo Rossi, Francesco Cordova, Giorgio Morini, Claudio Merlo, Stefano Chiodi, Piergiorgio Negrisolo, Maurizio Montesi, Giuseppe Damiani, Franco Colomba) hanno già scontato la loro pena.

[1] G. Nascimbeni, Ci hanno rovinato anche il pallone, in Corriere della Sera, 4 marzo 1980.

[2] I. Cucci, Il salvatore della patria, in Guerin Sportivo, n.12/1980, p. 28.

[3] O. Del Buono, Il «buon paese» aspetta giorni migliori, in Corriere della Sera, 24 marzo 1980.

[4] I. Cucci, Hanno arrestato il calcio, in Guerin Sportivo, n°13/1980, p. 39.

[5] I. Cucci, Amnistia, in Guerin Sportivo n°14/1980, pp. 39 – 40.

[6] I. Cucci, Nel nome della truffa, in Guerin Sportivo, n°22/1980, pp. 47- 48.

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Nasce a Pistoia nel 1972, laureato in Storia e Scienze Politiche attualmente docente presso il Liceo Artistico “Policarpo Petrocchi” di Pistoia. È vicepresidente dell’Istituto Storico della Resistenza e dell’Età Contemporanea in provincia di Pistoia e fa parte della redazione della rivista “Farestoria” inoltre è socio della Società Italiana di Storia dello Sport. Tra le sue pubblicazioni: Il terribile quindicennio (1969 – 1984) (2015), All’alba della Costituzione. I quattro costituenti pistoiesi (scritto assieme a P.L. Guastini e G.F. Marcucci) (2018), La deportazione e il testimone. Percorsi nell’archivio di Andrea Devoto con Stefano Bartolini (2018), Viaggio nella storia sociale dell’Italia repubblicana (1945 – 1985) (2019). Per GliEroidelCalcio in convenzione S.I.S.S.

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