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Arte & Società

ESCLUSIVO – Istituzione Giornata Grande Torino – L’On. Patelli, proponente dell’iniziativa, ai microfoni de GEdC: “La memoria deve trovare adeguata espressione anche formale”

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Il deputato Cristina Patelli ha presentato, insieme ad altri firmatari, una proposta di legge volta a istituire la «Giornata dedicata alla memoria dei caduti del Grande Torino», in onore di coloro che perirono il 4 maggio del 1949

per GLIEROIDELCALCIO.com Federico Baranello

Una simile iniziativa non poteva lasciare indifferenti coloro che hanno a cuore la storia del calcio; abbiamo quindi raggiunto l’On. Patelli per meglio comprendere la proposta effettuata.

Onorevole, in primis, quale il suo rapporto con il calcio e con la sua storia?

Non parlerei di me, ma del calcio. Infatti mi interesso al calcio, ma insieme a qualche miliardo di altre persone. E l’amore per questo gioco viene declinato anche lungo direttrici diverse rispetto a quella meramente sportiva, in particolare, osservo che da qualche tempo va di moda lo storytelling ma dei fenomeni di colore o costume avevano scritto a parlato grandi scrittori già prima: pensate ad Azzurro tenebra di Giovanni Arpino, che racconta nel 1977, in forma romanzata, la disastrosa partecipazione della nazionale di calcio italiana al campionato del mondo 1974 in Germania Ovest. E per rimanere agli anni di piombo – quegli anni – non è interessante contestualizzare il momento sportivo, il Cagliari di Riva, la Lazio di Chinaglia, le sfide fra il Toro di Pianelli, con Giagnoni e Radice e la Juventus degli Agnelli, quando scendevano in campo quasi due blocchi sociali contrapposti, due modi differenti di intendere le cose: cos’era l’Italia in quegli anni?, il calcio – unica religione laica di questo nostro paese – spesso ha intrecciato e si è sovrapposto alla Storia, quella che scriviamo con la S maiuscola. La tragedia del Grande Torino a Superga fu uno di quei momenti.

L’On. Cristina Patelli

Come è nata l’idea di perorare questa causa?

Il Museo del Grande Torino e della Leggenda granata ha un motto: “La tragedia non è morire, ma dimenticare. E noi non dimentichiamo.” Allora ho pensato che quella memoria doveva trovare adeguata espressione anche formale, attraverso il riconoscimento legislativo. Il 4 maggio di ogni anno è la più intima delle ricorrenze calcistiche, eppure quasi per paradosso è la celebrazione di tutti, ma proprio di tutti i tifosi di calcio al di sopra di ogni colore, appartenenza e confessione, e di tutti gli appassionati e sportivi al di là di ogni disciplina seguita o praticata. L’esigenza quindi del giorno della memoria dei caduti del Grande Torino scaturisce dalla necessità imprescindibile di “non dimenticare”, e di unire tutto il popolo sportivo e civile.

Quale, a suo giudizio, il messaggio che arriverebbe ai giovani dall’approvazione della proposta di legge?

La presente proposta di legge intende invece ricordare, mediante una specifica ricorrenza, la squadra che è stata il simbolo – per tutti gli italiani – di appartenenza a un territorio e di un’intera nazione, un esempio da raccontare anche nelle scuole a tutti i giovani che si affacciano al mondo dello sport e quindi alla vita; infatti, il Grande Torino fu un vero inno all’impegno della gioventù e alla lealtà di uno sport che vorremmo più pulito e capace di unire anziché dividere.

Trattasi di una proposta che trova firmatari in maniera trasversale?

Sì. Evidentemente i deputati e i senatori tifosi del Toro, appena avuta notizia della mia iniziativa – proprio il 4 maggio di quest’anno – hanno aderito volentieri, alcuni colleghi sono anche amici e con loro siamo stati allo Stadio; abbiamo informato la società, il Torino FC, e precisamente il presidente Urbano Cairo, al quale vanno le mie condoglianze per la recente scomparsa del padre, già vice presidente granata, e del direttore generale, Alberto Barile, inoltre ho coinvolto il presidente dell’Associazione Memoria Storica Granata, Domenico Beccaria. Molti altri deputati nel frattempo hanno aderito alla proposta di legge, cogliendone lo spirito: quello del Grande Torino. Voglio raccontare un aneddoto in proposito: durante il corteo funebre del 6 maggio 1949, si possono vedere ritratti in foto i giocatori della Juventus che indossano rispettosamente la loro maglia e sfilano alla testa delle delegazioni delle altre squadre, con il loro gonfalone segnato a lutto.

Tragedia a Torino ma tragedia nazionale, cosa ha significato quella squadra e quella tragedia in quel dato momento storico?

Allora, com’è ampiamente e tristemente noto l’aereo che il 4 maggio 1949 riporta a casa la squadra del Torino dopo l’amichevole giocata a Lisbona con il Benfica si schianta contro la collina di Superga, mentre già è cominciata la manovra di atterraggio. Muoiono tutti quanti. Il Torino, che contendeva alla concittadina Juventus il rango di squadra più amata e più forte e che costituisce l’ossatura della nazionale italiana, non esiste più, letteralmente. Il Toro veniva da quattro titoli conquistati consecutivamente e in quel principio di maggio ormai si era assicurata il quinto, e quei calciatori – che in effetti non persero mai al Filadelfia – erano considerati pressoché imbattibili, come Fausto Coppi, l’altro eroe nazionale, e personificavano lo sforzo che gli italiani stavano compiendo per risollevarsi dalle macerie della guerra finita da poco.

Vede, è calcio ma non soltanto. Il dolore era davvero di tutti, il tifo a favore o contro non contava. Dino Buzzati lo ha spiegato bene cosa rappresentavano quei calciatori per l’intero paese, non solo per una città, non solo per una parte, al punto che Gianni Brera ripeteva spesso: “Il Torino era lo sport e la sua sintesi più armoniosa, il Torino era l’Italia” …

Grazie Onorevole, iniziativa davvero splendida.

Vai alla proposta di Legge

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Classe ’68, appassionato di un calcio che non c’è più. Collezionista e Giornalista, emozionato e passionale. Ideatore de GliEroidelCalcio.com. Un figlio con il quale condivide le proprie passioni. Un buon vino e un sigaro, con la compagn(i)a giusta, per riempirsi il Cuore.

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