Storie di Calcio

17 Settembre 1990: se ne va Angelo Schiavio, l’eroe del Mondiale 1934

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GLIEROIDELCALCIO.COM (Andrea Gioia) – Quando ci si trovava a giocare negli ormai abbandonati campi di parrocchia, il centrattacco (per usare un termine affascinante ma ormai in disuso) era il sogno di ogni bambino. Terminale offensivo delle azioni della squadra, l’unico in grado di giore per primo e di assicurarsi una effimera ma gratificante gloria personale. Nella storia del nostro calcio abbiamo avuto Riva e Piola, Vieri e Rossi. Uno, però, ha segnato l’epoca d’oro del calcio azzurro, rimanendo nell’ombra.

Angelo Schiavio, bolognese del 1905, è ancora un ragazzo quando arriva alla corte della squadra della sua città. L’aura da predestinato lo accompagna fin da piccolissimo, da quando venne miracolosamente salvato dal chirurgo Bartolo Nigrisoli. E’ un portento Schiavio e lo capisce anche l’allenatore austriaco del Bologna, stagione ’22/’23; Hermann Felsner lo fa esordire il 28 Gennaio 1923 contro la Juventus, sostituendo l’infortunato e sfortunato Cesare Alberti. Quel giorno segnerà l’ascesa inarrestabile di un calciatore atipico.

Tra il 1923 ed il 1938, il Bologna di Angelo diventerà la squadra più forte del mondo, entrando nella storia con 4 scudetti e 2 Coppe dell’Europa Centrale. Tutte vittorie che lo vedranno protagonista assoluto, finalizzatore implacabile di un collettivo senza precedenti. C’era Schiavio nella infinita finale in “5 puntate” che decise lo scudetto del 1925 e nella partita di Parigi che assegnò il Torneo Expo nel 1937.

Ma c’era Schiavio soprattutto il 10 Giugno del 1934, in quello Stadio Flaminio che sarà testimone del primo trionfo azzurro nel calcio per squadre nazionali. Angelo era entrato a far parte di quel gruppo perché voluto fortemente dal geniale Pozzo. L’allenatore lo aveva messo in stanza con Monti, l’oriundo di origine argentina che aveva rischiato di interrompere la carriera del bolognese con i suoi interventi al limite. Ed il legame era diventato forte, sincero.

Quel pomeriggio, al settimo minuto del secondo tempo supplementare, Schiavio siglò una rete storica contro la fortissima Cecoslovacchia di František Plánička, consegnando un trionfo che avrà il suo seguito quattro anni dopo.

“Fu un pallone sfuggito a Guaita, sul quale io mi sono precipitato. Ho preso giusto ed ho fatto gol”.

Se ne andrà il 17 Settembre del 1990, testimone di un calcio al quale poco importava la gloria passeggera del denaro. Schiavio non percepirà mai compenso nel corso della sua carriera. Il suo lavoro era un altro e la passione non poteva mischiarsi con l’avidità. Lui, il ragazzo di Bologna che segnerà 242 gol in 348 partite.

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