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Libri: “La Coppa dimenticata – Storia della Mitropa Cup madre della Coppa Campioni (1927 -1940). Intervista con l’autore Jo Araf

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GLIEROIDELCALCIO.COM (Federico Baranello) – Per la rubrica “Libri” abbiamo raggiunto e intervistato Jo Araf, autore del libro “La Coppa dimenticata – Storia della Mitropa Cup madre della Coppa Campioni (1927 -1940)”, edito da Urbone Publishing.   

Jo Araf è il titolare di una agenzia traduzioni. Tuttavia, essendo da sempre un accanito fan del pallone ed un appassionato di storia contemporanea, nel 2018 ha colto una sfida: scrivere un libro che combinasse questi due interessi. Così ha scritto “Generazione Wunderteam”, un’opera che da pochi giorni è disponibile anche in lingua inglese per il mercato internazionale. Recentemente è uscito anche il suo secondo lavoro, “La Coppa Dimenticata”, un’opera che, così come il precedente libro, si pone l’obiettivo di raccontare il calcio di molti anni fa inserendolo nella cornice storico-sociale del tempo. Jo, è anche il co-fondatore della rivista online Game of Goals.

Una lettura coinvolgente che conduce all’interno di una competizione unica.

Un triplo appuntamento per noi: oggi l’intervista all’autore e nelle prossime settimane due estratti del libro.

Si ringrazia la casa editrice Urbone Publishing per l’opportunità.

Buona lettura.

Il team de GliEroidelCalcio.com

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“Qualche anno fa non avevo mai nemmeno contemplato l’idea di scrivere un libro…”, ci dice il nostro amico …, allora noi lo incalziamo …

Jo, partiamo dal titolo… “La Coppa Dimenticata” … Storia della Mitropa Cup … che tipo di storia è?

È una storia in buona parte sconosciuta e dimenticata. In pochi la conoscono, e la maggior parte di questi pochi la conoscono soltanto superficialmente. È la storia di un mondo, di un’Europa e di un calcio che non esistono più. È la storia della nonna dell’odierna Champions League, una competizione concettualmente simile a quest’ultima ma profondamente segnata dalle vicissitudini storiche e politiche degli anni tra le due guerre. La Mitropa è stata una competizione figlia del passaggio al professionismo e della volontà di rendere il calcio uno sport a tutti gli effetti internazionale. È stata la passerella sulla quale le principali stelle del firmamento europeo del tempo si sfidavano per decretare quale fosse la migliore formazione del continente.

Quali erano i più grandi calciatori del tempo?

Come ogni generazione, anche quella che va dal 1927 al 1940 ha avuto i suoi fenomeni, i suoi grandi giocatori ed altri calciatori importanti ma meno rappresentativi. Impossibile in questo contesto non citare Matthias Sindelar, fuoriclasse dell’Austria Vienna noto per la sua tecnica ed eleganza nonché vincitore della Coppa da protagonista assoluto per ben due volte, o Gyorgy Sárosi, la stella più luminosa del Ferencváros e capocannoniere storico della manifestazione, o ancora Giuseppe Meazza, che sebbene non alzerà mai la Coppa si renderà protagonista di alcuni incredibili exploit individuali e perderà una finale all’ultimo respiro. Un altro campione a meritare una menzione è certamente Josef Bican, attaccante completissimo che oltre ad essere, ad oggi, il giocatore con più gol all’attivo nella storia fece le fortune dello Slavia Praga. Oltre ad altri volti meno noti di cui parlo diffusamente all’interno dell’opera

Jo Araf con la sua “creatura”

E le squadre più forti?

Le squadre europee più forti tra le due guerre sono senz’altro le principali formazioni della Mitteleuropa – i club di Austria, Ungheria e Cecoslovacchia – ed alcune forze nostrane. Questo perché dall’Inghilterra il pallone aveva attecchito in modo particolare nelle principali metropolis dell’Impero austro-ungarico e nell’Italia settentrionale, in un primo momento tra Piemonte e Liguria. Ovviamente essendo passati quasi cent’anni lo scenario di oggi risulta completamente ridisegnato: qualcuno potrebbe certamente sorprendersi nel venire a sapere che i club egemoni al tempo erano Ferencváros, Újpest, Sparta Praga, Slavia Praga, Bologna, Austria Vienna o Rapid Vienna, con le formazioni tedesche, spagnole, olandesi, francesi e portoghesi ai margini del calcio che contava. Senza contare il fatto che gli inglesi non avrebbero rivaleggiato a livello ufficiale – le Olimpiadi sono una storia a sé – con formazioni o nazionali dell’Europa continentale fino al 1950.

Che tipo di competizione è stata la Mitropa Cup?

È stata in tutto e per tutto l’antesignana della Champions League. Concettualmente uguale, le differenze erano prevalentemente di natura organizzativa: si disputava sempre al termine dei campionati nazionali – e gli anni in cui si disputavano i Mondiali sempre dopo questi ultimi – non contemplavano gironi e nel caso di una differenza reti in assoluta parità si giocava un playoff. Era una competizione estremamente sentita per una duplice ragione: sportiva ed economica. Sportiva perché alzare la Coppa significava laurearsi la migliore squadra del continente ed economica perché in un calcio diventato da poco professionistico gli introiti derivanti da finali o semifinali contro formazioni particolarmente blasonate rappresentavano una boccata d’ossigeno per le società. Si è trattato con tutta probabilità del primo momento nella storia del calcio in cui i tifosi hanno iniziato a sviluppare un interesse per il pallone in un’ottica internazionale. Ovviamente, però, la competizione si situa tra le due guerre, ed è spesso influenzata dalle delicatissime relazioni tra paesi che erano stati nemici al fronte solo qualche anno prima. La tensione spesso si riverberava tanto sui giornali quanto sui campi da gioco.

A partire dal secondo dopoguerra la competizione ha perso progressivamente d’importanza. La Mitropa era nata grazie agli sforzi di alcuni dirigenti mitteleuropei, Hugo Meisl in testa, che al termine della Grande Guerra si erano prodigati al fine di favorire uno sviluppo del pallone. Ma si trattava di relazioni che avevano radici lontanissime e che rimandavano agli anni dell’Impero austro-ungarico, per cui un modello che poteva avere un senso negli anni ’20, vent’anni dopo risultava del tutto datato. Oltretutto nazioni un tempo escluse iniziavano a reclamare un loro spazio a livello calcistico.

Quale il metodo utilizzato per la narrazione?

Non potendo raccontare ogni singola partita, ho deciso di raccontare le singole edizioni a partire dalla prospettiva della formazione vincitrice. Racconto le cronache degli incontri, alcuni aneddoti inediti e curiosi, mi soffermo sulle figure principali e riporto interviste dei giornali del tempo riguardo i pre e i post partita. Ho anche menzionato, specie in alcuni capitoli, quelli più vicini cronologicamente alla Seconda Guerra Mondiale, le vicissitudini che impattarono sull’Europa e che portarono all’interruzione della manifestazione.

Quanta ricerca c’è in un libro come questo?

Molta. Molta ed oltretutto basata su pubblicazioni – giornali e riviste del tempo in primis – in lingue straniere. La fortuna è che oggi il web offre la possibilità di rovistare un’enorme quantità di emeroteche online gratuitamente o quasi.

Quali misteri svela il libro?

Diciamo che l’intera storia ha un alone di mistero, perché non essendoci filmati disponibili l’unico modo per venirla a conoscere è stato immergersi nelle cronache e nelle testimonianze del tempo. Una delle cose che spero di essere riuscito a svelare sono le descrizioni tecniche e non di campioni che il grande pubblico conosce solo in superficie.

Che “Cosa” è questo libro per te, cosa rappresenta?

Un tuffo in un’epoca storica e sportiva che mi ha sempre affascinato ed incuriosito. Un viaggio in un continente che non esiste più (da certi punti di vista direi anche per fortuna!) ed un arricchimento personale non indifferente, dal momento che posso dire di avere imparato moltissimo durante la mia ricerca, la quale se da un lato è la parte più faticosa dall’altra è senz’altro anche quella più formativa.

Perché andrebbe letto?

È un libro di nicchia, ed è giusto che abbia un pubblico di nicchia. Consiglio vivamente la lettura a tutti coloro che abbiano la voglia di scoprire o approfondire un’epoca il cui ricordo rimane vivido soltanto sulla carta stampata di alcuni giornali europei, ed a tutti coloro che abbiano la curiosità di conoscere il calcio europeo ai più alti livelli prima dell’avvento delle televisioni. Non scordiamoci che a partire dagli anni ’50 abbiamo la possibilità di visionare qualche filmato dei principali campioni, ma prima non c’era davvero nulla…

Grazie Jo.

Vai qui se vuoi acquistare il libro

 

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