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Salvatore Carmando, il talismano che aiutò Maradona a vincere il Mundial

Andrea Gioia 6 Luglio 2021

GLIEROIDELCALCIO.COM (Andrea Gioia)

“E’ il momento di far vedere chi siete. E’ anche il mio momento”

Sfogliando tra le pagine dei giornali di un tempo, magari di più di 30 anni addietro, si finiscono per scoprire storie dimenticate o poco conosciute, aneddoti importanti che danno l’idea della loro grandezza rapportata con il futuro. Il grandissimo Diego Maradona, scomparso poco tempo fa, ha lasciato un vuoto difficilmente colmabile nel panorama calcistico, lui che era il dio di uno sport diventato dipendente dal denaro. Parlando della sua storia, non si può dimenticare l’incredibile impresa compiuta nell’estate di 35 anni fa, in un Messico che ospitava i mondiali, dopo l’improvvisa defezione della Colombia.

Una Argentina non irresistibile ma guidata dal suo fuoriclasse. Quel titolo, arrivato 8 anni dopo quello del 1978, aveva l’aria della conquista solitaria di un fenomeno assoluto. In quell’equipo allenato da Bilardo, nell’ombra della panchina, spiccava anche la faccia simpatica di un italiano dalle mani d’oro. Salvatore Carmando da Napoli, massaggiatore dei partenopei e amico fraterno di Diego.

Prima della spedizione messicana, il diez aveva richiesto esplicitamente che, a curare i suoi muscoli delicati, ci fosse il suo amico Salvatore, anche se italiano, anche se non argentino, anche se esterno alla nazionale e quindi poco desiderato. Una dimostrazione d’amicizia fraterna che passerà attraverso una travagliata notte in un hotel del Club America, quando Diego scaglierà le sue scarpette contro Salvatore, colpevole di voler lasciare il ritiro argentino per tornare in Italia.

Legami indissolubili in un calcio incredibilmente umano.

I due viaggeranno insieme verso il trionfo di quel ragazzo cresciuto a Vila Fiorito. Sarà un rapporto che si salderà anche attraverso le spaghettate aglio e olio (utili per scacciare i cattivi pensieri), attraverso i voti in onore della Madonna di Pompei (nel caso l’Argentina avesse vinto il titolo), attraverso l’attesa dell’amico campione negli spogliatoi dell’Azteca, dopo la finale contro i tedeschi.

Storie di un calcio bello e romantico, costruito sui rapporti umani; tempi un cui un vero fenomeno poteva decidere di essere come gli altri.

 

Fonti LA GAZZETTA DELLO SPORT del 6 Luglio 1986

Tags: Diego Armando Maradona Inghilterra argentina 1986 mundial 86 Napoli salvatore carmando

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