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Ciccio Graziani, il campione che doveva andare allo Stoccarda e lasciare la Nazionale

Andrea Gioia 10 Gennaio 2021

GLIEROIDELCALCIO.COM (Andrea Gioia)

“Vado allo Stoccarda”

Gli strascichi del deludente Mundialito lasciano il campo ad una dichiarazione forte, una di quelle destinate a cambiare il destino e lasciare il segno. O forse no.

Il 9 Gennaio del 1981, la Nazionale italiana atterra a Fiumicino, dopo la trasferta in Uruguay; un torneo sotto le aspettative ha lasciato gli azzurri a mani vuote e senza i favori della critica. Quella stessa critica che attaccherà pesantemente la squadra per un altro anno e mezzo, almeno fino alla vittoria del torneo del 1982.

Il giorno dopo l’arrivo della truppa di Bearzot, a tenere banco sono soprattutto le dichiarazioni di un perno di quel gruppo, quel Ciccio Graziani diventato talismano dell’allenatore friulano e, spesso, utilizzato fuori ruolo. Proprio lui, l’attaccante di razza che aveva condotto il Torino allo storico scudetto del 1976, in coppia con Pulici.

Ciccio non ci sta e grida la sua voglia di rivincita. Oltre a far esplodere il suo dissenso tecnico nei confronti del vecio, però, dichiara il suo amore per lo Stoccarda, preannunciando un burrascoso addio ai granata.

Cene e incontri con giocatori e dirigenti del club tedesco lo hanno spinto a prendere una decisione forte, a pochissimo tempo dalla riaperture delle frontiere. Il nodo principale, però, era rappresentato dal vincolo contrattuale con i piemontesi. Un vincolo difficilmente superabile e al quale poteva porre rimedio soltanto un accordo tra il presidente della federazione tedesca ed Artemio Franchi, presidente dell’UEFA.

Un Graziani in rotta con gli azzurri e con i componenti tecnici, colpevoli di schierarlo fuori ruolo in molte occasioni: “O gioco nel mio ruolo o è inutile che mi convochi per sfiancarmi in un lavoro massacrante. Vorrei giocare dal centrocampo in sù, invece mi tocca fare il terzino” (La Gazzetta dello Sport).

Due addii che sembravano imminenti e che invece si trasformarono in occasioni senza eguali. Il buon Francesco non andrà in Germania ma si accaserà prima alla Fiorentina e poi alla mitica Roma di Liedholm, vivendo una seconda giovinezza. Un anno più tardi, invece, quell’attaccante sacrificatosi al ruolo di terzino conquisterà un Mondiale da protagonista, sempre al fianco del grande e unico Enzo Bearzot.

La prima pagina de La Gazzetta dello Sport del 10 Gennaio 1981

 

Foto STORIEDICALCIO

 

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