Storie di Calcio

L’esaltante marcia del “farmacista” Capello

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GLIEROIDELCALCIO.COM (Andrea Gioia)

Mai così Milan

Che la macchina perfetta avesse bisogno di cambiare assetto lo si era capito in quella strana partita del Velodrome, quando l’indiscusso sovrano della Coppa dei Campioni aveva issato bandiera bianca contro i forti francesi di Tapie. Gia nell’andata di quella doppia sfida c’erano stati strani sentori di ruggine. Nel ritorno si ebbe la conferma, con un Milan imbrigliato nella fame di vittorie dei nuovi fenomeni del calcio europeo.

Anche Arrigo Sacchi, che di quella compagine era stato il creatore ed il mago, sentiva il bisogno di nuove sfide, di nuovi stimoli calcisticamente interessanti. E così, quando arrivò la chiamata di Matarrese, il progetto Mondiale iniziò a prendere forma.

Partito Arrigo bisognava trovare un sostituto, e anche alla svelta. Nella lista dei papabili, almeno all’inizio, non compariva il nome di un ex calciatore friulano dalla faccia dura e dal silenzio pragmatico. Fabio Capello aveva fatto parte del progetto berlusconiano fin dagli inizi, traghettando la squadra di Liedholm sul finire della stagione 1986/87. Poi nuovamente nell’ombra dell’organizzazione rossonera, almeno finché non ci fu la chiamata dell’intuitivo patron.

Il Milan 1991/92 sarebbe toccato a lui, con tutti i pro ed i contro del caso.

Quando La Gazzetta dello Sport apre il numero del 28 Ottobre del 1991, scopre quanto questo allenatore sia stato in grado di superare anche il suo illustre predecessore. 12 punti su 14 e una partenza mai registrata nell’era del Cavaliere. Merito delle idee e del progetto. Il Milan di Capello raccoglie solo vittorie ed appena due pareggi nelle prime otto giornate, grazie ad una difesa granitica e a un attacco poco prolifico ma sempre efficace.

Nell’arco di una estate sembra cambiato il volto dei campioni. Via il pressing asfissiante e la continua ricerca della profondità, avanti i passaggi indietro al portiere ed il gioco più ragionato.

Capello, cercando di mascherare la propria sapienza tattica, si definirà “un farmacista che dosa gli sforzi dei giocatori”, avendo ricevuto in eredità uno squadrone che “si muove a memoria”, senza necessità di grossi interventi da parte sua.

Quel Milan che arrivò in quella Serie A di inizio anni ’90, concludere il campionato con la cifra mostruosa di 56 punti (otto i più della Juventus, seconda), frutto di 22 vittorie e zero sconfitte: un record assoluto eguagliato soltanto molti anni dopo.

30 anni fa iniziò la parabola del mister di Pieris, quello che porterà il suo Milan a tre finali di Coppa Campioni consecutive, tra il 1993 ed il 1995.

Berlusconi, ancora una volta, ci aveva visto lungo.

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