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Libri: “Nazionali senza filtro”. Intervista all’autore Pierluigi Larotonda

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GLIEROIDELCALCIO.COM (Massimo Prati) – Per la rubrica “Libri” abbiamo raggiunto e intervistato Pierluigi Larotonda, autore del libro “Nazionali senza filtro”, illustrazioni di Luca Lucherini e edito da Freccia d’Oro.

Pierluigi Larotonda è nato a Formia in provincia di Latina il 27 aprile 1973. Vive a Prato. Ha pubblicato alcuni articoli culturali sul quotidiano online Affari Italiani nel 2009 (I draghi di Borges, da Moby Dick a Capossela, il Conte Ugolino nell’inferno dantesco, la poesia di Saba). Un racconto sulla rivista letteraria IF – Insolito e Fantastico, diretta da Carlo Bordoni (N.6 del 2011). Con la casa editrice ZONA la raccolta di racconti ELISIR DI LUNGA VITA ed il romanzo sul tema dell’usura IL VENDITORE DI GIOCATTOLI (quest’ultimo presentato con la Fondazione Caponnetto e a Firenze con il presidio di Libera contro le mafie). Con Edizioni Freccia d’Oro, l’almanacco illustrato NAZIONALI SENZA FILTRO (prefazione di Giampiero Ceccarelli, osservatore tecnico della Nazionale calcio campione del mondo 2006). Con Bertoni Editore IL SOLITO VIZIO (poliziesco/poliziottesco con la prefazione di Enrico Luceri). Conduce il programma Racconti Urbani su radiocanale7.

L’autore Pierluigi Larotonda

Cosa hanno in comune Beniamino Vignola e Gigi Piras? Franco Cresci e Luciano Castellini? Massimo Palanca ed Evaristo Beccalossi? Tutto e niente. Hanno militato in serie A, fatto innamorare i tifosi, costruito storie e rapporti veri che resistono all’usura del tempo. Carriere tali da spalancar loro le porte della Nazionale. Eppure per le loro figurine sono rimaste azzurrabili e non azzurre. Non è scattato il feeling, hanno fatto scelte impopolari, non piacevano ai C.T. o chissà quale altro cavolo di motivo. Soddisfazioni e trofei nei club, ma la Nazionale no. Di questa categoria si occupa l’autore che riserva ad ognuno dei presenti una carezza, fornisce un alibi. “Nazionali senza filtro” è proprio così, un ritratto di uomini prima che di calciatori. Di uomini e di scelte. Ogni pagina merita una riflessione, ogni nome una domanda. Perché il taciturno Agostino Di Bartolomei è rimasto fuori dal giro azzurro? Perché Roberto Pruzzo, capo-cannoniere, ha saltato la spedizione in Spagna e Messico? E le bandiere? Forse Franco Cresci troppo legato a Bologna, forse Gigi Piras ha pagato l’esser venuto dopo Riva?

Insomma… storie da non perdere …

Un triplo appuntamento per noi: oggi l’intervista all’autore e nelle prossime settimane due estratti del libro.

Si ringrazia la casa editrice Freccia d’Oro per l’opportunità.

Buona lettura.

Il team de GliEroidelCalcio.com


Intervista di Massimo Prati 

Il tuo libro mi è piaciuto molto. Mentre lo leggevo, avevo l’impressione di guardare una serie di quadretti che raffiguravano sinteticamente gli aspetti essenziali di vari giocatori.  Pierluigi, come nasce l’idea di narrare questa storia?

Leggendo del mito greco di Sisifo ho pensato, a livello calcistico, che per molti calciatori la maglia azzurra deve essere stata come il masso per Sisifo: egli lo spinge in eterno fin su la montagna non riuscendo mai nell’impresa, poiché il grosso sasso ritorna sempre giù a valle. Per Pruzzo, ad esempio, non ci sono spiegazioni del tutto razionali per la mancata convocazione in nazionale durante la sua splendida carriera (tre volte capocannoniere di serie A). Una sorta di dannazione ma anche, come scrive Albert Camus nel suo saggio Il mito di Sisifo, un’accettazione di questa condanna: grandi campioni hanno accettato con dignità il non aver mai indossato la casacca della nazionale maggiore.

Nel tuo lavoro parli di giocatori come Libero Marchina, Alfredo Bodoira, Alessandro Melli e Daniele Conti. Da un punto di vista cronologico, si spazia dagli anni Venti del secolo scorso ai giorni nostri: qual è il metodo che hai utilizzato per la narrazione?

In accordo con l’editore, l’almanacco illustrato è uscito con una sessantina di giocatori riportati in ordine alfabetico ma per nome, proprio per rendere più amichevole l’approccio alla lettura. Dunque, inevitabilmente, si è passati dagli anni cinquanta a quelli settanta o dagli ottanta ai quaranta. La ricerca, fondamentale anche se non del tutto esaustiva (forse, anche a detta della casa editrice, occorrerebbe un altro volume per tanti altri calciatori), mi ha portato a scoprire non solo le storie di vari campioni ma anche i colori e i profumi di epoche diverse. Il metodo è stato quello di brevi scritti, nei quali l’aspetto letterario e poetico ha tentato di dare dignità di epica alle vite dei personaggi calcistici.

Ci sono stati degli autori che hanno influenzato in modo particolare il modo in cui hai concepito il tuo libro?

L’almanacco è un genere di pubblicazione che mi ha sempre affascinato, con le sue pagine illustrate. Penso ai meravigliosi frontespizi degli almanacchi medievali o agli almanacchi Panini. Per quest’ultimi, non mi riferisco solo a quelli calcistici ma anche ad altri sport, tipo il basket. Un autore che amo molto è Vladimiro Caminiti, Camin, insuperabile giornalista sportivo e poeta barocco. Un modello di libro importante per me è stato Portieri eroi di sventura di Fausto Bagattini, una carrellata di interpreti del ruolo più singolare del football.

Per ciò che riguarda i profili biografici da te affrontati, che sono quasi una sessantina, si tratta di dati che in buona parte avevi già acquisito nel corso degli anni o hai consultato delle fonti specifiche per redigere il tuo lavoro? In altri termini, quanta ricerca c’è in un libro come questo?

Una buona parte acquisita nel corso delle letture degli ultimi due anni anche se ho dovuto rivedere i profili durante la stesura del libro. La ricerca è stata fondamentale, si tratta comunque di un libro storico poiché gli sportivi trattati ormai non calpestano più l’erba o il fango dei campi di calcio.

Quali sono i luoghi che hai visitato per fare questa ricerca e quali sono i luoghi a cui hai pensato mentre eri immerso nel lavoro di redazione del testo?

Allo stadio Moccagatta di Alessandria, ho pensato e pure visitato. Il fascino di una città grigia dove occorreva sempre (la fantasia mi porta agli anni ’50) testare il tappeto erboso e sperare nelle buone condizioni atmosferiche per consentire alle squadre di svolgere buoni temi di gioco.

Quali aspetti particolari, dei giocatori da te ricordati, svela il tuo libro, da un punto di vista sportivo, caratteriale o esistenziale? 

La dignità con la quale tanti campioni hanno accettato senza polemiche la mancata convocazione in azzurro. In un periodo in cui si vuole primeggiare ancor prima di mettere piede nel terreno di gioco o sparlando in tv, questi giocatori rappresentano un esempio per i ragazzi. La vita è fatta anche di NO.

Nel tuo lavoro ci sono dei toccanti ricordi di Renato Curi e Stefano Chiodi. Che cosa ti ha spinto a rievocare questi sportivi che ci hanno lasciato in modo tragico o prematuro?

In entrambi i casi, il piacere di disseppellire certe storie che sembravano ormai sotterrate e private della memoria sportiva. Chiodi fu decisivo per lo scudetto del Milan 1978-1979, quello della Stella. Curi rappresenta la fragilità della vita, morto per arresto cardiaco a ventiquattro anni.

Questo libro cosa rappresenta per te? Perché andrebbe letto?

Per me rappresenta l’incontro con il mondo delle illustrazioni e quindi con l’illustratore Luca Lucherini. Andrebbe letto perché è il primo libro che, in forma di almanacco illustrato, dà una panoramica su tutti quei calciatori che, per un motivo o per un altro, non sono riusciti ad approdare in nazionale malgrado le buone carriere, alcune eccellenti. Penso si tratti di un volume dalla lettura godibile.

C’è qualcosa del libro su cui non ti ho fatto domande che ti piacerebbe affrontare?

I riferimenti musicali e mitologici presenti nel testo sono parte importante del mio modo di narrare. Magari ne potremmo parlare in una seconda intervista.

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