La Penna degli Altri

Boccolini, la “meteora” biancoceleste…

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SSLAZIOFANS.IT (Stefano Greco) – Estate del 1977. Nel penultimo dei 25 giorni del ritiro in cui il gruppo della nuova Lazio ha lavorato e sudato a Il Ciocco per preparare la nuova stagione, in albergo si brinda. A pagare da bere è uno dei due nuovi arrivati del gruppo, Luigi Boccolini, che l’11 agosto del 1977 festeggia i 31 anni, anche se visivamente ne dimostra di più. Stempiato, silenzioso, carattere dimesso, Boccolini sembra più un impiegato che un calciatore, invece insieme al “Gringo” Sergio Clerici è uno dei due soli rinforzi di quella Lazio che si appresta a tornare in Europa, grazie al quinto posto conquistato la stagione precedente nonostante le mille traversie.

Già, perché oltre a segnare il cambio in panchina tra Tommaso Maestrelli e Luis Vinicio, la stagione 1976-1977 è contrassegnata da infortuni e lutti. Il 24 ottobre, nella partita vinta 3-0 con il Bologna che l’ha portata ad un passo dalla vetta della classifica, Vinicio perde in un colpo solo D’Amico e Re Cecconi. Vincenzino tornerà in campo un mese dopo, in occasione del derby vinto con la Roma grazie ad un gol firmato Bruno Giordano. Per Luciano Re Cecconi, invece, quella è stata l’ultima partita giocata con la maglia della Lazio, perché il 18 gennaio del 1977 un colpo di pistola mette fine alla vita di Cecco. In poco più di un mese,il mondo Lazio viene stravolto dalla morte di Tommaso Maestrelli prima e di Luciano Re Cecconi poi, ma quella squadra reduce da una salvezza conquistata all’ultimo minuto dell’ultima giornata la stagione precedente riesce a chiudere la stagione al quinto posto e a conquistare il diritto a giocare in Coppa Uefa.

I tifosi sognano la rinascita, ma le casse della Lazio sono vuote e il mercato estivo produce poco o nulla. Viola va in presto al Bologna e Renzo Rossi viene ceduto al Catanzaro. Al loro posto, arrivano due pupilli di Luis Vinicio, due giocatori di quel Napoli che sotto la guida del tecnico brasiliano nella stagione ’74-’75 è arrivata a 2 punti dal primo scudetto e l’anno successivo ha vinto per la seconda volta la Coppa Italia. Sergio Clerici, detto “El gringo”, ha 36 anni e si appresta a iniziare l’ultima stagione prima di appendere gli scarpini al chiodo. Luigi Boccolini, invece, come detto di anni ne ha compiuti 31 proprio durante il ritiro con la Lazio ma anche per lui quella in biancoceleste sarà l’ultima stagione in Serie A. E la sua, è la storia di una delle decine di meteore che hanno attraversato il mondo Lazio senza lasciare quasi traccia o quasi.

Luigi Boccolini è un centrocampista elegante, un po’ lento, ma con un piede in grado di disegnare traiettorie magiche. Nulla a che vedere né con Vincenzo D’Amico né con Mario Frustalupi, ma un onesto gregario che grazie a Luis Vinicio ha conosciuto la Serie A dopo una carriera consumata nelle serie minori. Il suo vero momento di gloria, Luigi Boccolini lo ha vissuto proprio allo Stadio Olimpico, con la maglia del Napoli, il 7 dicembre del 1975, proprio nella domenica in cui Tommaso Maestrelli torna sulla panchina della Lazio dopo l’esonero di Corsini. L’Olimpico è gremito, circa 75.000 spettatori presenti sugli spalti con quasi un terzo di stadio occupato dai tifosi napoletani arrivati nella Capitale con ogni mezzo. Una vera e propria invasione, con la Curva Nord e la Tevere Non Numerata lato Nord completamente occupate dai tifosi partenopei. E dopo appena 11’ di gioco, Luigi Boccolini vive il suo momento di gloria. Dopo un gol annullato a D’Amico per un precedente fuorigioco di Garlaschelli, il Napoli che attacca sotto la Curva Sud conquista una punizione in posizione centrale a circa 30 metri dalla porta difesa da Pulici. Boccolini sistema il pallone, guarda verso destra, come per avvertire Braglia e Sperotto che sta per crossare, poi invece parte deciso e colpisce di sinistro: il pallone a giro supera la barriera e va a morire proprio sotto l’incrocio dei pali, senza lasciare scampo a Felice Pulici disteso in tuffo…

https://www.youtube.com/watch?v=wR3XF34Z8dc

Il boato che segue quel gol, è impressionante per durata e intensità. E chi come me stava quella domenica in Curva Sud non può non ricordare il silenzio intorno a lui e quel boato a distanza arrivato verso la Sud come l’onda d’urto successiva all’esplosione di una bomba. Quel gol di Boccolini, consente al Napoli di salire in vetta alla classifica e viene festeggiato a fine partita dalle migliaia di tifosi napoletani che cantano a squarciagola “Oje vita, oje vita mia… oje cor ‘e chistu core…si stata ‘o primmo ammore…e ‘o primmo e ll’ùrdemo sarraje pe’ me” e ballano sulle note de “O surdato nnammurato”.

Il Napoli lo scudetto non lo vince, anzi, arriva lontano dalla vetta; quel gol incredibile, resta l’unica perla della stagione di Luigi Boccolini con la maglia azzurra, ma quando nell’estate del 1977 approda alla Lazio, la mente di tutti vola a quella punizione. I tifosi che si aspettano magie da quel piede sinistro, restano decisamente delusi. Boccolini fa la sua prima apparizione in panchina il 6 novembre in occasione della sconfitta in casa del Vicenza del nuovo fenomeno Paolo Rossi, mentre per l’esordio in maglia biancoceleste bisogna aspettare addirittura l’11 dicembre, in occasione della sfida con il Napoli, finita 1-1.

La Lazio viaggia nell’anonimato del centro classifica, la squadra spumeggiante dell’anno precedente è solo un lontano ricordo e le frizioni tra Vinicio e il clan dominante provocano, domenica dopo domenica, una vera e propria frattura tra la squadra e il tecnico brasiliano. Spaccatura che provocherà l’esonero di Luis Vinicio con Lenzini che affida la panchina a Bob Lovati per conquistare una permanenza in Serie A che a cinque giornate dal termine è decisamente a rischio, visto che la Lazio viaggia a pari punti con Genoa e Foggia e ha un solo punto di vantaggio su Bologna e Fiorentina che sono appaiate al penultimo posto, con il Pescara già retrocesso. L’unico acuto di quella deludente avventura con la maglia della Lazio (appena 10 presenze…) è datato 15 gennaio 1978, nella penultima giornata del girone d’andata. Contro un Milan che occupa la seconda piazza, staccato di appena un punto dalla Juventus capolista, la Lazio conquista una vittoria inaspettata. Dopo un’ora di grande equilibrio, è proprio Boccolini a sbloccare la partita: non con una magia di sinistro su punizione, ma con un gol da opportunista, da rapinatore dell’area di rigore. Gran botta di Cordova dal limite dell’area, il pallone finisce sul palo, poi sulla schiena di Albertosi e finisce lentamente sui piedi di Boccolini che di piatto lo spedisce in fondo al sacco.

https://www.youtube.com/watch?v=Ts4E0gfQJvA

Boccolini corre con le braccia al cielo, poi va verso la panchina per abbracciare Luis Vinicio che grazie a quel gol vive una delle poche domeniche serene di quella stagione. Per Luigi Boccolini, quello è il primo e unico acuto, perché come Sergio Clerici chiude la sua stagione con un solo gol all’attivo e, ironia della sorte, il gol di Clerici (sotto il diluvio…) consente alla Lazio di battere il Milan e quello di Boccolini di piegare, sempre all’Olimpico, il Milan. Con l’arrivo di Bob Lovati al posto di Luis Vinicio, Boccolini gioca solo 2 delle ultime 6 partite, ma è una sorta di porta fortuna, perché con lui in campo la Lazio vince prima 1-0 all’Olimpico contro la Fiorentina e poi a San Siro contro il Milan: 1-0 sul campo (gol di Martini), trasformato in 2-0 a tavolino dal Giudice Sportivo a causa di un petardo che ha colpito Ghedin all’inizio del secondo tempo costringendo il difensore a lasciare il terreno di gioco.

E quella del 30 aprile 1978 a San Siro, è l’ultima partita giocata da Boccolini con la maglia della Lazio, ma anche la sua ultima apparizione in Serie A, visto che a fine stagione il pupillo di Vinicio viene ceduto al Brindisi, la squadra che lo ha lanciato, e con quella maglia chiude la carriera in Serie C, prima di intraprendere una carriera da allenatore in cui colleziona un record: 10 campionati di Serie D vinti, con l’aggiunta di una Coppa Italia di categoria. Ma, nella storia del calcio italiano, il suo nome è ricordato a Napoli e in casa laziale solo per quei due gol segnati all’Olimpico…

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