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Il lessico calcistico del Mundial ’82

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Si sono appena concluse della rassegna intercontinentale  … ma quale era il lessico del Mundial ’82?

Giorni di rinascita sportiva e sociale. Giorni di eroi e campioni, di vittorie inaspettate, di gente per le strade e bandiere sui balconi. Quell’estate del 1982, racchiusa nei mesi di Giugno e Luglio, segnò la svolta del calcio italiano. Tutti ebbero la sveltezza di salire sul carro dei vincitori, prima ancora di quel triplice Campioni del Mondo pronunciato da un Nando Martellini emozionato come mai prima. Tutti si affrettarono, nessuno sembrò ricordare. Se guardiamo il Mundial ’82 dal punto di vista cronologico, infatti, prima dell’inaspettata vittoria sull’Argentina dell’astro nascente Maradona, il giornalismo italiano aveva finito per distruggere i rapporti con i giocatori attraverso una critica aspra, pungente e anche molto cattiva.

Io, nel mio lavoro di tesi di qualche anno fa, avevo finito per esaminare gli scritti di quel periodo. L’obiettivo primario, però, non era stato quello di indagare sul contenuto della disfida ma, bensì, sulla qualità tecnica dei testi giornalistici, paragonando il lessico di allora con quello di una ventina di anni dopo.

Punto di partenza: sua maestà il Guerin Sportivo del direttore Italo Cucci.

Guardando quel lessico avevo messo in evidenza un numerosissimo gruppo di parole, divise per settori e riferimenti. Ne era venuto fuori un quadro grammaticale e stilistico molto interessante, testimone di un tipo di gergo utilizzato quattro decenni addietro e, ormai, diventato desueto.

Tra la terminologia più rilevante c’era da segnalare l’utilizzo di uno strano “arabesco in palleggio” (palleggio al volo che nasconde la sfera all’avversario), di “ciccare” (mancare la palla prima del tiro), di “contrasto arroventato” (scontro fisico accesso per la conquista della palla), di un raffinatissimo “contro gioco” (modo di giocare che va a favore della squadra avversaria), di un mai sentito “fior di traversa” (tiro che lambisce la traversa appunto), di “fuga in serpentina” (movimento a zig zag che evita gli avversari), di “riottosità conclusiva” (arrendevolezza sotto porta), di  “sgambatura” (riscaldamento pre partita).

Dal glossario generico a quello specifico

Accanto a questo glossario diciamo così … generico, ce n’erano altri molto più specifici che includevano categorie e anche metafore di ogni genere. Il termine “pastetta” rappresentava il nostro odierno biscotto, il “sacerdote dell’arbitraggio” era destinato al moderno direttore di gara, il “pallottoliere” era invece il bomber. Poi c’erano il “gattone”, la “gazzella” ed il“giaguaro” che si muovevano nella delicata sfera delle comparazioni col mondo animale.

Alla fine di questa lunga sfilza di termini strani ma italiani (ridotti per ovvie motivazioni giornalistiche nell’odierno articolo), c’era la parentesi dedicata alla terminologia straniera del tempo. Quanti ricordi nel pensare ai vari tunnel, pressing, match, dribbling, derby. Questi almeno erano già presenti, più o meno, già nel lessico calcistico del 1911.

Oggi il giornalismo sembra essere radicalmente cambiato, così come il calcio tutto. I vari Brera, Viola, Sconcerti, Ciotti, Ameri (solo per citare i più importanti) erano diversi da noi. Erano, senza dubbio, maggiormente preparati e fortunati perché avevano avuto la fortuna di vivere il calcio a stretto contatto con i calciatori, in un tempo in cui il calcio era soldi ma anche passione popolare.

Oggi si va verso l’esterofilia accentuata, giusto per darsi una connotazione internazionale. E poco importante se quei campioni che esaltiamo in questi giorni erano i vecchi stopper, centravanti, mezzale, liberi etc etc.

Il linguaggio va avanti e si modifica, com’è giusto che sia. Quello che rimane è un certo tipo di giornalismo che ha finito per lasciare il segno.

GLIEROIDELCALCIO.COM (Andrea Gioia)

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