Storie di Calcio

15 dicembre 1995 – La sentenza “Bosman”

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GLIEROIDELCALCIO.COM (Paolo Laurenza) – È nato prima l’uovo o la gallina? La “sentenza Bosman” ha rivoluzionato il calcio o è solo l’episodio che sancì un qualcosa di ineluttabile?

Non lo sapremo mai e sono oggi 25 anni da quando la Corte di Giustizia Europea diede ragione ad un poco conosciuto centrocampista Belga. La storica “Sentenza”, com’è noto, abolisce il limite per i giocatori comunitari tesserabili e l’indennizzo per il trasferimento di giocatori con contratto scaduto.

Oggi vediamo gli effetti di quella sentenza, tra i più rilevanti, discussi e previsti vi è quello di aver dato ancora più peso al potere economico dei club rendendo i forti sempre più forti e messo in serie difficoltà i club minori che investono nei vivai (vendere un campione per tenerne 10), sebbene il ritorno dell’Ajax ad alti livelli è forse un buon segnale in questo senso.

I propositi di Jean-Marc Bosman erano solo quelli di uscire da un’impasse pensando di far valere i propri diritti: il suo cartellino era di proprietà del RFC Liegi che nel 1990 non gli rinnovò il contratto, Bosman raggiunse un accordo con un club di terza divisione francese ma il Liegi non ottenendo da questi l’esoso indennizzo richiesto si oppose al trasferimento. A Bosman viene poi decurtato lo stipendio del 75% e stando alla Wikipedia inglese passò da circa 2.000 a 500 sterline al mese. Bosman cita così per danni il Liegi e la Federazione Belga, che con le loro norme ledono il suo diritto come cittadino europeo, di andare a lavorare in un’altra nazione.

Non sappiamo perché tra il Liegi e Bosman si arrivò ai ferri corti e non possiamo dipingere buoni o cattivi, certo l’immobilismo dell’UEFA non giovò. Nel 1995 di fatto già si era in regime di moneta unica, la libera circolazione dei lavoratori in Europa era stata sancita al 1957, la CEE nel 1987 aveva scritto il cronoprogramma: 3 comunitari dal 1988 e nessun limite dal 1993 (ma non venne messo in pratica). Il calcio europeo rimaneva “fermo”, le varie Federazioni andavano avanti con regole eterogenee anche sull’indennizzo per i club che cedevano un giocatore a contratto scaduto. La UEFA, va detto, aveva il problema di essere composta da federazioni comunitarie e federazioni non comunitarie (i paesi UE all’epoca erano 15) ma il non affrontare la situazione gliene fece perdere il controllo.

In Italia poi la Sentenza Bosman stava per arrivare sotto il nome di “Emendamento Speroni”, in base al quale i club italiani avrebbero potuto tesserare e schierare quanti comunitari volevano, salvo poi limitarsi a tre in Europa se non ci fosse stato Bosman.

Quando il calciatore nel 1990 fece causa alla Federazione Belga le istituzioni calcistiche reagirono facendo un muro contro muro, probabilmente pensando di far valere il proprio potere contro un solo calciatore, cosa forse paradossale in una “battaglia” che voleva salvaguardare i club meno potenti.

Resta da vedere cosa sarebbe accaduto se fossero rimaste norme nazionali in un mercato europeo, magari i casi come quello di Bosman si sarebbero moltiplicati specie con una sentenza contraria, magari ci lamenteremo di una carenza di giovani forti dovuta al fatto che rimangono costretti in club meno competitivi, magari fuori rosa per beghe di mercato, o in club blasonati che non potendo vendere all’estero tengono i giovani a fare le riserve delle riserve.

Il passato non si cambia, il futuro non si può fermare, ma forse affrontare le situazione per tempo senza paura sarebbe la soluzione migliore.

In quel periodo feci l’esame di Sociologia ed il professore aveva scritto un testo di sociologia dello Sport nel quale sosteneva che i bambini ed i ragazzi avrebbero perso la speranza di diventare campioni perché ci sarebbero stati solo stranieri nel campionato; mi giocai la lode confutando quella tesi, sostenendo che i ragazzi sarebbero cresciuti in un contesto diverso e la nazionalità dei club e dei calciatori più forti del momento non avrebbe minato i loro sogni. Dopo 25 anni posso dire che non vedo un calo di interesse nello sport da parte dei ragazzi, in fin dei conti il bello, dello sport e del calcio, è che Coppi che corre su una bici d’acciaio emoziona come Moser con la sua bici futuristica, che una corsa di F1 appassiona con piste polverose ed auto a forma di siluro come su asfalto lucido ed auto quasi piatte, che quando un giocatore segna ci emozioniamo e non ci chiediamo di quale nazionalità sia né quando gli scadrà il contratto.

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