La Penna degli Altri

Lettera a papà Valentino

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CORRIERE TORINO (Sandro Mazzola) – Sabato 26 gennaio Valentino Mazzola avrebbe compiuto 100 anni. Mio papà avrebbe compiuto 100 anni. Sarà un giorno bellissimo, perché questa ricorrenza ci permetterà di vivere una giornata di festa per ricordarlo, provando a mettere da parte il dolore che sempre si prova ripensando al Grande Torino e alla tragedia di Superga. Ho saputo che un’autentica festa si disputerà proprio al Filadelfia, forse la migliore possibile per ricordare mio papà: un torneo di Pulcini tra Torino, Inter e Venezia. Un’iniziativa fantastica, ringrazio di cuore il Torino per averci pensato. Penso che anche i bambini coinvolti saranno emozionatissimi, se fossi lì con loro gli direi: «Guardate che questo terreno l’han calpestato dei campioni, i più grandi di tutti. Perché erano campioni dentro e fuori dal campo». Quell’emozione io la conosco bene, quanti ricordi. Alla fine degli allenamenti battevo i rigori a Bacigalupo che mi faceva sempre segnare, io correvo per tutto il campo esultando e mio padre se la rideva, ma poi si metteva in ginocchio per spiegarmi come calciare in maniera corretta: praticamente la miglior scuola calcio del mondo. Il ricordo più intenso è però legato a quando lo accompagnavo, mano nella mano, all’ingresso in campo durante i derby: ero il capo fila ovviamente, al mio fianco c’era il figlio di Depetrini e ci guardavamo in cagnesco, perché ognuno tifava per la sua squadra, continuavamo a fissarci fino all’inizio della partita quando poi andavamo a sederci vicino alle panchine. Al Filadelfia avevo giocato anche la partita più brutta e allo stesso tempo più bella di tutta la mia vita, un Torino Inter di giovanili dove non toccai mai palla, era la prima volta che giocavo su quel campo e non riuscivo a fare altro che fissare la Basilica di Superga. Ho ancora il nodo in gola a ripensarci, a fine partita anche un duro come Beppe Meazza, mio allenatore, mi mise la mano sulla spalla e mi disse in lombardo: «Preocupes no, g’ho capì tucc». Sabato prossimo mio papà avrebbe compiuto cento anni, è bello sapere di tanti modi diversi per ricordarlo. Ci sarà un francobollo speciale a lui dedicato, un segno importante perché rimarrà nel tempo. E poi il giorno dopo si giocherà Torino-Inter, neanche a farlo apposta, incredibile, meglio di così era impossibile. La guarderò sicuramente insieme ai miei nipotini, amano il pallone, il sangue non mente insomma. Per me sarà sempre una partita speciale, l’Inter mi ha dato tutto, ma se mi rimane un rimpianto è quello di non essere riuscito a terminare la carriera nel Toro: ne avevamo parlato a lungo, ma ormai ero in parabola discendente e alla fine ho preferito evitare temendo di non essere più all’altezza di una maglia per me così importante come quella granata.

Un torneo di bambini al Filadelfia, un francobollo, persino Toro-Inter. C’è tutto per festeggiare nel migliore dei modi il compleanno di Valentino Mazzola. Presto ci sarà anche una via o un giardino a lui dedicato a Torino, il solo pensiero mi riempie di gioia, io credo non sia mai troppo tardi per fare cose buone. Dico ancora grazie a chi ha pensato e promosso questa iniziativa, al presidente Urbano Cairo e al Corriere della Sera. Il nostro calcio, la nostra società, ha bisogni di buoni esempi. I bambini che leggeranno «via Valentino Mazzola» chiederanno ai loro genitori di chi si tratta e si sentiranno raccontare una storia bellissima. La storia che racconterei io avrebbe sicuramente un’immagine di copertina, quella di un bambino fiero del suo papà, che cammina sul terreno del Filadelfia tenendolo per mano, guardandolo dal basso verso l’alto, con la Basilica di Superga lassù nel cielo.

Articolo di Sandro Mazzola pubblicato il 12 gennaio 2019 su Corriere Torino

 

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