La Penna degli Altri

Il 18 Luglio del 1942 nasceva Giacinto Facchetti, il capitano umile

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(RIVISTACONTRASTI.IT di Andrea Catalano – Foto WIKIPEDIA)

Avrebbe compiuto 78 anni Giacinto Facchetti. Per ricordarlo, Rivista Contrasti gli dedica un articolo di cui vi proponiamo uno stralcio.

[…] Treviglio, tranquillo comune a 20 km da Bergamo. All’oratorio del paese si presenta un ragazzo di 12 anni, alto e magro. Si rivolge al responsabile chiedendo “Come si fa a giocare a calcio? Posso giocare anch’io?”.Il ragazzo si piazza in difesa, il responsabile gli aveva spiegato chiaramente i rigidi ruoli del tempo: chi sta in attacco deve segnare, chi sta in difesa deve impedire agli avversari di segnare. […] È un moto perpetuo per tutto il campo, aiuta e si sacrifica per i compagni, è dominante. Così dominante che al momento della formazione delle squadre, dopo il più classico dei “pari e dispari”, alla frase “Io prendo Giacinto” si rispondeva “Ah no, Giacinto ne vale tre, perché difende, attacca e segna”.

[…] In tutta la Lombardia inizia a spargersi la voce del suo talento. L’Inter lo acquista senza pensarci troppo. “Mi misi l’abito buono, presi il treno per Milano e appena firmato il contratto non ci potevo credere: ero un giocatore dell’Inter!”.

[…] Roma-Inter, maggio del 1961. A Facchetti viene richiesto di marcare Ghiggia, l’uruguaiano che nel giorno del “Maracanazo” fece piangere milioni di brasiliani. Non fa una gran figura, Giacinto. Ad Herrera viene subito chiesto il perché dell’utilizzo del giovane Facchetti, la sua risposta è serafica. “Questo ragazzo sarà una colonna fondamentale della mia Inter”.

[…] È così che nasce la Grande Inter che vincerà tre scudetti, due Coppe dei Campioni e due Coppe Intercontinentali. Nel segno della modernità. […] Facchetti, con la vita da atleta, va a nozze. […] Facchetti è sin da giovane un cultore del lavoro e del metodo. È serio, attento ai particolari, minuzioso.

[…] Figlio di un ferroviere, perde la madre a diciassette anni. Un legame profondo con la famiglia che viene esaltato in una delle sue prime interviste da calciatore. […] Facchetti è umile. Nonostante i mezzi fuori dal comune, si sente “un uomo qualunque”.

[…] Facchetti esordisce in Nazionale sotto la guida tecnica di Edmondo Fabbri. In Nazionale, Facchetti, per consegne tattiche non può spingersi in avanti. “Il vero calcio è quello dell’Inter e non quello della Nazionale Italiana, perché il signor Fabbri ci proibisce di andare in avanti. Lui vuole solo pareggiare, e con i soli pareggi non arriveremo da nessuna parte in Inghilterra”. La carriera di Facchetti in Nazionale non si ferma agli asti con Fabbri: ne diventa capitano, vince l’Europeo del 1968 sollevando la coppa e con 94 presenze totali diventa il recordman di gettoni in azzurro.

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