La Penna degli Altri

Zamora, uno dei più grandi portieri di sempre

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(STORIEDICALCIO.ALTERVISTA.ORG – Foto WIKIPEDIA)

Il sito Storie di Calcio realizza un ritratto del grande portiere spagnolo Zamora. Ve ne proponiamo uno stralcio.

[…] Ricardo Zamora Martinez era nato a Barcellona giusto agli albori del secolo, figlio di un medico e quindi inserito nell’agiata borghesia catalana.

[…] A otto anni rimediò una brutta ferita a un piede, che per timore nascose ai familiari, minimizzando che si era distorta una caviglia. Così l’infezione si estese e alla fine si rese necessario un intervento chirurgico, che miracolosamente evitò l’amputazione. […] Dopo quel terribile rischio, il padre lo confinò a Tona, piccolo centro dell’hinterland barcellonese, famoso per le virtù taumaturgiche delle sue acque solforose. E li le cure, il riposo, l’alimentazione mirata, trasformarono il corpulento e cagionevole Ricardo in un perfetto atleta.

[…] Un altro caso. Un giorno, per emergenza, Zamora si schierò in porta e fu proprio il giorno che Puig de Bacardi, presidente dell’universitario Barcelona, aveva deciso di dare un’occhiata a quei ragazzi, in cerca di un portiere col quale sostituire il titolare della sua squadra, messo fuori causa da un serio infortunio. Quando il quindicenne Ricardo si senti offrire un contratto immediato, quasi svenne dalla gioia. Ma quando gli precisarono che era un contratto da portiere, lui, bomber di vocazione, lo prese per uno scherzo. Però accettò. […] Era nata una stella.

[…] In Nazionale Zamora debuttò non ancora ventenne. […] Grazie a lui, la Spagna conquistò un’insperata medaglia di bronzo. Ricardo era ormai una star internazionale. Nel 1930 cedette infine, dopo un’eroica resistenza, alla corte assidua e irresistibile del Real Madrid: dura, per un catalano doc, ma il Real voleva dire il vertice. E poi per lui era stata pagata una cifra esorbitante, fuori dei tempi. Al Mondiale del 34 in Italia fece prodezze. Lui fermò gli azzurri di Pozzo in un drammatico quarto di finale a Firenze. […] Meazza, il miglior attaccante del mondo fra le due guerre, castigatore impietoso di tutti i grandi portieri dell’epoca, mai riuscì a segnare un gol a Zamora. Rimase il suo cruccio più grande.

[…] Zamora anticipò molte qualità del portiere moderno, il senso del piazzamento, il gusto dell’uscita, che ai suoi tempi era un’autentica rarità e che praticò con grande coraggio.

 

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