Arte & Football di Danilo Comino

“Mostrami i denti”: il derby Torino Juventus nella fantasia di Armando Testa

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Armando Testa, Mostrami i denti, 1990. Collezione privata

Mostrami i denti: il derby Torino Juventus nella fantasia di Armando Testa

Nel maggio del 1990, la “Alberto Bolaffi Filatelisti e Antiquari Filatelici dal 1890” organizzò a Torino la mostra Bianconero Granata colori ed emozioni. Torino e Juventus viste dagli artisti torinesi. Con questa iniziativa la Bolaffi – società leader nel collezionismo (non solo di francobolli, ma anche di monete, manifesti pubblicitari e di cinema, opere d’arte, libri rari, gioielli, orologi, memorabilia sportive, ecc.) – intendeva promuovere e ringraziare Torino, dove cent’anni prima, nel 1890, Alberto Bolaffi decise di abbandonare il commercio di biciclette per puntare sulla filatelia, un campo allora agli esordi in Italia. Per la mostra, curata dal critico d’arte Paolo Levi, i più importanti artisti torinesi e piemontesi realizzarono un’opera sul tema Torino-Juventus; Armando Testa inviò la tela Mostrami i denti, che fu scelta per il manifesto dell’esposizione e la copertina del catalogo. La mostra era patrocinata dal Comune di Torino e faceva parte delle iniziative connesse ai Mondiali di calcio che sarebbero iniziati l’8 giugno; per questo evento sportivo lo stesso Armando Testa creò il manifesto Torino ’90 Città Mondiale.

Armando Testa – Torino ’90 Città Mondiale, 1990. Collezione privata

Tornando all’esposizione della Bolaffi, il titolo Bianconero Granata colori ed emozioni metteva l’accento sull’aspetto cromatico; del resto Alberto Bolaffi, omonimo nipote del fondatore, così spiegava nel catalogo: “con questa mostra il nostro intento è stato quello di riunire i colori probabilmente più aggreganti della città, che racchiudono relazioni e ragioni sovente comuni a quelle che alimentano la passione filatelica”.

Bolaffi aggiungeva che il calcio, tra gli lo sport, è quello più popolare, interclassista e intergenerazionale, qualità che ha anche la filatelia nel campo del collezionismo, e concludeva col dire che, come il nome Bolaffi collega immediatamente a Torino la fantasia dei collezionisti, così Bianconero e Granata significano per gli appassionati di calcio “Torino e molte passioni”. A ciò va aggiunto che proprio in quella Torino di fine Ottocento, in cui iniziò la storia della Bolaffi nel mondo del collezionismo, prese avvio anche la storia del football in Italia: ripercorriamone brevemente le tappe che portarono alla nascita di Juventus e Torino.

Armando Testa – Bianconero e Granata colori ed emozioni, 1990. Collezione privata

Le prime notizie di football nel nostro paese risalgono al 1887, quando Edoardo Bosio, ragioniere nella filiale torinese dell’azienda tessile Thomas Adams di Nottingham, rientrò a Torino dopo un periodo di formazione presso la casa madre. Bosio portò con sé dei palloni da football e tanta voglia di continuare a praticare il gioco che aveva conosciuto in Inghilterra; con alcuni colleghi formò il Football & Cricket Club Torino che usava maglie a strisce verticali rossonere e colletto bianco. L’esempio di Bosio & company fu seguito nel 1889 da alcuni giovani nobili capeggiati dal Duca degli Abruzzi Luigi Amedeo di Savoia e dal marchese Alfonso Ferrero de Gubernatis di Ventimiglia (tra i fondatori della FIAT nel 1899), che diedero vita a una squadra munita di maglie a strisce verticali gialle e blu.

Queste due compagini ebbero vita breve e si unirono nel 1891 nell’International Football Club di Torino, o Internazionale Torino, che utilizzò prima maglie granata e poi a strisce verticali bianche e nere anticipando, così, i colori dei due attuali club torinesi. Nel 1894 il su citato marchese di Ventimiglia fondò il Football Club Torinese (maglie a strisce verticali giallonere), mentre nel 1897 la Reale Società Ginnastica di Torino, nata nel 1844, allestì una squadra di calcio che sfoggiava una maglia blu con striscia orizzontale rossa. Il 26 marzo 1898 l’Internazionale Torino, il Football Club Torinese, la sezione calcistica della Ginnastica di Torino e il Genoa Cricket and Football Club (fondato il 7 settembre 1893 dalla comunità inglese di Genova) formarono a Torino la Federazione Italiana del Football che nel maggio di quello stesso anno organizzò il primo campionato di calcio.

Poco prima, nel novembre del 1897, era nata la Juventus che però esordì in campionato solo nel 1900 quando l’Internazionale Torino, ormai a corto di soci, era già confluito nel Football Club Torinese. Nel 1905 la Juventus vinse il suo primo campionato, ma le successive tensioni interne portarono alla fuoriuscita dal club di alcuni esponenti che, unitisi con i soci dell’ormai agonizzante Football Club Torinese, costituirono il Torino Football Club il 3 dicembre 1906. Nasceva così il “derby della Mole”, il più antico d’Italia. Già nel 1908 una nostra vecchia conoscenza, Domenico Maria Durante pittore e portiere della Juventus dal 1900 al 1911, unì per la prima volta i colori Bianconero e Granata nel manifesto pubblicitario dei palloni Tuphine dell’azienda G. Vigo & C.ia.

Domenico Maria Durante, Palloni Tuphine di G. Vigo & C.ia Torino, 1908. Collezione privata

Quando si parla di pubblicità, non si può non nominare Armando Testa (Torino, 23 marzo 1917 – 20 marzo 1992), il re della pubblicità italiana, autore di alcune delle più famose immagini reclamistiche dell’Italia del dopoguerra (Punt e Mes, Digestivo Antonetto, Caffè Paulista, Pirelli) e, con l’avvento della televisione, artefice di memorabili invenzioni sia per Carosello, il programma pubblicitario serale trasmesso dalla RAI tra il 1957 e il 1977 (Caballero e Carmencita, il pianeta Papalla, l’ippopotamo azzurro Pippo) sia per i moderni spot degli anni successivi.
L’inesauribile creatività di Armando Testa era frutto di una tensione costante verso la modernità e di una grande apertura mentale verso tutto ciò che lo circondava; soleva dire che “l’esercizio mentale e la curiosità continua sono i nutrimenti ideali per il cervello di un creativo”.

 

Armando Testa, Punt e Mes, 1960; Café Paulista, 1960; Pianeta Papalla per Philco, 1966; Pirelli, 1954; Digestivo Antonetto, 1960; Caballero e Carmencita per Lavazza, 1965. Collezione privata

Se l’Armando Testa pubblicitario è ben noto, le ricerche degli ultimi anni hanno valorizzato un altro aspetto, non meno importante, della sua attività: quello nel campo della così detta arte pura, ossia svincolata da esigenze di marketing e di comunicazione con il grande pubblico. Sì, perché Armando Testa era in primo luogo un artista che conosceva perfettamente non solo la produzione figurativa passata, ma anche quella più aggiornata del suo tempo.

In alto a sinistra: Senza titolo, 1967-1985. In alto a destra: Matisse Dance, 1987. In basso a sinistra: Cane da tabacco, 1979. In basso a destra: Spaghetti su tela, 1991. Opere di Armando Testa in collezione privata

Tra gli artisti da lui più amati c’erano Kazimir Malevič, che con il suo celebre Quadrato nero del 1915 “ha fatto vedere al mondo che un quadrato su fondo bianco poteva essere bello”, e Pablo Picasso, che in Guernica aveva raccontato gli orrori della guerra recuperando la forza espressiva inarrivabile del linguaggio dell’infanzia. Non a caso, sulla parete d’entrata della sua Agenzia di Torino, Testa volle che campeggiasse la frase “ci vogliono molti anni per diventare giovani” ispirata a Picasso. Il recupero dell’immaginario bambinesco e della dimensione ludica era, per Testa, uno strumento essenziale per evadere dall’ovvietà del reale e approdare alla creatività: “la logica è un brutto difetto, crescendo, fatalmente, l’uomo può restarne vittima” diceva.

Nella sostanza, Testa non sentiva differenza tra il suo lavoro di pubblicitario e quello di pittore perché entrambi erano caratterizzati dalla necessità di essere all’avanguardia e di scartare dalla norma linguistica corrente. Sebbene nel campo pubblicitario dovesse adattarsi alle esigenze dei suoi committenti (“io ho perso dei clienti per quest’amore per l’arte”), Testa ha comunque saputo trasmettere al pubblico, grazie alla sua grafica pubblicitaria, le forme, le invenzioni e le fantasie dell’arte pura.

Mostrami i denti è un esempio della straordinaria capacità di sintesi di Armando Testa oltre che del suo amore per l’arte astratta. In quest’opera la rivalità tra Torino e Juventus è sintetizzata in due corpi sferici granata e bianconero che si fronteggiano in diagonale; queste due forme elementari si minacciano mostrandosi denti aguzzi che non sono altro che le parole TORO e JUVE abilmente elaborate sul piano grafico. Si noti come questa invenzione origini un cerchio che pare ruotare in senso antiorario generando una sensazione dinamica che sarebbe piaciuta ai futuristi.

La sfera è una di quelle forme primarie tanto amate da Armando Testa che trova precedenti, nella sua attività pubblicitaria, negli abitanti del pianeta Papalla del celebre carosello della Philco e, soprattutto, nel manifesto del Punt e Mes Carpano. Quest’ultima è ormai un’immagine così iconica che nel 2015 è stata solidificata in Sintesi 59, una scultura d’acciaio di circa cinque metri collocata a Torino nella centrale piazza XVIII Dicembre poco distante dalla stazione di Porta Susa, luogo moderno e dinamico come le invenzioni di Testa. In Mostrami i denti il fondo bianco esalta le forme geometriche (come in Realismo pittorico di un giocatore di calcio di Malevič) al pari dei colori uniformi (alla Mondrian).

Con un linguaggio figurativo infantile, memore di Picasso e di Rousseau, Mostrami i denti trasferisce la rivalità sportiva tra Torino e Juventus nella dimensione ludica – che dovrebbe essere la più normale dato che il calcio non è altro che un gioco – e lo fa, come direbbe Testa, con “il minimo di segni per raggiungere il massimo di emozione” perché “quando l’elemento è super decorato perde di questa semplicità che è l’arte stessa”.

 

Benedetto Camerana, Sintesi 59. Torino, piazza XVIII Dicembre

GLIEROIDELCALCIO.COM (Danilo Comino)

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