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Storie di Calcio

30 maggio 1957, gli 11 guerrieri viola del Bernabeu

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30 maggio 1957: la prima italiana in finale di Coppa Campioni. La Fiorentina

Oggi l’anniversario della finale di Coppa Campioni 1956/57. La prima italiana a raggiungere la fase conclusiva di un torneo internazionale, contro la “galattica” detentrice del massimo trofeo europeo. E’ il 30 maggio del 1957. Si gioca la finale della Coppa Campioni. Si gioca Real Madrid-Fiorentina.

I viola rappresentano la prima compagine italiana a raggiungere l’ultimo atto di un torneo internazionale; mentre i Blancos sono i detentori del massimo trofeo europeo. Grazie al loro presidente, che aggiunse una clausola nel regolamento della competizione, hanno potuto presentarsi e difendere il titolo di campioni.

Sì, perché il Real Madrid, nel campionato spagnolo 1955/56, arrivò terzo, dietro all’Athletic Bilbao, vincitore, e al Barcellona. Infatti, se non ci fosse stata la clausola, il solo Bilbao avrebbe potuto presentarsi in Coppa Campioni. Le sole vincitrici dei rispettivi campionati nazionali potevano.

Come? Solo le vincitrici? Certo. E la Fiorentina, detentrice dello Scudetto 1956, il primo nella sua storia, era una di quelle.

(Collezione Matteo Melodia)

La partita

Lo stadio in cui si consuma l’atto conclusivo della manifestazione. E’ uno stadio che aveva, ora non più, una capienza di 125 mila posti, con illuminazione notturna. Quest’ultima tecnologia non da poco per i tempi.

Parliamo dello Estadio Santiago Bernabeu. Stadio costruito da chi possiede quel nome e quel cognome. Quel presidente che ha aggiunto la “clausola”. Quel presidente che portò campioni come Di Stefano e Kopa, per dirne due, a vestire la casacca bianca. Quel presidente che trasformò una squadra obrera (operaia) in una squadra galattica.

Il 30 maggio 1957, l’intera struttura è colma di tifosi.

La finale si dovrebbe disputare alle 20, ma la Fiorentina ha chiesto che venga anticipata. Perché? Perché i viola non sono abituati a giocare con le luci artificiali. Sono le ore 17.30, quando l’arbitro Leopold Sylvain Horn fischia il calcio d’inizio.

Il match è equilibrato. La compagine gigliata tiene testa ai favoriti Blancos. Ci sono occasioni da una parte e dall’altra. I ragazzi di Fulvio Bernardini danno tutto e riescono anche a schiacciare nella sua metà campo lo squadrone di Madrid. Sbarazzini i viola. Quella squadra gioca un calcio diverso. Tecnico e di sostanza. Combattivo ed elegante. Senza mai tralasciare la fase di non possesso e recupero palla.

La Fiorentina finalista

La Fiorentina, quella Fiorentina, è formata da:

Giuliano Sarti: una sera il portiere del San Matteo della Decima, squadra di seconda categoria, si fa male: “Giuliano entri tu. Devi sostituirlo”. Quel ragazzo non ne vuole sapere, ma deve arrendersi alle insistenze dei suoi compagni. “Nessuno mi ha insegnato niente. Facevo tutto d’istinto”, dirà in un’intervista. Stare in porta, a quei tempi, ti isola dal gioco. “Mi fai fare un tiro?”, chiede a chi fuma vicino alla sua porta. Giuliano deve fare veloce, per non essere visto. Giuliano si annoia.  Allora decide: accorcia la distanza tra lui e la linea dei difensori. Gioca il pallone coi piedi.

Nelle parate non è spettacolare, ma efficace. Bada alla sostanza, alla regolarità. Trova inutili quegli interventi, puramente estetici, atti a farsi fotografare. Segue le geometrie che i suoi compagni e gli avversari disegnano sul campo. Poi… ci arriva sempre prima. Giuliano calcola. Giuliano medita. Giuliano osserva le movenze, il dinamismo di chi gli si para davanti per batterlo. Vorrebbe calciare quello, però lui non glielo permette. Fa delle uscite formidabili.

Ardico Magnini: nato a Pistoia. Ha mosso i primi passi nel calcio come mezzala. Poi la sua carriera e le esigenze tattiche, della Pistoiese prima e della Fiorentina dopo, lo hanno portato a tramutarsi in terzino destro. Rude e coraggioso. Dotato di una dedizione e di una grinta fuori dal comune. Quanto corre Magnini. Magnini non molla mai. Gioca anche infortunato. I tifosi viola lo adorano. Fuori dal campo si distingue per la sua simpatia da toscanaccio doc. Colonna portante di questa Fiorentina.

Alberto Orzan: la Quercia Friulana. Dotato di forza e di carattere che mai si spezzano. Nato calcisticamente nell’Udinese. Poi passato alla Fiorentina. Duttile tatticamente.  Pronto. Apprendere con rapidità. Bernardini in lui ci crede e tanto. Non è solo un jolly. Diviene la base solida della retroguardia gigliata. Da mediano si plasma in centromediano. Ha grandi capacità di pensiero. Ha velocità che mescola ad una tecnica non da poco. Questo gli permette di farsi trovare nel posto giusto al momento giusto. Sempre.

Sergio Cervato: nato a Carmignano di Brenta. Si è affermato con la Fiorentina. In questa partita ne sarà anche il capitano. Ruolo? Terzino sinistro col vizio del gol. Sì, perché Sergio ha talmente tanto coraggio e forza di volontà che i rigori li batte lui. Ha segnato, in casacca viola, 19 reti dal dischetto. Ad oggi, rappresenta ancora il miglior marcatore della Fiorentina in questa specialità. In totale, nel corso della sua carriera, ne ha siglati 25. Numero che lo posiziona alla nona piazza tra gli specialisti del nostro campionato. Non solo: tira anche le punizioni.

Aldo Scaramucci: in questa partita avrà due compiti. Uno più arduo dell’altro. Il primo sostituire l’infortunato, Giuseppe Chiappella. Titolare del ruolo di mediano. Il secondo, ancora più grande, quello di marcare a uomo un certo Alfredo Di Stefano. L’argentino capirà ben presto che non è aria. Il natio di Montevarchi non si fa intimorire dalla nomea. Ragazzo dotato di abnegazione totale e bontà nel rivestire il ruolo fuori dal normale. Non ha paura di nulla. Non teme nulla. D’altro canto lo ha scelto Bernardini. E la parola del tecnico non si discute.

Armando Segato: vicentino. Iniziò nelle giovanili del Torino per finire a giocare al Cagliari, prima, e al Prato, poi. Uomo di grande coraggio, grinta. Ma anche elegante e corretto. Soprannominato il Barone proprio per le sue qualità personali e tecniche. Lega i suoi preziosismi alla quantità. Un mediano che appoggia la manovra offensiva. Attacca la profondità. Fulvio Bernardini crede nelle sue doti. E fa bene, perché un calciatore del genere non si dimentica facilmente. Solo la SLA lo ha fermato, all’età di 43 anni. Ma quanto ha lottato Armando. Non un tipo che molla. D’altronde, tutta questa Fiorentina ha lottatori in campo. Lottatori uniti. Lottatori che l’hanno fatta grande sul serio.

Julio Botelho: da tutti è conosciuto come Julinho. Scarta qualunque cosa. Un funambolo sulla fascia destra.  “Un’ala può arrivare a Julinho, non oltre”, dirà Bernardini. Ha una purezza e una leggerezza nel gestire la palla… che non ha eguali. Un giocatore così dove lo trovi? No… Unico. Resta unico. Il bello è che Vicente Feola, CT della Nazionale Brasiliana, quella vincente nel Mondiale 1958, quella del 16enne Pelè, pur, regola data lui, volendo esclusivamente convocare calciatori verdeoro che giocano in Brasile, per lui… avrebbe fatto un’eccezione. Ma Julinho rispetta troppo la sua patria. Dirà di no. Al suo posto? Il convocato… Un certo Garrincha.

Guido Gratton: natio di Montefalcone, cittadina del Friuli Venezia-Giulia. Inizia nel Parma in Serie C per poi passare al Vicenza. Esordisce in Serie A col Como nella stagione 1952/53. La squadra lombarda, purtroppo, non riesce a salvarsi, ma le sue doti, a Firenze, non passano inosservate. Centrocampista che lega difesa e attacco. Forte fisicamente. Dotato di grandi abilità sia tecniche che di corsa. Guido ha polmoni che lo fanno giganteggiare in entrambe le fasi di gioco.

Giuseppe Virgili: nato a Udine. Giocatore che farà le fortune della viola. Infatti, Gianni Brera gli affibbia il soprannome di Pecos Bill. Pistolero protagonista di numerose storie western. Centravanti col fiuto per il gol, se non si è capito. La retroguardia della Fiorentina, cioè i suoi compagni, seppur di un altro reparto, gli dicono: “Beppe! Te fai gol. Tanto qua dietro non passa nessuno”. Praticamente: “Te sai far bene una cosa: gol. Quindi, fallo e al resto pensiamo noi”. Questa la traduzione. Con la casacca viola ha collezionato 101 presenze e siglato 55 reti. Nella stagione che stiamo narrando ne farà 10 in 22.

Miguel Montuori: giocatore argentino, di Rosario, dotato di una continuità prestazionale straordinaria. Mescola la tecnica al suo passo fulmineo. Spina nel fianco di qualunque difesa avversaria. Acquistato per 5.500 dollari (non poco per l’epoca) dal Presidente Enrico Befani, ricambierà questo esborso con 162 presenze e 72 gol. In questa stagione segnerà 14 reti in 30 partite. Inoltre, diverrà il primo capitano oriundo e di colore della Nazionale di Calcio Italiana.

Claudio Bizzarri: la prima avventura nel mondo del calcio ce l’ha con la Civitanovese. Passa al Venezia, nella quale milita per due stagioni. Infine, arriva a Firenze. Fulvio Bernardini plasma tatticamente la sua scarsa inclinazione alla disciplina. Carattere particolare, quello di Claudio, fuori e dentro il campo. Giocatore che sa ricoprire tutti i ruoli d’attacco. Molto bravo nel dar man forte al centravanti, come seconda punta. Se occorre, può ricoprire anche il ruolo di ala sinistra. Un tuttofare offensivo. Molto forte tecnicamente.

L’allenatore di questa squadra è Fulvio, detto Fuffo, Bernardini. Allenatore (termine giusto): per lui contavano i giocatori e solo dopo gli schemi. Casomai ha adattato questi ultimi alle esigenze qualitative dei calciatori di cui dispone. Prende ispirazione dal Vianema di Gipo Viani, ma non disdegna la fase offensiva; costruendo la manovra con giocatori e giocate di qualità. Lo spazio libero, per Fulvio, risulta essere fondamentale. Va sfruttato. Bisogna servire sulla corsa i propri compagni. Liberarsi con contromovimenti. Essere aggressivi, quando si perde il possesso del pallone. Essere verticali.

Torniamo al match

Questa, la Fiorentina che sovrasta il Real Madrid. Sia nei ritmi che nelle occasioni. La prima frazione, comunque, termina a reti bianche. 0-0 al Bernabeu. Il secondo tempo procede sulla falsariga del primo. I gigliati hanno il pallino del gioco e i Blancos se ne stanno dietro a tramare il contropiede. Infatti, al minuto numero 68’: filtrante per Di Stefano. Linea difensiva della Fiorentina troppo alta. L’argentino arriva fin sul limite dell’area, quando viene atterrato da Magnini. Il fallo è nettamente fuori dall’area di rigore e sarebbe punizione. Eppure… l’arbitro, Leopold Horn, non la vede così.

Troppo lontano dall’azione per dare un giudizio corretto. Prima, però, rispetto ad ora, il Direttore di Gara aveva un’altra preparazione non solo atletica, anche formativa. Le regole non erano specifiche come oggigiorno. Forse, ai nostri tempi, si esagera nella specificità. Che non elide, lo stesso, le percentuali di rischio inerenti l’errore. Alla fine, Di Stefano sistema il pallone sul dischetto e segna il penalty, spiazzando Sarti. La Fiorentina non ci sta e prova la reazione. Il Real Madrid si trova ancora più schiacciato.

Il gigante messo all’angolo da Davide, ma al 76esimo minuto arriva il colpo del k.o.: contropiede. Pallone per Francisco Gento che, in velocità, sguscia via tra le maglie viola. Lo spagnolo si presenta davanti a Sarti. L’Uomo di ghiaccio prova una delle sue uscite. Gento riesce con la punta del piede mancino ad alzare la palla quanto basta: 2-0 per i Galacticos. A nulla possono i tentativi della Fiorentina per riaprire il match. 90esimo: Leopold Horn fischia tre volte. Il Real Madrid è campione d’Europa per la seconda volta consecutiva.

Fa male. Fa male al cuore dei calciatori. Fa male al cuore dei tifosi. Eppure quella Fiorentina, quella magnifica Fiorentina, probabilmente la più forte (per qualità) che abbia mai giocato assieme, il sorriso te lo lascia. Perché, anche se non ha vinto, ha dimostrato di non aver paura. Non si è lasciata intimorire da un pubblico ostile di 125 mila spettatori. Non si è lasciata intimorire da una squadra galattica.

Ha lottato la Fiorentina. E anche se, alla fine il gigante ha vinto, lei, Davide, lo ha ferito gravemente. Onori a quella incredibile squadra e rispetto per chi ha lottato su quel campo, in quella partita. Questa storia è stata raccontata, per rendere omaggio a quegli undici guerrieri viola del Bernabeu.

Per rivivere le emozioni di quella partita, ecco il video

GLIEROIDELCALCIO.COM (Manuel Cordero)

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Vivo a Cerreto Guidi, cittadina della campagna toscana in provincia di Firenze. Sono uno scrittore e un aspirante giornalista sportivo. Cerco di raccontare il calcio alla Foucault. La storia e la tattica sono i miei mezzi. Appassionato del football in tutte le sue forme.

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