Gli Eroi del Collezionismo

“Solo per la Maglia”: la mostra di Rino Morelli a Brindisi

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IOGIOCOPULITO.IT (Federico Baranello) – Posizionata sul tacco dell’italico stivale e affacciata sull’Adriatico sorge una città molto amata sin dai tempi antichi, sia dai Romani sia dai Greci: Brindisi. Non a caso la Via Appia, considerata dai Romani Regina Viarum, la Regina delle strade, giunge da queste parti. La città è, da sempre, una porta verso l’Oriente e un importante crocevia di culture e popoli. Ha vissuto fortune alterne tra periodi molto prosperi e periodi di grande decadenza. Quasi immedesimandosi nella stessa sorte della sua città anche la relativa rappresentativa locale di calcio ha avuto un andamento storicamente altalenante. Vicende comunque che non hanno mai minimamente intaccato l’amore dei suoi tifosi e il loro attaccamento alla maglia. Attaccamento alla maglia che Rino Morelli ha interpretato alla lettera: possiede infatti oltre 120 maglie storiche della compagine biancazzurra. La sua splendida ed unica collezione è stata esposta sabato 13 e domenica 14 Maggio u.s. a Brindisi nella prestigiosa cornice di Palazzo Nervegna. La collezione di Rino spazia dalle maglie del Brindisi del 1966, anno in cui il Commendatore Franco Fanuzzi rilevò la Brindisi Sport e fece apporre la “V” sulla maglia, sino ai giorni nostri.

La mostra, dal titolo “Solo per la maglia”, è stata patrocinata dal Comune di Brindisi ed è stata preceduta da una conferenza stampa alla presenza del Sindaco Angela Carluccio e all’Assessore allo Sport Elena Marzolla. Durante la conferenza stampa Morelli ha ribadito un concetto a lui molto caro: “La mostra non deve essere solo un ricordo, vorrei che fosse il punto di partenza per qualche imprenditore di avvicinarsi al calcio brindisino per portarlo nelle giuste categorie e nel calcio che conta davvero”. Morelli ha omaggiato il sindaco con un gagliardetto del Brindisi risalente alla fine degli anni ‘70.

                                    

Rino, cinquantatré anni, sposato, con due figli, si occupa di “Sicurezza” nel locale stabilimento di una nota azienda farmaceutica. Noi lo abbiamo raggiunto e si dimostra persona garbata, gentile e molto, molto appassionato della sua squadra del cuore e della sua collezione. E’ stato per quindici anni un “Arbitro” sino a raggiungere quello che allora era il Campionato Interregionale: “Un’esperienza eccezionale che mi ha insegnato tanto, un’esperienza fondamentale. C’è stato un momento nella mia vita in cui arbitrare era tutto, poi ho dovuto fare una scelta professionale. E’ stata dura smettere. Durante quel periodo iniziai a collezionare gagliardetti, me ne capitavano tantissimi. Poi, appena ho smesso di arbitrare, ho cominciato a raccogliere anche le maglie. Ne ho recuperata una, poi un’altra… poi è diventato qualcosa di cui non mi sono quasi accorto. Un giorno mi sono fermato…e mi sono reso conto di ciò che avevo. Mi sono reso conto che stava nascendo qualcosa di importante. Così ho cominciato a cercare le maglie in maniera più strutturata. La collezione è così aumentata di valore e di spessore”. La passione di Rino è travolgente: “Questa mia ricerca mi ha fatto entrare in contatto con molte persone e mi ha consentito di conoscere alcune verità ed aneddoti davvero peculiari. Alcuni magazzinieri tra gli anni ‘60 e ’70, per esempio, mi hanno raccontato che le maglie, che venivano usate per ben più di una stagione, venivano poi vendute come stracci. No dico, rendiamoci conto, le maglie dei nostri beniamini considerate stracci! In particolare venivano vendute ai meccanici dell’epoca della città. Si recuperavano solo i numeri, se in buone condizioni, per riattaccarli ovviamente su altre maglie. Ho verificato e incrociato le informazioni è ho avuto conferma di questa “delittuosa” pratica. Venivano vendute a peso. È stata una stilettata al cuore. Non avrei potuto venire in contatto con informazione peggiore. Ho casa piena di maglie e nel salone ho una vetrina. Le curo in maniera maniacale, le controllo una ad una periodicamente. Alcune hanno più di cinquant’anni e sono giunte a noi dopo aver attraversato mille vicissitudini raccontate in alcuni casi da evidenti macchie o dagli strappi. Mia moglie mi aiuta ad accudirle, a stirarle”. Mentre ci racconta questa attività percepiamo, dal tono di voce, che le maglie vengono coccolate come si fa con i figli prima di metterli a letto. Il suo racconto prosegue: “Il tempo ha cambiato tutto, anche il materiale con cui vengono prodotte. Ora le maglie moderne sono leggere, controllano l’aspetto termico, ma posseggono indubbiamente meno poesia. Molti giovani che vengono alle mostre ne toccano il tessuto e non capiscono come sia possibile che qualcuno abbia giocato con quelle maglie di lana. Quando pioveva poi si inzuppavano e pesavano qualche chilogrammo”. Inevitabile una domanda sull’apprezzamento da parte dei figli verso la sua collezione: “I figli sono presi da altro, lo sappiamo. A volte mi fanno delle domande ma forse più per farmi contento che altro. Comunque mi hanno aiutato nello scorso week end, insieme a mio fratello, ad organizzare tutta la parte logistica della mostra. Non è facile, senza di loro non riuscirei. Io spero si appassionino. Ma è difficile”.

Dietro ogni collezionista c’è sacrificio, sia di tempo sia economico:Alcune di queste maglie sono davvero costose e soprattutto quelle in lanetta chi le ha non le cede per poco. Io ne ho una trentina circa, quando se ne trova una è un evento. Per me una vera e propria festa. Con il tempo ho imparato che si possono trovare nei posti più disparati, in luoghi impensabili. Questo è proprio il contrario di ciò che si crede. Le cose più belle, importanti e rare non le ho trovate dai collezionisti ma da persone che le avevano per caso. Persone che a volte mi dicono anche di averne avute altre e le hanno regalate”. Con i nostri occhi una follia, con gli occhi di Rino una tragedia.

Tra le maglie più antiche quella del difensore Giordano Martinelli e dell’attaccante Egidio Ghersetich, entrambe della stagione 1966/67.   

                                

Poi tra le più preziose quella di Bernardino Cremaschi soprannominato “Il Grande Blek”, come un famoso fumetto dell’epoca. Scomparso nel 2007, fu uno degli artefici della promozione del Brindisi in Serie B nell’71/72. Nonostante siano trascorsi molti anni è sempre rimasto nei cuori dei tifosi brindisini tanto che il 27 aprile 2014 gli è stata intitolata la Tribuna Centrale dello Stadio Franco Fanuzzi. Con la maglia del Brindisi ha disputato tre campionati di serie C e uno di serie B per un totale complessivo di 130 gare tra campionato e Coppa Italia. Mise a segno 30 reti, e ben 13 nella stagione della magica e storica promozione in serie B.

                          

“Un periodo magico quello”, ci racconta Morelli, “un periodo in cui abbiamo cullato il sogno della Serie A, un’atmosfera fantastica di cui la città si è ubriacata”. In quel periodo qualcuno in via De’ Caracciolo, proprio nel bel mezzo della città vecchia, scrisse su di un muro una sorta di dedica proprio a Cremaschi: “BLEK L’INVINCIBILE”. Quella scritta, dopo circa quarantacinque anni, è ancora lì, fa parte della città, fa parte della storia. Una scritta un po’ sbiadita che ricorda un giocatore, ma soprattutto un uomo che ha fatto piangere, abbracciare e emozionare il popolo brindisino come pochi.

                         

Una storia splendida, appassionante. Decidiamo quindi di raggiungere la famiglia di Dino Cremaschi, l’uomo che ha fatto sognare Brindisi. Abbiamo il piacere e l’onore di poter scambiare qualche battuta con la figlia Vanessa: “Con la città di Brindisi ho un legame forte, un senso di appartenenza profondo. È un po’ come se fosse casa mia. È un sentimento questo che mi ha trasmesso la mia famiglia, perché anche per i miei genitori quello è stato un periodo fantastico. Ho sentito sulla mia pelle e visto con i miei occhi di come sia forte ancora oggi l’unione tra la città e la figura di mio padre. Un legame forte e vivo perché alimentato ogni giorno dalla passione e il lavoro disinteressato di tante persone, passione che si riaccende in un attimo quando si torna a parlare di quel periodo. Ho capito quanto il mio cognome sia importante a Brindisi perché legato a un periodo d’oro per la città. Mi raccontano di un uomo che non si arrendeva sul campo ma anche di una persona pulita ed onesta, questo ci riempie il cuore. Tutto ciò si trasforma in gratitudine, con il sorriso e gli occhi lucidi. Ringrazio, a nome della mia famiglia, sia Rino Morelli che il Presidente dell’Associazione Culturale Pro Brindisi, Rino Lecci, per quanto fatto e quanto stanno facendo in memoria del mio papà”.

Proprio sulla maglia del “Grande Blek” Morelli ci racconta: ”Lo scorso anno organizzai una mostra nei giorni 13 e 14 di febbraio. Proprio in chiusura, mentre stavamo riponendo le maglie, mi si avvicina una persona e mi dice che in casa aveva una maglia che poteva interessarmi. Ovviamente non mi lasciai sfuggire la cosa e il giorno dopo ci incontrammo: aveva la maglia di Cremaschi. Era il 15 di febbraio…il giorno del compleanno dell’Invincibile Blek. Ho pensato tanto a questa cosa, un segno del destino”. Un segno da libro “Cuore”.

Tante persone hanno visitato la mostra, nostalgici e giovani, semplici curiosi e ex calciatori. Tutti con la passione nel cuore, come quella che muove Rino nel cercare di tramandare una tradizione. Così come quella scritta che celebra “Blek l’invincibile”, un po’ sbiadita ed erosa dalle intemperie e dal tempo che passa inesorabile, è ancora lì per chi ha voglia di soffermarsi e rivederla, così la collezione di Morelli merita di essere “vissuta” per potersi tuffare nella storia. Una storia fatta di uomini e maglie. Maglie con la “V”.

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