Skip to content
GliEroidelCalcio.com

Gli Eroi del Calcio

Gli Eroi del Calcio

  • Storie di Calcio
  • Gli Eroi del Collezionismo
  • calcio, arte & societa’
  • Video
  • Emeroteca
  • Libri
  • Chi Siamo
    • Filosofia degli Eroi del Calcio
    • Le nostre penne
    • Contatti
  • Home
  • Arte & Società
  • 1951-2021: settant’anni di dibattito su Nazionale e stranieri
  • Arte & Società

1951-2021: settant’anni di dibattito su Nazionale e stranieri

Andrea Gioia 23 Novembre 2021

GLIEROIDELCALCIO.COM (Andrea Gioia)

Volendola pensare alla Vico, potremmo dire che la ciclicità del pallone è una componente presente da più di un secolo. I corsi e ricorsi storici, di cui tanto si abusa nel pensiero, sono la prova tangibile che i sistemi commettono errori ripetuti e costanti, ai quali si cerca sempre una nuova soluzione.

Così, spulciando La Gazzetta dello Sport di un immediato dopoguerra, scopro che già nel 1951 si faceva riferimento al fatto che il calcio italiano stesse diventando troppo straniero, troppo dipendente da dinamiche che lasciavano poco spazio ai giovani nostrani.

L’articolo, a firma Ettore Berra, rileggendolo adesso, sembrava essere scritto con una cognizione di causa avanti di settant’anni. Il titolo emblematico era: La Nazionale e le società. 

Sottolineatura velata di un rapporto burrascoso, fin dal decennio ’50. Secondo l’autore, ex calciatore poi passato al giornalismo, le squadre più importanti mal digerivano i blocchi del campionato a causa della Nazionale; il calcio diventava affare, gli incassi dello stadio dovevano essere componente fondamentale e domenicale, senza sconto alcuno.

Per Berra, invece, il campionato aveva modo di esistere soprattutto per preparare gli atleti alla maglia azzurra, altrimenti sarebbe stato un semplice “palcoscenico da rivista”. In più, ad aggravare la situazione, l’accento ricadeva sui giocatori stranieri, additati come “dannosi perché sbarrano la via ai nostri all’ultimo gradino della gerarchia e rendono sterile il campo in cui la Nazionale deve mietere. Questo è il punto nevralgico della questione, al di fiori di ogni nazionalismo”.

La questione, soprattutto in quel decennio di vacche magre per l’Italia, diventerà materia di dibattito acceso. C’è da dire, però, che un filo logico c’era e c’è. L’Italia, scottata dalla catastrofica esperienza del 1966 al Mondiale inglese, decise di chiudere le frontiere fino all’inizio ’80. Vincemmo un Europeo e riuscimmo a costruire uno squadrone che sfiorò due tornei iridati. Grazie agli stranieri (massimo 3 fino all’inizio dei ’90), però, il nostro campionato rimase il migliore del mondo per almeno un ventennio.

Volendo essere molto critici, si può dire che non è un caso se il nostro calcio non riesca a produrre un 10 eccellente dai tempi di Totti. I settori giovanili, più che vivai, sembrano rami d’impresa nelle mani del mercato. E non è quindi un caso se nemmeno un talento nostrano trovi spazio nell’attacco (potremmo dire anche difesa e centrocampo) in nessuna delle grandi squadre del 2021.

Davvero abbiamo perso le qualità per crescere e formare un nuovo Scirea, un nuovo Tardelli, un nuovo Riva?

Corsi e ricorsi di un calcio camaleontico, bello e anche “ripetitivo”.

Al di fuori da ogni nazionalismo.

Tags: nazionale settore giovanile stranieri in campo

Continue Reading

Previous: 23 Novembre 2002: il ritorno di Figo al Camp Nou e l’accoglienza dei tifosi blaugrana (VIDEO)
Next: Libri: “Tutto il Toro del Mondo”. L’acquisto di Martín Vázquez

Articoli recenti

  • Doccia gelata Napoli, Sky ne è sicura: Conte disperato
  • Calcio sotto choc, ucciso l’ex Nazionale: Paese sconvolto
  • Precipita dal tetto, terribile lutto nel calcio: il dolore è devastante
  • Lacrime Alcaraz, l’annuncio sconvolge: l’addio fa male
  • Napoli che guaio, se n’è fatto male un altro: Conte disperato
  • Privacy Policy
  • Cookie Policy
Copyright © 2025 | Sito aderente al Network Sport Review Srl