Le Interviste degli Eroi

ESCLUSIVO – Intervista a Ricardo Paciocco: “Quando segnai di rabona nessuno riuscì a capire. Nel 1986 la Roma ha sottovalutato il mio Lecce”

Published

on

GLIEROIDELCALCIO.COM (Andrea Gioia) – La storia del calcio è fatta di personaggi e gesta rimasti nella memoria collettiva. Il gol di Maradona contro l’Inghilterra, quello “fantasma” di Hurst nella semifinale mondiale del 1966, oppure quello di Rivera nel leggendario 4 a 3 di Italia – Germania. In pochi conoscono, però, il primo gol di rabona segnato su rigore. Era il 1990, la vigilia delle Notti Magiche, e un calciatore della Reggina stava per scrivere una pagina importante di questo sport. Quel calciatore era Ricardo Paciocco e decido di intervistarlo per raccontare la storia di quella rete e di una carriera nata per caso e passata attraverso una Serie A ormai perduta.

Ricardo dimostra subito la sua cortesia e gentilezza e io parto con le domande riguardanti i primi passi nel mondo del pallone … Io non ho mai giocato a calcio fino all’età di 15 anni. Andavo in bici ed ero anche bravo. Poi ho fatto un torneo in paese e mi ha visto un dirigente del River di Chieti Scalo. Feci il settore giovanile e poi andai a fare un provino con il Torino. Non dovevo essere preso perché ero al limite con l’età, ma quel giorno feci 4 o 5 gol e i granata mi vollero.

Poi, come in tutte le belle storie di calcio che si rispettino, anche per Paciocco inizia la gavetta, quella vera, quella fatta di serie minori che conducono alla ribalta … “Il Torino mi diede in prestito a Roseto degli Abruzzi in Serie D e da lì sono arrivato in Serie C prima a Teramo e poi a Jesi, dove feci due anni spettacolari. Ricordo che dopo il primo anno a Jesi il presidente venne da me dicendomi che c’era una grossa società interessata, senza però specificare il nome. Il secondo anno feci ancora meglio del primo, tanto che vinsi il Guerino d’Oro. A fine stagione venne il Direttore Sportivo Ermanno Pieroni, insieme al Presidente Latini, e mi dissero che mi aveva preso il Milan. Da lì è cambiato tutto, è cambiata tutta la mia vita”.

Rimango incuriosito da questa favola calcistica, nata per caso e arrivata al top del calcio italiano, e allora mi faccio  raccontare di più su quella esperienza con i rossoneri … “Mi sono trovato dalla bicicletta alla Serie A in due anni, senza nessuna base di scuola calcio. Quando arrivai a Milano dovevo avere mille occhi per imparare tutto. C’erano dei giocatori fortissimi e io avevo poco spazio ma mi facevo trovare sempre pronto. Baresi, Evani, Tassotti, Serena, Jordan, Damiani: era come per un terrestre giocare con degli Ufo. Io ho sempre dato il 300 per cento pur di non fare brutta figura”.

Poi arriva il Lecce, forse la squadra alla quale Paciocco rimane più legato … “Sono arrivato a Lecce perché mi volevano a tutti i costi. Dopo poco più di due mesi c’è stata la tragica scomparsa di due compagni di squadra, Lorusso e Pezzella, che è stato un shock, una mazzata. Io peraltro ero in camera con Lorusso. Mi ricordo che feci il capocannoniere ed andammo in Serie A. Lì è nato l’amore con la città e la tifoseria, è stata l’apoteosi. Fascetti era un burbero, un testone come me, uno severo. Non eravamo molto legati ma ci rispettavamo a vicenda”.

Ricardo era uno di quelli che giocarono la famosa partita contro la Roma lanciatissima verso lo Scudetto, nel 1986. Una partita strana, sulla quale si è detto e scritto molto. Non posso non chiedergli come andò quel giorno … Una partita stranissima. Noi eravamo già retrocessi e loro, probabilmente, ci hanno sottovalutato. Quando lo stadio ha iniziato a fare la hola dopo ogni passaggio, ci siamo guardati negli occhi e abbiamo cominciato a giocare senza fermarci. Noi abbiamo giocato per dimostrare l’attaccamento alla maglia, ai colori, alla città. Per dimostrare che se nel calcio dai il cento per cento e gli avversari ti sottovalutano, anche se sono primi in classifica, si può sempre vincere. Quel giorno accadde esattamente quello”.

Negli anni di Lecce arriva la parentesi Pisa del Presidentissimo Anconetani“L’anno al Pisa è stato meraviglioso. Stavo a casa con i miei e mi arriva una chiamata. Era Anconetani che mi disse che mi avrebbe voluto il giorno dopo a Pisa. La mattina dopo ero già in Toscana. Un anno fantastico. Abbiamo vinto la Mitropa Cup e ci siamo salvati. Avevo Dunga e Dolcetti che erano fortissimi. Ricordo che Anconetani non era un presidente,  era IL Presidente. Ti trattava come un re ma dovevi dare sempre il massimo. Potevi andare in ritiro improvviso anche per un pareggio. Quel Pisa era una meteora con forza fisica e tecnica”.

Il ritorno nel Salento termina con la partita contro il Torino, bisognoso di vittoria per non incappare in una clamorosa retrocessione … Ci davano tutti per sconfitti. Già davano la salvezza del Torino per certa. Tutto il Salento è sceso in campo. Uno stadio pienissimo e noi carichi a mille. Loro erano in 11 e noi in 50.000. La mazzata per loro è stato il mio gol. Anticipai un passaggio di Marchegiani e feci un pallonetto. Sulla panchina c’era Mazzone: una persona fantastica. Un mix tra un generale di ferro ed un comico. Sapeva come farti dare il massimo. Ricordo che convocò un giovanissimo Moriero e gli disse: ⟨⟨Ragazzì vuoi fa il giocatore? Allora da domani vieni a dormire con me in hotel?⟩⟩.

La carriera di Ricardo Paciocco è stata segnata dalle esperienze nel mitico calcio anni ’80, quello dei super campioni e degli squadroni imbattibili. Chiedo un aneddoto sul più grande di tutti, Maradona, e anche qui viene fuori una narrazione genuina … “Tramite Pasculli e Barbas l’ho conosciuto e siamo diventati amici. Conservo anche la sua maglia. Un genio e un campione assoluto”.

Siamo arrivati al pezzo forte dell’intervista, a quella rabona su rigore che lo consegnò alla leggenda e alla quale abbiamo dedicato anche una puntata del nostro Podcast La Voce della Storia … “Durante gli allenamenti stavamo tirando i rigori con Simonini. Siccome sono ambidestro, calciavo bene anche di rabona. Bolchi, l’allenatore della Reggina, si arrabbiava molto. Il giovedì successivo giocammo una amichevole contro la nazionale militare con in porta Marchegiani. Capita un rigore, batto di rabona e segno. Marchegiani si arrabbiò moltissimo e, una volta andati negli spogliatoi, dissi a Bolchi che lo avrei fatto anche in partita, se fosse capitata l’occasione. La Domenica successiva ci danno un rigore. Prima di tirare, Armando Cascione disse al mister che avrei calciato in quel modo. Sentivo un noooooo dalla panchina. Calciai e feci gol. Nello stadio c’ero solo io che correvo e nessuno che si era accorto di cosa avevo appena fatto. Nemmeno l’arbitro, nemmeno il telecronista. Non riuscirono a capire perché calciai davvero molto bene”.

Grazie Ricardo, genio della rabona!!

più letti

Exit mobile version