Gli Eroi del Collezionismo

Gabriele Castelli e la sua collezione “MILANo_INTERnazionale”

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GLIEROIDELCALCIO.COM (Federico Baranello) – Lo stile gotico del Duomo, “L’Ultima cena” di Leonardo da Vinci nel convento di Santa Maria delle Grazie. Sede della Borsa Italiana e polo finanziario italiano, capitale della moda e del design, negozi e locali di tendenza. Questa è Milano. Il capoluogo lombardo è anche Milan e Inter, il derby della Madonnina, San Siro e il Meazza… è una stracittadina che divide in due la città, che ha scritto la storia del calcio italiano e non solo. Un tifo suddiviso, almeno inizialmente, anche dalla diversa provenienza sociale: la borghesia è dell’Inter e le classi più popolari sostenevano il Milan. Da qui gli appellativi di baùscia, sbruffone per gli interisti e casciavìt, cacciaviti, per i milanisti proprio ad indicare una appartenenza alla classe operaia.

Due squadre che nel corso della storia hanno vinto tutto, potendo infatti vantare anche un record: in Europa sono i due club che, provenienti dalla stessa città, hanno vinto entrambe la Coppa dei Campioni/UEFA Champions League, la Coppa Intercontinentale e la successiva Coppa del mondo per club FIFA.

C’è poi il Derby in campionato, dove spesso le due squadre si sono ritrovate a contendersi il titolo. Un derby che ha assegnato trofei ufficiali come la Coppa Italia 1976-77 e la Supercoppa italiana del 2011. Una stracittadina disputata anche in competizioni europee, in UEFA Champions League, nella semifinale del 2002-03 e nel quarto di finale 2004-05.

Può un Derby così sentito trovare la sintesi in una sola passione? Ci ha pensato Gabriele Castelli, collezionista di tutto quanto riguarda le due compagini meneghine: cimeli, foto, figurine e oggetti d’epoca.

Gabriele ha 40 anni, sposato con Giovanna e padre di Lorenzo e Christian. Svolge la sua attività professionale in una multinazionale tedesca nel campo dell’illuminazione.

“Il mio amore per il calcio nasce da piccolo”, ci racconta, “…insieme a mio fratello, più grande di me di quattro anni, con cui ho iniziato a giocare in casa. Quando avevo intorno i cinque anni andavo a vedere i suoi allenamenti e ricordo che il suo allenatore mi faceva entrare a giocare… Ho giocato poi a livello provinciale togliendomi grandi soddisfazioni con gli amici e compagni di squadra per poi smettere dopo i 30 anni una volta sposato. Per un gruppetto di ragazzi di paese come eravamo noi vincere un campionato Allievi Regionali e arrivare in fondo alle finali battendo squadroni molto più quotati di noi fu una favola e un ricordo indelebile. Con le dovute proporzioni un po’ come il Leicester di Ranieri. Ora gioco a calcetto con gli amici. Provengo da una famiglia di milanisti e quindi… il mio debutto allo stadio fu il 24 agosto 1986 in Coppa Italia, Milan – Sambenedettese 1-0 con gol di Di Bartolomei!”.

Come si diventa collezionisti? “Nel mio caso”, risponde Gabriele, “divento collezionista da bambino. Mi appassiono agli album di figurine da un lato e alla cultura dei nativi americani dall’altro. Intraprendo queste due strade respirando l’aria dei mercatini grazie a mio padre che, ad inizio degli anni ’90, intraprende questa attività per hobby.  Mio padre ci trasmette quindi questa passione verso le cose di una volta e nel corso degli anni diventa una vera e propria attività per mio fratello. Io invece seguo la strada del collezionismo. Nei primi tempi affidandomi in primis a quanto riuscivano a reperire mio fratello e mio padre. Mi sono concentrato sugli album e le figurine, i libri e le riviste e i soldatini che riguardavano invece i nativi americani e il far west americano in generale. Con il tempo iniziai a tenere anche altri oggetti riguardanti il calcio. Nel 2013 la svolta: vidi a Milano la mostra su Nereo Rocco ed Helenio Herrera…rimasi incantato e decisi che, partendo dalle poche cose che avevo relative al Milan e all’Inter, avrei potuto creare una collezione unica da mettere a disposizione della città e dei tifosi del calcio a Milano. Questa è il mio inizio e non mi sono più fermato. Avevo da poco smesso di giocare a calcio in maniera agonistica e ho trasferito, inconsapevolmente, tutta la passione per questo sport nella ricerca di cimeli. Da quel giorno la collezione entra quotidianamente nelle mie giornate perché tra lavoro e famiglia un attimo per “lei” si trova sempre… per condividere qualche ritrovamento con altri amici collezionisti, per partecipare a qualche asta o per andare a visionare del materiale. Ormai non lo posso più definire un semplice hobby: per me collezionare è una vera e propria passione. Se il giorno dopo devo andare a vedere qualche cimelio faccio fatica ad addormentarmi tanta è l’adrenalina… ma poi mi sveglio presto pieno di energie… se ho un po’ di mal di testa e mi arriva qualche foto su WhatsApp dove mi propongono qualche oggetto per la mia collezione mi passa tutto … come posso rinunciare ad un simile toccasana?”.

Una domanda non facile da fare ad un collezionista ma noi, quindi, la facciamo: “Gabriele, quali i pezzi che reputi essere i migliori?” … Qualche istante di pausa poi arriva la risposta…” …il discorso sarebbe molto ampio perché collezionando due squadre e tutto ciò che le riguarda a 360° gradi (maglie, cimeli, materiale cartaceo etc.) bisognerebbe suddividere tutto per categorie… ma sceglierò comunque qualche pezzo. Per quanto riguarda l’Inter direi la medaglia del primo scudetto 1909-10 data a Mario Moretti calciatore dell’Fc Internazionale di quella stagione per il primo storico scudetto nerazzurro. Direi anche il gagliardetto ricamato anni ‘60 Inter bi-campione d’Europa e del Mondo. Sempre per i nerazzurri direi il primo libro, con foto, pubblicato nel 1914 sull’Inter in occasione della tournée in Baviera. Ho scelto questi “pezzi” perché la medaglia ha un grandissimo valore storico essendo il primo scudetto dell’Inter e che quest’anno compie 110 anni, il gagliardetto perché è una vera e propria opera d’arte che commemora le grandi vittorie dell’Inter sino a quel momento e infine il libro perché è una perla tra tutto il materiale cartaceo in mio possesso: sembrerebbe non esistere, per l’Inter, un libro pubblicato prima di questo.

Per il Milan invece indico il gruppo di cimeli di Gino Pivatelli (stagioni 1961-62 e 1962-63) tra cui la medaglia d’oro consegnata dalla Uefa per la prima Coppa dei Campioni vinta nel 1963 e la miniatura della coppa stessa. Indico ancora le medaglie appartenute a Giuseppe Sabadini negli anni ’70 e la medaglia commemorativa del Derby, erano dieci anni che non ne vinceva uno, vinto dal Milan 1-0 sull’Ambrosiana Inter il 20 febbraio 1938”.

Gabriele prosegue nel raccontare la sua passione… “Ci sono dei pezzi ai quali sono più legato e per me, che sono milanista, non possono non essere la tuta, stagione 1985/86, e il cronometro appartenuti a Nils Liedholm.  In primis per la grande figura che ha rappresentato per il Milan e in generale per il calcio. Poi un altro oggetto che si ricollega ai due già precedentemente descritti, infatti è del 1986 anch’esso, un calice d’argento di Cartier in segno di prosperità e buon auspicio per il futuro. Da lì infatti nasce la favola del Milan di Berlusconi e questo è il primo oggetto che ne identifica la nascita… il Sacro Graal. Berlusconi arriva a Milanello in elicottero e regala alla squadra e allo staff questo splendido oggetto. Per me milanista, cresciuto con questo Milan, ha un valore inestimabile. Anche per l’Inter ho dei pezzi a cui sono legato, come la miniatura della Coppa Italia del 1977-78 di Renzo Rovatti. Ci tengo perché credo sia tra le più belle miniature di coppe in mio possesso ma anche perché è uno dei primi oggetti di cui sono entrato in possesso quando ancora non mi era scattata la collezione “MILANo_INTERnazionale “. La trovò mio fratello per pochi euro da un rigattiere”.

Oltre ai “pezzi” a cui si è più legati ci sono invece quelli più costosi…” Si, tra i più costosi direi il gagliardetto ricamato che l’Inter donò al segretario generale dell’UEFA Hans Bangerter per la Coppa Campioni del 1964…, l’ho inseguito per anni facendo una corte spietata a questo collezionista, manco fosse Belen (visto che è interista), che ne era in possesso. Un giorno si decide e vedo un messaggio proveniente da lui che recitava, “Saresti ancora interessato al gagliardetto? Fammi una buona offerta ed è tuo”. Non ho sbagliato il colpo, ed ora è mio. Tra i più costosi potrei inserire anche due “pezzi” rossoneri: lo Statuto del 1925 e la coppa con cui la Provincia omaggiò il Milan nel 1959 in occasione del 60° anniversario della fondazione”.

Ricerche, contatti, telefonate, sveglie all’alba per raggiungere i mercatini e anche aneddoti particolari:” …era un sabato mattina dell’ultimo weekend di luglio di qualche anno fa e intercettai un annuncio in internet che mi interessava molto. Chiamai l’inserzionista e ci vedemmo qualche ora dopo all’autogrill di Saronno. Avvisai mia moglie che sarei andato via per un paio d’ore e volai a Saronno, non proprio in realtà perché essendo fine luglio trovai una bella coda di olandesi, svizzeri e tedeschi che rientravano dalle vacanze: ad ognuno di questi vacanzieri ho regalato parole non proprio carine perché avevo il timore che nel frattempo qualcuno si inserisse nella trattativa. Entrai subito in empatia con il venditore fortunatamente, il quale aveva ereditato una medaglia dell’Inter del 1909/10, appartenuta a Mario Moretti, prozio del venditore.  Me ne andai dopo circa un’ora di piacevolissima conversazione e, soprattutto, con la medaglia in tasca…Un’altra volta invece misi in vendita su EBay una squadra di subbuteo che avevo trovato ad un mercatino…mi scrisse una persona dicendomi che era interessata e se potevamo quindi incontrarci. Nemmeno a farlo apposta abitava nel mio stesso paese ma non lo avevo mai visto. Ero un po’ restio, perché per pochi euro dovevo perdere tempo, comunque alla fine ci accordammo per vederci in un parcheggio del paese e, prima di riattaccare gli dissi “Io colleziono materiale sul calcio non so se hai qualcosa” … risposta “Sì, qualcosa dovrei avere, porto quello che ho stasera”. Arrivammo al luogo dell’appuntamento e luì aprì il bagagliaio … vidi subito una maglia del Milan 1985-86, che poi mi disse essere di Paolo Rossi usata in Roma – Milan, tre maglie della Nazionale fine anni ‘70 inizi ‘80, più altro materiale del Milan e mi disse “eh sai, mio padre ha lavorato 30 anni nel Milan!”… gran bella fortuna. Il giorno dopo “volai” a casa sua a Milano a prendere altri cimeli tra i quali una borsa fine anni ‘70, la miniatura della Coppa dei Campioni del 1969 e tante altre belle “chicche” rossonere. Da questo episodio ho imparato che non si perde mai tempo nel collezionismo, è tutto tempo investito!”

Una collezione non ha mai fine, cosa cerca ancora un collezionista come Gabriele, cosa vorrebbe trovare sulla sua strada? “Si, esatto la mia collezione è infinita tra maglie, biglietti, medaglie, coppe, gagliardetti etc. Chiaramente non si potrà mai avere tutto però ogni settimana cerco qualcosa di nuovo, qualche cimelio da puntare, qualche scatola nascosta in una soffitta della casa di una nonna. Una volta, da un figlio di un fotografo di calcio che mi aveva venduto tutto l’archivio fotografico, facemmo un’autentica caccia al tesoro cercando tra scatole e scatoloni impolverati, che non venivano aperti da anni. Trovammo delle splendide maglie, delle foto pazzesche, pass e pettorine da fotografo tra cui quella che indossò a Tokyo per la finale Intercontinentale del 1990 del Milan che si fece autografare da tutta la squadra.  Se proprio dovessi esprimere un desiderio mi piacerebbe avere una maglia del Milan della finale di Coppa Campioni del 1963 e una dell’Inter della finale del 1964”.

Un collezionista deve avere una famiglia molto paziente: “Mia moglie non è proprio amante del calcio e ancora meno del collezionismo, ma non mi ostacola minimamente, anzi. Io spero di trasmettere la mia passione ai miei due figli e magari, questo il mio sogno, sarebbe bello usassero tutto il materiale che ho raccolto io per aprire un locale a tema a Milano insieme. Io ora continuo a godermi la collezione…I miei amici seguono e ascoltano con curiosità i racconti delle mie avventure di ricerca, però nessuno di loro può arrivare a capirmi.  Con qualche collezionista siamo anche diventati amici, dividiamo la stessa “follia”. Collezionare mi trasmette passione, mi tiene la mente sempre attiva e impegnata, e diciamo che a questo ci pensano anche il lavoro e la famiglia. Spero di trasmettere la mia passione anche agli altri. Sono un collezionista che ama condividere i propri “pezzi” permettendo a tutti di poterli ammirare. In alcune occasioni tramite delle mostre, ma anche attraverso i social. Insomma, non sono un collezionista “da cassetto” … la mia è una collezione fatta per essere condivisa con Milano, i tifosi di Milan e Inter e anche con tutti coloro che amano il calcio indipendentemente dalla squadra del loro cuore”.

Un consiglio a chi voglia intraprendere la strada del collezionismo relativo al calcio? “In primis bisogna avere passione, dedizione, voglia di imparare e ascoltare gli altri, in particolar modo nei primi anni, l’esperienza degli altri, in attesa della propria, è necessaria. La mia collezione nasce dal nulla…non ho parenti o amici nel mondo del calcio professionistico che mi hanno aiutato. Parte dai mercatini di mio padre e mio fratello e poi pian piano con qualche colpo di fortuna e tanta ricerca. Nessuno mi ha mai donato o regalato un cimelio, sempre pagato tutto quello che ho, a volte poco e a volte il giusto prezzo e forse qualche volta un po’ troppo. Certo un “fondo” per poter acquistare dei cimeli è necessario, io con il tempo mi sono privato dei soldatini, degli album di figurine e ho investito tutto nella collezione “MILANo_INTERnazionale”. In alcuni casi mi capita che, nei mercatini, compro altri oggetti su cui ho occhio, per poi rivenderli e comprare qualche pezzo utile alla mia collezione. Insomma, come in tutte le cose del mondo e della vita, ci vuole passione, dedizione e ingegno. Ah, attenzione a non ammalarsi di collezionismo… però se proprio succede state tranquilli …è la più bella malattia che io conosca! Buon collezionismo a tutti!”.

Grazie Gabriele.

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